PARROCCHIA SAN GIOVANNI BATTISTA
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APPUNTAMENTI SETTIMANALI

 Domenica 
(VALE ANCHE PER I FESTIVI)
S.S. Messa
ore 9:00 - 10:30 - 12:00 - 18:30.

 Lunedì 
S.S. Messa: ore 18:30

 Martedì 
S.S. Messa: ore 18:30

 Mercoledì 
S.S. Messa: ore 18:30

 Giovedì 
S.S. Messa: ore 19:00 a seguire Scuola di preghiera con Gesù eucarestia : ore 20:00

 Venerdì 
S.S. Messa: ore 18:30

 Sabato 
(VALE ANCHE PER I PREFESTIVI)
S.S. Messa: 18:30
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IL VANGELO DI DOMENICA 11 GENNAIO 2009 10/01/2009

Mc 1,7-11
Tu sei il Figlio mio, l’amato in te ho posto il mio compiacimento.

In quel tempo, Giovanni proclamava «Viene dopo di me colui che è più forte di me io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».
Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nàzaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo «Tu sei il Figlio mio, l’amato in te ho posto il mio compiacimento».

Parola del Signore

Omelia
mons. Vincenzo Paglia
Tu sei il figlio mio, l'amato in te ho posto il mio compiacimento

La festa di oggi è un altro Natale, un’altra Epifania. Dio, infatti, non si stanca di farsi vedere, perché tutti coloro che lo cercano lo possano trovare. È paziente, perché vuole essere accolto. È insistente, come un innamorato. Ma dobbiamo temere il doloroso e terribile "Venne tra la sua gente ed i suoi non lo hanno accolto!". Dio si mostra perché vuole aprire il cielo agli uomini della terra. Il cielo è il futuro, la felicità, la speranza che si realizza, la solitudine vinta, il dolore consolato. Il cristiano è uomo della terra, come tutti, come Gesù. Ma è anche uomo del cielo. Proprio come Gesù. Oggi è la festa del battesimo, festa della famiglia di Gesù, di coloro che lui rende figli, che rinnova perché lo siano davvero. Festa del cielo che si apre sulla terra. Tanti, tantissimi uomini sentono quanto è disumana ed insopportabile la terra e cercano una speranza "Se tu squarciassi i cieli e scendessi!". È la richiesta di questi tempi difficili e pieni di minacce. È la richiesta di chi è nel dolore e vede la malattia trasfigurare il corpo. È la richiesta di tanti anziani, la cui condizione ricorda la debolezza che è di tutti. È la richiesta di coloro la cui vita viene lasciata cadere, sballottata dal vento impietoso del male. E quanto è facile perdersi, lasciarsi andare, sentirsi un peso quando non si è amati!
Per noi è la terza volta che, in pochi giorni, si aprono i cieli e possiamo ascoltare la voce che ci indica, in quel bambino deposto sulla mangiatoia divenuto ora giovane adulto, il Figlio prediletto di Dio, il salvatore nostro e del mondo intero. Si sono aperti i cieli e lo Spirito Santo si è posato su Gesù, come una colomba finalmente si posa sul suo nido. Si potrebbe dire che la potenza di Dio ha trovato finalmente la sua casa. Non che prima lo Spirito del Signore non ci fosse. C’era sin dalla creazione, quando "lo spirito di Dio aleggiava sulle acque" (Gn 1,2) e poi ha continuato ad essere presente negli uomini santi e spirituali, nei profeti, nei giusti, nei testimoni della carità, sia d’Israele che delle altre religioni. Ma in Gesù lo Spirito trova la sua dimora piena e definitiva. Infatti, da quel momento inizia un fatto assolutamente nuovo ed unico. Lo sintetizza bene la Lettera agli Ebrei "Dio che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio" (Eb 1,1).
Dopo il Battesimo Gesù inizia a parlare. Si potrebbe dire che uscì dall’acqua con una vocazione nuova, un’urgenza nuova. Non era, ovviamente, questione di bontà o di santità di vita senza dubbio Gesù per trenta anni a Nazareth fu di esempio per tutti. Ma nel giorno del Battesimo egli, in certo modo, nacque ad una nuova vita non ebbe più tempo di pensare a sé, ai suoi cari, alla sua casa, alle sue preoccupazioni di sempre. La sua ansia, il suo assillo, la sua ragione di vita divenne l’annuncio del Regno di Dio. Uscito dal Giordano, infatti, Gesù fu come divorato da un fuoco, da una nuova energia che lo avrebbe spinto a girare per città e villaggi annunciando ovunque il Vangelo del Regno e curando ogni malattia e infermità "Sono venuto a portare il fuoco sulla terra e come vorrei che fosse già acceso! C’è un battesimo che devo ricevere e come sono angosciato, finché non sia compiuto!" (Lc 12,49). Appena battezzato Gesù uscì dall’acqua ed ecco si aprirono i cieli ed una voce dal cielo disse "Tu sei il mio figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto". I cieli si aprono. Ogni uomo, infatti, non attende cose, ma amore. Noi non aspettiamo l’ultima novità, da consumare e buttare via. Questa è la manifestazione di Dio il futuro non è lontano, la speranza non è finita, l’uomo non è schiacciato sulla terra, sul proprio destino. Ognuno di noi è il figlio prediletto, amato. I discepoli del Signore non diventano autonomi, costretti a confidare sulle loro forze, tristemente autosufficienti, diffidenti ed impauriti dell’altro. Sono sempre dei figli. Trovano sempre dei fratelli. Tutti prediletti. L’amore vero, l’amore di Dio è personale unico senza fine. Così deve essere per tutti, specialmente per coloro la cui vita sembra abbia perso ogni valore ed importanza. Noi siamo suoi per sempre unti con l’olio, abbiamo ricevuto il sigillo di Dio sulla fronte e nell’anima. Il cristiano non è mai figlio unico, ma è chiamato ad essere fratello, a costruire amicizia, a coltivarla con tutti. Qualche volta non è facile essere fratelli, sembra più facile fare da soli, crediamo ci risparmi delusioni. Ma il cristiano è chiamato ad aprire anche lui il cielo con l’amore, che è di Dio.
Cielo aperto è quando ascoltiamo lui quando l’amicizia rende vicino l’altro quando un anziano solo è amato quando una lacrima è consolata quando un barbone ritrova il suo nome quando un povero è aiutato quando un malato riceve le medicine o è visitato quando i gesti buoni danno sicurezza e fanno sentire amati. Oggi, a tutti noi, tornati bambini al fonte battesimale, generati figli, Dio non chiede grandi discorsi o promesse, ma solo un cuore capace di farsi volere bene e di rispondere quello che Dio, padre buono, vuole sentirsi dire "Ti voglio bene". Per imparare a volere bene a tutti.



 



AVVISI 08/01/2009

Il Consiglio Pastorale è convocato per venerdì 16 gennaio alle ore 18.30.

Lunedì 19 gennaio, alle ore 19.00, riprende la catechesi per gli adulti con approfondimento della parola e della figura dell'apostolo Paolo.

Martedì 20 gennaio, alle ore 20.00, catechesi per i giovani.

Domenica 25 gennaio, alle ore 16.00, ritiro comunitario in parrocchia nel giorno della conersione dell'apostolo Paolo.

 



IL VANGELO DELL'EPIFANIA 06/01/2009

Mt 2,1-12
Siamo venuti dall’oriente per adorare il re.


Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”».
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».
Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

Parola del Signore

Omelia
don Maurizio Prandi
Interrogare il cielo, ascoltare il cielo Parola da sempre in ascolto

Una delle cose che oggi mi colpiscono di più, ascoltando il vangelo ed immaginandomi la scena dell’adorazione dei Magi, è la diversità esistente tra i vari personaggi del presepe. Forse questo è il giorno nel quale la diversità più grande entra nel presepe, sì, perché i pastori e i contadini sono una cosa, i Magi sono altro non sono certamente persone povere come, almeno in partenza, non sono nemmeno persone semplici o almeno io me le immagino così, partendo dai loro ricchi palazzi. Provengono da molto distante, da luoghi diversi della terra e qui allora un’altra diversità non da poco parlano lingue straniere che Maria e Giuseppe non possono comprendere. Una cosa in comune con i pastori però mi pare proprio che ci sia sono capaci di interrogare il cielo, di ascoltare il cielo. Sia i pastori che i magi pare proprio siano persone che sanno guardare oltre e sanno alzare lo sguardo, le sento persone rivolte e soprattutto in ascolto di una parola che da fuori li raggiunge.
Solo due giorni fa ci siamo detti che Gesù è da sempre parola in ascolto e forse oggi può essere l’occasione per riflettere un pochino insieme su cosa voglia dire ascoltare, anche perché il vangelo ci parla di persone che, pur essendo esperte della Scrittura, pare non abbiano il minimo desiderio di ascoltarla. Capi dei sacerdoti e scribi del popolo citano alla perfezione la Bibbia senza che questa faccia minimamente sussultare il loro cuore. Sanno dove nascerà il Messia, a Betlemme di Giudea e per questo pensano di aver chiuso con le domande e gli interrogativi ne sappiamo abbastanza noi, sappiamo tutto del Messia e di dove dovrà nascere e infatti restano fermi, non si muovono, non escono. La luce della stella per loro rimane spenta, tanto sono chiusi nei loro convincimenti, nelle loro idee, nelle loro precomprensioni. Pur provenendo da distante, pur con un cammino diverso di fede credo, i Magi mostrano di avere un approccio più libero alla Parola di Dio e questa può lavorare in loro e aprirli ad un nuovo cammino. L’uomo che non ascolta è come morto, è piatto, è chiuso in se stesso se sei capace di ascoltare invece, entreranno in te parole che ti costringono a rivedere ciò che pensi, ciò che credi e come lo credi, ciò che hai detto, al di là di ogni rigidità puoi rifare una tua sintesi. Che bello questo ascoltare è essere disponibili al cambiamento, al rinnovamento, ascoltare vuol dire che tu sei lì ed il tuo schema si può aprire, ascolti cercando di aprire di entrare dentro, ascolti contento di scoprire qualcosa che magari non sapevi. Mi sembra che questo è tutto il contrario di quello che è capitato agli scribi, che invece di aprirsi sono rimasti chiusi nel loro schema di un messia che potentemente, con segni straordinari e grande ricchezza sarebbe disceso dal cielo.
Mi piace questo dei Magi le sento persone capaci di mettersi in discussione, non chiuse nella loro ricchezza. Capaci di uscire, per viaggiare di notte (la stella sennò non la vedi), aprono lo scrigno della vita per donare a Gesù quello che avevano di più prezioso. Quello che possiedono è relativo, possono farne dono a Colui che riconoscono come il Re del mondo. Sono ricchi sì, ma non si sono seduti per vivere di rendita, lo potevano fare se avessero voluto, ma si sono messi in cammino, in ricerca, perché hanno avvertito che i beni che possiedono non bastano a riempire la loro vita. Non sono chiusi nella loro importanza, perché sono capaci entrare in un luogo povero e semplice per piegare le loro ginocchia dinanzi ad un bambino, prostrare la loro persona e anche tutta la loro vita dinanzi a Lui.
In questo tempo così particolare nel quale stiamo vivendo, dove tanti, in diversissimi modi, ci parlano di stili di vita da mantenere o da cambiare, i Magi ci raccontano di una ricchezza diversa, veramente nobile, non sfacciata, non presuntuosa (don C. Arletti). Una ricchezza che non chiude (perché non risolve tutto), che non si erge a idolo, che non può essere il criterio ultimo delle nostre scelte e del nostro impegno. Una ricchezza che si apre al dono, alla condivisione con il povero e l’affamato perché sa riconoscere che quanto possiede è un dono di Dio. Epifania è una parola greca che significa, ricordate, manifestazione la liturgia, nel canone, ci ricorda che in Gesù si manifesta la Gloria di Dio, invisibile a chi ha il cuore pieno solo di se stesso, pienamente svelata invece a chi sa riconoscerla nella povertà, nella fragilità, nella normalità, nella umanità.



 

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