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III DOMENICA DI PASQUA (ANNO B) (26/04/2009) 24/04/2009

CPM-ITALIA Centri di Preparazione al Matrimonio (coppie - famiglie)
Vangelo Lc 24,35-48
Nel brano del Vangelo di oggi c’è un forte richiamo a seguire Gesù, ad essere testimoni della sua Resurrezione, ad essere parte attiva della diffusione della Parola.
E’ Gesù stesso, risorto, che insegna i discepoli come fare, cosa dire, quali avvenimenti testimoniare. Non si può dire “non lo sapevo”, “non avevo capito”.
Gesù risorto mangia insieme ai discepoli, non è un fantasma. La sua stessa presenza dà forza alla sua parola. Non dice cose nuove, spiega, chiarisce, insegna. Ma sembra tutto nuovo.
Di diverso c’è la resurrezione non sono più parole di un profeta, di un maestro, per quanto autorevole e preparato. Adesso queste parole, le stesse pronunciate da Gesù durante la sua predicazione sono la Parola di Dio.
Ne abbiamo testimonianza, ne siamo testimoni.
Bene, quindi basta ripeterle? Raccontare a nostra volta le parole di Gesù, spiegare il suo insegnamento?
Molte volte forse questa è la nostra tentazione ci è capitato di mettere in bella evidenza le parole giuste, al momento giusto, nel posto giusto.
Ma l’apostolo Giovanni, che ha conosciuto Gesù, nella sua lettera ci chiarisce subito le idee “Chi dice «Lo conosco», e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e in lui non c’è la verità.”
Ecco il vero senso della testimonianza cristiana. Essere nella parola di Gesù, seguirlo nell’amore, nell’azione.
Durante i nostri incontri di revisione di vita i gruppi CPM sono impegnati nei tre momenti fondamentali vedere, giudicare e agire. Ecco secondo noi l’insegnamento odierno è proprio centrato sull’agire. Essere testimoni di Cristo vuol dire soprattutto seguire i suoi insegnamenti poche parole, ma soprattutto fatti, azioni, amore.
E nelle nostre coppie, nelle nostre famiglie è fondamentale applicare questo insegnamento. Agire nell’amore, raccontare Cristo con l’amore, testimoniare il suo Amore con il nostro.
Certo, abbiamo dei limiti, delle cadute, delle debolezze, ma il cercare di imitare Gesù deve essere l’impegno di ogni momento della nostra vita, in coppia e in famiglia. Ci dobbiamo convincere che il mondo intorno a noi cambierà per come ci comportiamo, per come siamo e non per le parole che raccontiamo.
Ecco, è il momento di passare all’azione! E’ questo l’insegnamento di oggi.





MESSAGGIO PASQUALE DI PADRE GIANNI MANCO A PARENTI E AMICI 08/04/2009

“ Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù, il quale, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Per questo Dio l’ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome perchè nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre”(Fil 2,5-11).
Carissimi amici e parenti mentre vi scrivo questo breve messaggio pasquale ho davanti agli occhi le immagini strazianti del terremoto in Abruzzo che sfilano nel mio computer, i volti distrutti e macerati dal dolore, immagini di morte e di desolazione, innocenti che hanno perso la vita, famiglie che hanno visto distrutto le loro case, frutto di anni di lavoro e mi chiedo che senso ha fare gli auguri di Pasqua davanti a tanto strazio? Che significa per i cristiani annunciare la Risurrezione del Crocifisso davanti ai tanti crocifissi di Italia e del mondo? Dove era Dio durante il momento fatale della morte prematura e innocente di tanti fratelli? A queste domande non si può e non si deve rispondere con le stesse risposte che diedero “ i consolatori stucchevoli” di Giobbe, i quali per consolarlo elaborarono tutta una serie di elucubrazioni intellettuali che non avevano nulla a che fare con il dolore e nè sapevano darne una risposta. Signore, perchè il dolore? Perchè la morte? A queste domande i cristiani dovranno rispondere con “ timore e tremore”, lasciando che il silenzio adorante del mistero del Crocifisso possa ancora una volta parlare al cuore dell’uomo. Dobbiano sostare per un momento ammutoliti davanti all’uomo di Nazaret e constatare quanto sia seria e capitale la questione. Il Dio di Gesù Cristo, il nostro Dio, non ha risparmiato il suo unico Figlio, ma lo ha “ consegnato “ nelle nostre mani perchè potesse condividere fino in fondo, fino all’assunzione completa, il dolore e la morte e così, solo così, poter aprire un varco verso l’al dilà della morte e del dolore. “ Dio mio, Dio mio perchè mi hai abbandonato”” sono le parole di Gesù morente sulla croce e sono anche le parole di tutti i morenti di oggi e di ieri, di tutti gli ingiustiziati che nella storia non hanno avuto giustizia, di tutti i poveri che si vedono continuamente conculcati i loro diritti, di tutti i “ bambini mai nati” perchè eliminati prima del tempo. Gesù fa l’esperienza vera della tenebra e della lontananza dal Padre, caricando su di sè l’iniquità e il peccato del mondo. Credo che solo se facciamo nostra questa “ sofferenza di Dio” che è ,allo stesso tempo, sofferenza del mondo, possiamo e siamo autorizzati ad annunciare l’alba radiosa del mondo che è la Risurrezione altrimenti suona come una vittoria vuota e falsa se non si carica dei crocifissi del mondo al fine di schiodarli di lì. Cristo è veramente risorto solo per coloro che hanno il coraggio di passare attraverso il Venerdì santo e il Calvario del mondo e sanno imprimere in se le piaghe del Crocifisso e dei crocifissi e portarne le croci in solidarietà, come l’uomo di Cirene. Come missionario nella nuova terra messicana stò sperimentando quanto sia vero tutto questo e quanto importante sia lo spirito di condivisione e compassione con quanti cadono ogni giorno sotto i colpi di un sistema inicuo che emargina i deboli e i poveri e esalta la ricchezza e l’edonismo solo per pochi. I primi passi con questo nuovo popolo al quale il Signore mi ha inviato mi hanno fatto capire che è necessario spogliarsi e svuotarsi di tutti gli orpelli non necessari, di tutte le cose che ci impediscono e ci estraniano dalla nuda e cruda realtà “ crocifissa” del mondo. Anche il missionario, prima ancora che annunci la Parola del Vangelo nelle parole degli uomini, deve fare questo “ abbassamento” e questo svuotamento che lo rende libero per Cristo e per gli altri, come ci dice la lettera di Paolo ai Filippesi nell’anno dedicato proprio a lui. Missione significa incarnare in sè l’atteggiamento del Signore che è entrato in Gerusalemme montando un asino e camminando per le strade del mondo nella piena obbedienza alla volontà del Padre, che è vita in abbondanza per le moltitudini e giustizia e pace per i poveri della terra. Questa settimana santa ho avuto in dono dal Signore la possibilità di celebrarla nelle mie comunità della montagna di Acapulco, dove risiedono molte etnie differenti, afromessicani, mixtecos, popoli indigeni nauhatl e umili famiglie dell’entroterra guerrerense. In questi primi mesi ho avuto modo di visitare le famiglie de “ los barrios” attivando una missione popolare con alcuni agenti di pastorale e alcuni ragazzi che hanno voluto accompagnarmi per poter essere utili alla Parrocchia e al lavoro pastorale. Posso dirvi con tutta franchezza che ho visto e toccato con mano il dolore e la sofferenza del mondo quando visitando le case fatte di lamiera e cartone mi sono accorto che queste famiglie con numerosi bambini non avevano letteralmente niente da mettere nello stomaco. E’ mai possibile, mi sono chiesto, che in una città turistica come Acapulco accada tutto questo? E’ mai possibile che in una città che sperpera i soldi nel massimo del consumismo capitalista la gente povera della montagna debba raccogliere le briciole che cadono dalla tavola del ricco epulone, come nella parabola di san Luca? Una sera una famiglia indigena nauatl( i nauatl sono l’etnia più antica del Messico come gli aztecas) mi ha ospitato nella sua casa e mi ha offerto una squisita cena e una bevanda tipica e così ho pouto condividere da vicino un po della loro antica cultura, assaporarne i sapori e i profumi ancestrali, poter sentirmi parte dei popoli del mais e del sole, e imparare ad ascoltarne le voci che vengono da molto lontano. Che grazia il missionario ha ricevuto per poter sperimentare tutto questo! Anche l’esperienza al Seminario maggiore di Acapulco lo vedo come un dono e un compito difficile al fine di formare i futuri pastori e missionari secondo il cuore di Dio. Con i giovani seminaristi l’insegnamento procede abbastanza bene, anche se devo lavorare sodo per appassionarli alla teologia e alla filosofia, ma ho preso atto che si deve procedere con un atteggiamento benevolente nei loro confronti, se si vogliono ottenere dei buoni risutati!| Spero proprio che la Pasqua ci(e gli) porti il desiderio di annunciare a tutti il Vangelo della pace e della misericordia che passa necessariamente attraverso i poveri e i piccoli della terra, i cui volti ci parlano espressamente del Dio della Vita. Cristo è veramente risorto, amici, e la forza della sua Risurrezione è già in atto nel cosmo e nella storia, siamo già dentro “ il vortice delle cose nuove e sante” che quel mattino di Pasqua di duemila anni fa ha dischiuso alle donne che erano andate al sepolcro. La Vita ha già trionfato sulla morte, sul dolore e sul peccato e noi siamo già incamminati verso il punto omega della storia che è Cristo, crocifisso e risorto. Auguro a tutti voi di vivere questa Pasqua con lo stesso stupore che colse Maria Maddalena quando vide il Signore e con lo stesso entusiasmo degli apostoli e Maria nel cenacolo il giorno di Pentecoste, per essere discepoli e missionari di Gesù fino alla fine. Un grazie a quanti in questi mesi hanno voluto farmi sentire la loro vicinanza con una offerta per le mie comunità il Signore risorto ricompensi i vostri sforzi e vi faccia sperimentare la sua gioia. Come sempre vi chiedo di accompagnarmi con la preghiera e l’amicizia di sempre che sono come un balsamo salutare nella vita dei missionari. Nelle mie preghiere e in quelle della parrocchia affidiamo le vittime del terremoto in Italia alla misericordia del Padre che asciugherà le lacrime di quanti oggi stanno piangendo.
Buena Pascua
p. Gianni Manco Pime(Messico)
manco.giovanni@pime.org gianmanco@hotmail.com .




PASQUA DI RESURREZIONE 08/04/2009

CRISTO RISORTO
ANNO B
Gv 20,1-9
12 aprile 2009
"Lo uccisero mettendolo in croce, ma Dio lo ha fatto risorgere il terzo giorno e ha voluto che si facesse vedere non a tutto il popolo, ma a noi, scelti da Dio come testimoni..." (At 10,39-40).

L'uomo pazzo «in pieno mattino, accesa una lanterna, si recò al mercato e incominciò a gridare senza sosta... "Dio è morto! Dio resta morto! E noi l'abbiamo ucciso! Come troveremo pace, noi più assassini di ogni assassino?"». Così Nietzsche, ne "La gaia scienza", introduce il concetto della morte di Dio, una morte da alcuni vagheggiata, da altri temuta, da molti concettualmente rifiutata, eppure praticamente vissuta nello scorrere livellante dei giorni.
No, Dio non è morto. Forse è morta qualche sua immagine deformata, è morto provvidenzialmente quel Dio chiamato a testimone dei più orribili misfatti, delle guerre sempre ingiuste che insanguinano il pianeta, il Dio, tappabuchi e vendicativo, che i "laici devoti" evocano spesso per rifarsi una verginità ed una credibilità presso le istituzioni ecclesiastiche. Ma il Dio di Gesù Cristo non è morto. Questa è la "buona notizia" di oggi. Perché Gesù è risorto. È giorno di festa e di speranza. Di annuncio profetico e di dono a tutti coloro che umilmente sono alla ricerca, quante volte disperata!, di un senso alla vita.

***

"Il primo giorno della settimana, la mattina presto, Maria di Magdala va verso la tomba, mentre è ancora buio, e vede che la tomba è stata tolta dall'ingresso. Allora corre da Simon Pietro e dall'altro discepolo, il prediletto di Gesù, e dice «Hanno portato via il Signore dalla tomba e non sappiamo dove lo hanno messo!»." (Gv 20,1-2).

Anche per Maria di Magdala "era ancora buio", ancorché fosse "la mattina presto", quando partì per andare alla tomba di Gesù. Possiamo immaginarne l'angoscia, noi tutti che, in vari modi e in varie circostanze, l'abbiamo sperimentata. L'angoscia non è qualcosa che si "ha", ma è una condizione esistenziale. Non si ha l'angoscia, si è angosciati. E sappiamo pure che nella maggior parte dei casi questa condizione è legata all'assenza di qualcosa o di qualcuno. Maria di Magdala sperimentava, avviandosi verso quel sepolcro che non immaginava certamente vuoto, l'assenza del Signore. Del "suo" Signore. Per lei "era ancora buio", come ancor oggi, forse, per noi tutti.

***

"Poi entrò anche l'altro discepolo che era arrivato per primo alla tomba, vide e credette" (Gv 20,8).

Quante coppie e quante famiglie sperimentano questa assenza! Per molte, forse, Gesù non è mai entrato, realmente ed esistenzialmente, nella loro vita, allo stesso modo in cui le loro stesse relazioni di coppia e di famiglia sono rimaste a livello superficiale. Ma siamo in buona compagnia. Anche Giovanni, il discepolo prediletto dal Maestro, si trovava in questa condizione di ricerca, forse di incredulità. È duro porre la speranza in una persona e poi assistere, inermi ed impotenti, al crollo di tutte le speranze. Correva, dunque, Giovanni, richiamato con Pietro da Maria di Magdala correva per giungere, primo, al sepolcro. Anch'egli lo vide vuoto. Vide e credette. Sì, è a partire dalla risurrezione che si vede e si crede. È a partire da questo evento che si può – sia pure con fatica, con frequenti interruzioni, con deviazioni di percorso – entrare nella medesima esperienza in cui Cristo è entrato.
Ma come Giovanni legge la sua esperienza di discepolo a ritroso, a partire cioè dalla risurrezione del Maestro, così anche noi dobbiamo imparare a leggere la nostra storia personale, di coppia e di famiglia, a partire dal dato ultimo, dalla nostra condizione attuale, confusa e contraddittoria. È, tra l'altro, l'insegnamento derivante da un brano di Luca, che nella Liturgia di oggi non leggiamo, ma che pure proietta una luce rivelativa e introduce un modello ermeneutico, di interpretazione e di comprensione, su tutta la scrittura e in particolare su quella che proclamiamo in questo giorno di Pasqua. Dice Gesù, dopo aver ascoltato in silenzio lo sfogo dei discepoli di Emmaus "Voi capite poco davvero come siete lenti a credere quel che i profeti hanno scritto! Il Messia non doveva forse soffrire queste cose prima di entrare nella sua gloria? Quindi Gesù spiegò ai due discepoli i passi della Bibbia che lo riguardavano. Cominciò dai libri di Mosè fino agli scritti di tutti i profeti..." (Lc 24,25-27). I nostri occhi, come quelli dei viandanti di Emmaus (una coppia...?), sono incapaci di riconoscere il Cristo. Di lui ci facciamo spesso una concezione falsa, sacrificale, mondana. Molti fra noi si comportano come se Dio fosse morto davvero, come se Cristo fosse morto per sempre e il sepolcro non fosse vuoto. Ma proprio quando ci sentiamo angosciosamente separati da lui, Gesù ci viene incontro e ci aiuta a ri-aprire i nostri occhi, a riconoscerlo. Il Cristo è sempre accanto a noi per spiegarci le scritture, per renderci docili alla sua parola e lasciarci giudicare da essa, e solo da essa, perché arda anche il nostro cuore mentre egli ci parla.

***

"Se voi siete risuscitati insieme con Cristo, cercate le cose del cielo, dove Cristo regna accanto a Dio. Pensate alle cose del cielo e non a quelle di questo mondo. Perché voi siete già come morti la vostra vera vita è nascosta con Cristo in Dio. E quando Cristo, che è la vostra vita, sarà visibile a tutti, allora si vedrà anche la vostra gloria, insieme con la sua" (Col 3,1-4).


Alle coppie e alle famiglie che ci leggono vorremmo lasciare oggi questo messaggio semplice e al contempo estremamente impegnativo. La risurrezione interessa ognuno di noi, come straordinaria esperienza interiore, come sorgente di una luce di senso, come capacità di cercare, impegnati a fondo sulla terra, le cose del cielo, lasciando tutto quanto ci ingombra parole vuote, lusso, cose inutili. Ma questa non è un'esperienza emotiva. "Lasciami, non mi trattenere...", dice Gesù a Maria di Magdala. Non "tratteniamo" Gesù, non facciamone un idolo, ma entriamo con lui in un rapporto adulto, perché anche la fede, come l'amore, non è esperienza emotiva, ma scelta quotidiana, fatta con una volontà che spesso si ribella, del Cristo sofferente (e se siamo attenti lo troviamo quotidianamente ai crocicchi delle nostre strade...) e risorto (che invece spesso non riusciamo a comprendere e a interiorizzare...). Questo ci obbliga ad accompagnarci con il Dio che soffre con l'uomo, crocifisso con lui, e la cui gloria non sarà piena fino a quando un solo uomo e una sola donna soffriranno a causa di altri uomini o di altre donne.
No, Dio non è morto. E noi vediamo già ora la sua gloria riflessa sul volto di ogni Cristo che soffre e che viene liberato. Questa è la nostra speranza. Questo è il giorno di Cristo Signore.

"Lodate il Signore, nazioni tutte,
popoli tutti, cantate la sua lode.
Forte è il suo amore per noi.
La sua fedeltà dura per sempre.
Alleluia. Gloria al Signore" (Sal 117).

PREGHIAMO PER I NS.FRATELLI ABRUZZESI


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