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MESSAGGIO PASQUALE DI PADRE GIANNI MANCO A PARENTI E AMICI 08/04/2009

“ Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù, il quale, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Per questo Dio l’ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome perchè nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre”(Fil 2,5-11).
Carissimi amici e parenti mentre vi scrivo questo breve messaggio pasquale ho davanti agli occhi le immagini strazianti del terremoto in Abruzzo che sfilano nel mio computer, i volti distrutti e macerati dal dolore, immagini di morte e di desolazione, innocenti che hanno perso la vita, famiglie che hanno visto distrutto le loro case, frutto di anni di lavoro e mi chiedo che senso ha fare gli auguri di Pasqua davanti a tanto strazio? Che significa per i cristiani annunciare la Risurrezione del Crocifisso davanti ai tanti crocifissi di Italia e del mondo? Dove era Dio durante il momento fatale della morte prematura e innocente di tanti fratelli? A queste domande non si può e non si deve rispondere con le stesse risposte che diedero “ i consolatori stucchevoli” di Giobbe, i quali per consolarlo elaborarono tutta una serie di elucubrazioni intellettuali che non avevano nulla a che fare con il dolore e nè sapevano darne una risposta. Signore, perchè il dolore? Perchè la morte? A queste domande i cristiani dovranno rispondere con “ timore e tremore”, lasciando che il silenzio adorante del mistero del Crocifisso possa ancora una volta parlare al cuore dell’uomo. Dobbiano sostare per un momento ammutoliti davanti all’uomo di Nazaret e constatare quanto sia seria e capitale la questione. Il Dio di Gesù Cristo, il nostro Dio, non ha risparmiato il suo unico Figlio, ma lo ha “ consegnato “ nelle nostre mani perchè potesse condividere fino in fondo, fino all’assunzione completa, il dolore e la morte e così, solo così, poter aprire un varco verso l’al dilà della morte e del dolore. “ Dio mio, Dio mio perchè mi hai abbandonato”” sono le parole di Gesù morente sulla croce e sono anche le parole di tutti i morenti di oggi e di ieri, di tutti gli ingiustiziati che nella storia non hanno avuto giustizia, di tutti i poveri che si vedono continuamente conculcati i loro diritti, di tutti i “ bambini mai nati” perchè eliminati prima del tempo. Gesù fa l’esperienza vera della tenebra e della lontananza dal Padre, caricando su di sè l’iniquità e il peccato del mondo. Credo che solo se facciamo nostra questa “ sofferenza di Dio” che è ,allo stesso tempo, sofferenza del mondo, possiamo e siamo autorizzati ad annunciare l’alba radiosa del mondo che è la Risurrezione altrimenti suona come una vittoria vuota e falsa se non si carica dei crocifissi del mondo al fine di schiodarli di lì. Cristo è veramente risorto solo per coloro che hanno il coraggio di passare attraverso il Venerdì santo e il Calvario del mondo e sanno imprimere in se le piaghe del Crocifisso e dei crocifissi e portarne le croci in solidarietà, come l’uomo di Cirene. Come missionario nella nuova terra messicana stò sperimentando quanto sia vero tutto questo e quanto importante sia lo spirito di condivisione e compassione con quanti cadono ogni giorno sotto i colpi di un sistema inicuo che emargina i deboli e i poveri e esalta la ricchezza e l’edonismo solo per pochi. I primi passi con questo nuovo popolo al quale il Signore mi ha inviato mi hanno fatto capire che è necessario spogliarsi e svuotarsi di tutti gli orpelli non necessari, di tutte le cose che ci impediscono e ci estraniano dalla nuda e cruda realtà “ crocifissa” del mondo. Anche il missionario, prima ancora che annunci la Parola del Vangelo nelle parole degli uomini, deve fare questo “ abbassamento” e questo svuotamento che lo rende libero per Cristo e per gli altri, come ci dice la lettera di Paolo ai Filippesi nell’anno dedicato proprio a lui. Missione significa incarnare in sè l’atteggiamento del Signore che è entrato in Gerusalemme montando un asino e camminando per le strade del mondo nella piena obbedienza alla volontà del Padre, che è vita in abbondanza per le moltitudini e giustizia e pace per i poveri della terra. Questa settimana santa ho avuto in dono dal Signore la possibilità di celebrarla nelle mie comunità della montagna di Acapulco, dove risiedono molte etnie differenti, afromessicani, mixtecos, popoli indigeni nauhatl e umili famiglie dell’entroterra guerrerense. In questi primi mesi ho avuto modo di visitare le famiglie de “ los barrios” attivando una missione popolare con alcuni agenti di pastorale e alcuni ragazzi che hanno voluto accompagnarmi per poter essere utili alla Parrocchia e al lavoro pastorale. Posso dirvi con tutta franchezza che ho visto e toccato con mano il dolore e la sofferenza del mondo quando visitando le case fatte di lamiera e cartone mi sono accorto che queste famiglie con numerosi bambini non avevano letteralmente niente da mettere nello stomaco. E’ mai possibile, mi sono chiesto, che in una città turistica come Acapulco accada tutto questo? E’ mai possibile che in una città che sperpera i soldi nel massimo del consumismo capitalista la gente povera della montagna debba raccogliere le briciole che cadono dalla tavola del ricco epulone, come nella parabola di san Luca? Una sera una famiglia indigena nauatl( i nauatl sono l’etnia più antica del Messico come gli aztecas) mi ha ospitato nella sua casa e mi ha offerto una squisita cena e una bevanda tipica e così ho pouto condividere da vicino un po della loro antica cultura, assaporarne i sapori e i profumi ancestrali, poter sentirmi parte dei popoli del mais e del sole, e imparare ad ascoltarne le voci che vengono da molto lontano. Che grazia il missionario ha ricevuto per poter sperimentare tutto questo! Anche l’esperienza al Seminario maggiore di Acapulco lo vedo come un dono e un compito difficile al fine di formare i futuri pastori e missionari secondo il cuore di Dio. Con i giovani seminaristi l’insegnamento procede abbastanza bene, anche se devo lavorare sodo per appassionarli alla teologia e alla filosofia, ma ho preso atto che si deve procedere con un atteggiamento benevolente nei loro confronti, se si vogliono ottenere dei buoni risutati!| Spero proprio che la Pasqua ci(e gli) porti il desiderio di annunciare a tutti il Vangelo della pace e della misericordia che passa necessariamente attraverso i poveri e i piccoli della terra, i cui volti ci parlano espressamente del Dio della Vita. Cristo è veramente risorto, amici, e la forza della sua Risurrezione è già in atto nel cosmo e nella storia, siamo già dentro “ il vortice delle cose nuove e sante” che quel mattino di Pasqua di duemila anni fa ha dischiuso alle donne che erano andate al sepolcro. La Vita ha già trionfato sulla morte, sul dolore e sul peccato e noi siamo già incamminati verso il punto omega della storia che è Cristo, crocifisso e risorto. Auguro a tutti voi di vivere questa Pasqua con lo stesso stupore che colse Maria Maddalena quando vide il Signore e con lo stesso entusiasmo degli apostoli e Maria nel cenacolo il giorno di Pentecoste, per essere discepoli e missionari di Gesù fino alla fine. Un grazie a quanti in questi mesi hanno voluto farmi sentire la loro vicinanza con una offerta per le mie comunità il Signore risorto ricompensi i vostri sforzi e vi faccia sperimentare la sua gioia. Come sempre vi chiedo di accompagnarmi con la preghiera e l’amicizia di sempre che sono come un balsamo salutare nella vita dei missionari. Nelle mie preghiere e in quelle della parrocchia affidiamo le vittime del terremoto in Italia alla misericordia del Padre che asciugherà le lacrime di quanti oggi stanno piangendo.
Buena Pascua
p. Gianni Manco Pime(Messico)
manco.giovanni@pime.org gianmanco@hotmail.com .




PASQUA DI RESURREZIONE 08/04/2009

CRISTO RISORTO
ANNO B
Gv 20,1-9
12 aprile 2009
"Lo uccisero mettendolo in croce, ma Dio lo ha fatto risorgere il terzo giorno e ha voluto che si facesse vedere non a tutto il popolo, ma a noi, scelti da Dio come testimoni..." (At 10,39-40).

L'uomo pazzo «in pieno mattino, accesa una lanterna, si recò al mercato e incominciò a gridare senza sosta... "Dio è morto! Dio resta morto! E noi l'abbiamo ucciso! Come troveremo pace, noi più assassini di ogni assassino?"». Così Nietzsche, ne "La gaia scienza", introduce il concetto della morte di Dio, una morte da alcuni vagheggiata, da altri temuta, da molti concettualmente rifiutata, eppure praticamente vissuta nello scorrere livellante dei giorni.
No, Dio non è morto. Forse è morta qualche sua immagine deformata, è morto provvidenzialmente quel Dio chiamato a testimone dei più orribili misfatti, delle guerre sempre ingiuste che insanguinano il pianeta, il Dio, tappabuchi e vendicativo, che i "laici devoti" evocano spesso per rifarsi una verginità ed una credibilità presso le istituzioni ecclesiastiche. Ma il Dio di Gesù Cristo non è morto. Questa è la "buona notizia" di oggi. Perché Gesù è risorto. È giorno di festa e di speranza. Di annuncio profetico e di dono a tutti coloro che umilmente sono alla ricerca, quante volte disperata!, di un senso alla vita.

***

"Il primo giorno della settimana, la mattina presto, Maria di Magdala va verso la tomba, mentre è ancora buio, e vede che la tomba è stata tolta dall'ingresso. Allora corre da Simon Pietro e dall'altro discepolo, il prediletto di Gesù, e dice «Hanno portato via il Signore dalla tomba e non sappiamo dove lo hanno messo!»." (Gv 20,1-2).

Anche per Maria di Magdala "era ancora buio", ancorché fosse "la mattina presto", quando partì per andare alla tomba di Gesù. Possiamo immaginarne l'angoscia, noi tutti che, in vari modi e in varie circostanze, l'abbiamo sperimentata. L'angoscia non è qualcosa che si "ha", ma è una condizione esistenziale. Non si ha l'angoscia, si è angosciati. E sappiamo pure che nella maggior parte dei casi questa condizione è legata all'assenza di qualcosa o di qualcuno. Maria di Magdala sperimentava, avviandosi verso quel sepolcro che non immaginava certamente vuoto, l'assenza del Signore. Del "suo" Signore. Per lei "era ancora buio", come ancor oggi, forse, per noi tutti.

***

"Poi entrò anche l'altro discepolo che era arrivato per primo alla tomba, vide e credette" (Gv 20,8).

Quante coppie e quante famiglie sperimentano questa assenza! Per molte, forse, Gesù non è mai entrato, realmente ed esistenzialmente, nella loro vita, allo stesso modo in cui le loro stesse relazioni di coppia e di famiglia sono rimaste a livello superficiale. Ma siamo in buona compagnia. Anche Giovanni, il discepolo prediletto dal Maestro, si trovava in questa condizione di ricerca, forse di incredulità. È duro porre la speranza in una persona e poi assistere, inermi ed impotenti, al crollo di tutte le speranze. Correva, dunque, Giovanni, richiamato con Pietro da Maria di Magdala correva per giungere, primo, al sepolcro. Anch'egli lo vide vuoto. Vide e credette. Sì, è a partire dalla risurrezione che si vede e si crede. È a partire da questo evento che si può – sia pure con fatica, con frequenti interruzioni, con deviazioni di percorso – entrare nella medesima esperienza in cui Cristo è entrato.
Ma come Giovanni legge la sua esperienza di discepolo a ritroso, a partire cioè dalla risurrezione del Maestro, così anche noi dobbiamo imparare a leggere la nostra storia personale, di coppia e di famiglia, a partire dal dato ultimo, dalla nostra condizione attuale, confusa e contraddittoria. È, tra l'altro, l'insegnamento derivante da un brano di Luca, che nella Liturgia di oggi non leggiamo, ma che pure proietta una luce rivelativa e introduce un modello ermeneutico, di interpretazione e di comprensione, su tutta la scrittura e in particolare su quella che proclamiamo in questo giorno di Pasqua. Dice Gesù, dopo aver ascoltato in silenzio lo sfogo dei discepoli di Emmaus "Voi capite poco davvero come siete lenti a credere quel che i profeti hanno scritto! Il Messia non doveva forse soffrire queste cose prima di entrare nella sua gloria? Quindi Gesù spiegò ai due discepoli i passi della Bibbia che lo riguardavano. Cominciò dai libri di Mosè fino agli scritti di tutti i profeti..." (Lc 24,25-27). I nostri occhi, come quelli dei viandanti di Emmaus (una coppia...?), sono incapaci di riconoscere il Cristo. Di lui ci facciamo spesso una concezione falsa, sacrificale, mondana. Molti fra noi si comportano come se Dio fosse morto davvero, come se Cristo fosse morto per sempre e il sepolcro non fosse vuoto. Ma proprio quando ci sentiamo angosciosamente separati da lui, Gesù ci viene incontro e ci aiuta a ri-aprire i nostri occhi, a riconoscerlo. Il Cristo è sempre accanto a noi per spiegarci le scritture, per renderci docili alla sua parola e lasciarci giudicare da essa, e solo da essa, perché arda anche il nostro cuore mentre egli ci parla.

***

"Se voi siete risuscitati insieme con Cristo, cercate le cose del cielo, dove Cristo regna accanto a Dio. Pensate alle cose del cielo e non a quelle di questo mondo. Perché voi siete già come morti la vostra vera vita è nascosta con Cristo in Dio. E quando Cristo, che è la vostra vita, sarà visibile a tutti, allora si vedrà anche la vostra gloria, insieme con la sua" (Col 3,1-4).


Alle coppie e alle famiglie che ci leggono vorremmo lasciare oggi questo messaggio semplice e al contempo estremamente impegnativo. La risurrezione interessa ognuno di noi, come straordinaria esperienza interiore, come sorgente di una luce di senso, come capacità di cercare, impegnati a fondo sulla terra, le cose del cielo, lasciando tutto quanto ci ingombra parole vuote, lusso, cose inutili. Ma questa non è un'esperienza emotiva. "Lasciami, non mi trattenere...", dice Gesù a Maria di Magdala. Non "tratteniamo" Gesù, non facciamone un idolo, ma entriamo con lui in un rapporto adulto, perché anche la fede, come l'amore, non è esperienza emotiva, ma scelta quotidiana, fatta con una volontà che spesso si ribella, del Cristo sofferente (e se siamo attenti lo troviamo quotidianamente ai crocicchi delle nostre strade...) e risorto (che invece spesso non riusciamo a comprendere e a interiorizzare...). Questo ci obbliga ad accompagnarci con il Dio che soffre con l'uomo, crocifisso con lui, e la cui gloria non sarà piena fino a quando un solo uomo e una sola donna soffriranno a causa di altri uomini o di altre donne.
No, Dio non è morto. E noi vediamo già ora la sua gloria riflessa sul volto di ogni Cristo che soffre e che viene liberato. Questa è la nostra speranza. Questo è il giorno di Cristo Signore.

"Lodate il Signore, nazioni tutte,
popoli tutti, cantate la sua lode.
Forte è il suo amore per noi.
La sua fedeltà dura per sempre.
Alleluia. Gloria al Signore" (Sal 117).

PREGHIAMO PER I NS.FRATELLI ABRUZZESI




LA MESSA DELLA DOMENICA DELLE PALME. 05/04/2009

Mc 14,1-15,47
La passione del Signore

Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Marco

- Cercavano il modo di impadronirsi di lui per ucciderlo
Mancavano due giorni alla Pasqua e agli Àzzimi, e i capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano il modo di catturare Gesù con un inganno per farlo morire. Dicevano infatti «Non durante la festa, perché non vi sia una rivolta del popolo».

- Ha unto in anticipo il mio corpo per la sepoltura
Gesù si trovava a Betània, nella casa di Simone il lebbroso. Mentre era a tavola, giunse una donna che aveva un vaso di alabastro, pieno di profumo di puro nardo, di grande valore. Ella ruppe il vaso di alabastro e versò il profumo sul suo capo. Ci furono alcuni, fra loro, che si indignarono «Perché questo spreco di profumo? Si poteva venderlo per più di trecento denari e darli ai poveri!». Ed erano infuriati contro di lei.
Allora Gesù disse «Lasciatela stare perché la infastidite? Ha compiuto un’azione buona verso di me. I poveri infatti li avete sempre con voi e potete far loro del bene quando volete, ma non sempre avete me. Ella ha fatto ciò che era in suo potere, ha unto in anticipo il mio corpo per la sepoltura. In verità io vi dico dovunque sarà proclamato il Vangelo, per il mondo intero, in ricordo di lei si dirà anche quello che ha fatto».

- Promisero a Giuda Iscariota di dargli denaro
Allora Giuda Iscariota, uno dei Dodici, si recò dai capi dei sacerdoti per consegnare loro Gesù. Quelli, all’udirlo, si rallegrarono e promisero di dargli del denaro. Ed egli cercava come consegnarlo al momento opportuno.

- Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?
Il primo giorno degli Àzzimi, quando si immolava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa “Il Maestro dice Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”. Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta lì preparate la cena per noi». I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua.

- Uno di voi, colui che mangia con me, mi tradirà
Venuta la sera, egli arrivò con i Dodici. Ora, mentre erano a tavola e mangiavano, Gesù disse «In verità io vi dico uno di voi, colui che mangia con me, mi tradirà». Cominciarono a rattristarsi e a dirgli, uno dopo l’altro «Sono forse io?». Egli disse loro «Uno dei Dodici, colui che mette con me la mano nel piatto. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui ma guai a quell’uomo, dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!».

- Questo è il mio corpo. Questo è il mio sangue dell’alleanza
E, mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio».

- Prima che due volte il gallo canti, tre volte mi rinnegherai
Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. Gesù disse loro «Tutti rimarrete scandalizzati, perché sta scritto
“Percuoterò il pastore e le pecore saranno disperse”.
Ma, dopo che sarò risorto, vi precederò in Galilea». Pietro gli disse «Anche se tutti si scandalizzeranno, io no!». Gesù gli disse «In verità io ti dico proprio tu, oggi, questa notte, prima che due volte il gallo canti, tre volte mi rinnegherai». Ma egli, con grande insistenza, diceva «Anche se dovessi morire con te, io non ti rinnegherò». Lo stesso dicevano pure tutti gli altri.

- Cominciò a sentire paura e angoscia
Giunsero a un podere chiamato Getsèmani, ed egli disse ai suoi discepoli «Sedetevi qui, mentre io prego». Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire paura e angoscia. Disse loro «La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate». Poi, andato un po’ innanzi, cadde a terra e pregava che, se fosse possibile, passasse via da lui quell’ora. E diceva «Abbà! Padre! Tutto è possibile a te allontana da me questo calice! Però non ciò che voglio io, ma ciò che vuoi tu». Poi venne, li trovò addormentati e disse a Pietro «Simone, dormi? Non sei riuscito a vegliare una sola ora? Vegliate e pregate per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole». Si allontanò di nuovo e pregò dicendo le stesse parole. Poi venne di nuovo e li trovò addormentati, perché i loro occhi si erano fatti pesanti, e non sapevano che cosa rispondergli. Venne per la terza volta e disse loro «Dormite pure e riposatevi! Basta! È venuta l’ora ecco, il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani dei peccatori. Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino».

- Arrestatelo e conducetelo via sotto buona scorta
E subito, mentre ancora egli parlava, arrivò Giuda, uno dei Dodici, e con lui una folla con spade e bastoni, mandata dai capi dei sacerdoti, dagli scribi e dagli anziani. Il traditore aveva dato loro un segno convenuto, dicendo «Quello che bacerò, è lui arrestatelo e conducetelo via sotto buona scorta». Appena giunto, gli si avvicinò e disse «Rabbì» e lo baciò. Quelli gli misero le mani addosso e lo arrestarono. Uno dei presenti estrasse la spada, percosse il servo del sommo sacerdote e gli staccò l’orecchio. Allora Gesù disse loro «Come se fossi un brigante siete venuti a prendermi con spade e bastoni. Ogni giorno ero in mezzo a voi nel tempio a insegnare, e non mi avete arrestato. Si compiano dunque le Scritture!». Allora tutti lo abbandonarono e fuggirono. Lo seguiva però un ragazzo, che aveva addosso soltanto un lenzuolo, e lo afferrarono. Ma egli, lasciato cadere il lenzuolo, fuggì via nudo.

- Sei tu il Cristo, il Figlio del Benedetto?
Condussero Gesù dal sommo sacerdote, e là si riunirono tutti i capi dei sacerdoti, gli anziani e gli scribi. Pietro lo aveva seguito da lontano, fin dentro il cortile del palazzo del sommo sacerdote, e se ne stava seduto tra i servi, scaldandosi al fuoco. I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una testimonianza contro Gesù per metterlo a morte, ma non la trovavano. Molti infatti testimoniavano il falso contro di lui e le loro testimonianze non erano concordi. Alcuni si alzarono a testimoniare il falso contro di lui, dicendo «Lo abbiamo udito mentre diceva “Io distruggerò questo tempio, fatto da mani d’uomo, e in tre giorni ne costruirò un altro, non fatto da mani d’uomo”». Ma nemmeno così la loro testimonianza era concorde. Il sommo sacerdote, alzatosi in mezzo all’assemblea, interrogò Gesù dicendo «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?». Ma egli taceva e non rispondeva nulla. Di nuovo il sommo sacerdote lo interrogò dicendogli «Sei tu il Cristo, il Figlio del Benedetto?». Gesù rispose «Io lo sono!
E vedrete il Figlio dell’uomo
seduto alla destra della Potenza
e venire con le nubi del cielo».
Allora il sommo sacerdote, stracciandosi le vesti, disse «Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Avete udito la bestemmia che ve ne pare?». Tutti sentenziarono che era reo di morte. Alcuni si misero a sputargli addosso, a bendargli il volto, a percuoterlo e a dirgli «Fa’ il profeta!». E i servi lo schiaffeggiavano.

- Non conosco quest’uomo di cui parlate
Mentre Pietro era giù nel cortile, venne una delle giovani serve del sommo sacerdote e, vedendo Pietro che stava a scaldarsi, lo guardò in faccia e gli disse «Anche tu eri con il Nazareno, con Gesù». Ma egli negò, dicendo «Non so e non capisco che cosa dici». Poi uscì fuori verso l’ingresso e un gallo cantò. E la serva, vedendolo, ricominciò a dire ai presenti «Costui è uno di loro». Ma egli di nuovo negava. Poco dopo i presenti dicevano di nuovo a Pietro «È vero, tu certo sei uno di loro infatti sei Galileo». Ma egli cominciò a imprecare e a giurare «Non conosco quest’uomo di cui parlate». E subito, per la seconda volta, un gallo cantò. E Pietro si ricordò della parola che Gesù gli aveva detto «Prima che due volte il gallo canti, tre volte mi rinnegherai». E scoppiò in pianto.

- Volete che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?
E subito, al mattino, i capi dei sacerdoti, con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio, dopo aver tenuto consiglio, misero in catene Gesù, lo portarono via e lo consegnarono a Pilato. Pilato gli domandò «Tu sei il re dei Giudei?». Ed egli rispose «Tu lo dici». I capi dei sacerdoti lo accusavano di molte cose. Pilato lo interrogò di nuovo dicendo «Non rispondi nulla? Vedi di quante cose ti accusano!». Ma Gesù non rispose più nulla, tanto che Pilato rimase stupito.
A ogni festa, egli era solito rimettere in libertà per loro un carcerato, a loro richiesta. Un tale, chiamato Barabba, si trovava in carcere insieme ai ribelli che nella rivolta avevano commesso un omicidio. La folla, che si era radunata, cominciò a chiedere ciò che egli era solito concedere. Pilato rispose loro «Volete che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». Sapeva infatti che i capi dei sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia. Ma i capi dei sacerdoti incitarono la folla perché, piuttosto, egli rimettesse in libertà per loro Barabba. Pilato disse loro di nuovo «Che cosa volete dunque che io faccia di quello che voi chiamate il re dei Giudei?». Ed essi di nuovo gridarono «Crocifiggilo!». Pilato diceva loro «Che male ha fatto?». Ma essi gridarono più forte «Crocifiggilo!». Pilato, volendo dare soddisfazione alla folla, rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.

- Intrecciarono una corona di spine e gliela misero attorno al capo
Allora i soldati lo condussero dentro il cortile, cioè nel pretorio, e convocarono tutta la truppa. Lo vestirono di porpora, intrecciarono una corona di spine e gliela misero attorno al capo. Poi presero a salutarlo «Salve, re dei Giudei!». E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, piegando le ginocchia, si prostravano davanti a lui. Dopo essersi fatti beffe di lui, lo spogliarono della porpora e gli fecero indossare le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo.

- Condussero Gesù al luogo del Gòlgota
Costrinsero a portare la sua croce un tale che passava, un certo Simone di Cirene, che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e di Rufo. Condussero Gesù al luogo del Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», e gli davano vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese.

- Con lui crocifissero anche due ladroni
Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse ciò che ognuno avrebbe preso. Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. La scritta con il motivo della sua condanna diceva «Il re dei Giudei». Con lui crocifissero anche due ladroni, uno a destra e uno alla sua sinistra.

- Ha salvato altri e non può salvare se stesso!
Quelli che passavano di là lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo «Ehi, tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso scendendo dalla croce!». Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi, fra loro si facevano beffe di lui e dicevano «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! Il Cristo, il re d’Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo!». E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano.

- Gesù, dando un forte grido, spirò
Quando fu mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Alle tre, Gesù gridò a gran voce «Eloì, Eloì, lemà sabactàni?», che significa «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano «Ecco, chiama Elia!». Uno corse a inzuppare di aceto una spugna, la fissò su una canna e gli dava da bere, dicendo «Aspettate, vediamo se viene Elia a farlo scendere». Ma Gesù, dando un forte grido, spirò.

(Qui si genuflette e si fa una breve pausa)

Il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo. Il centurione, che si trovava di fronte a lui, avendolo visto spirare in quel modo, disse «Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!».
Vi erano anche alcune donne, che osservavano da lontano, tra le quali Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo il minore e di Ioses, e Salome, le quali, quando era in Galilea, lo seguivano e lo servivano, e molte altre che erano salite con lui a Gerusalemme.

- Giuseppe fece rotolare una pietra all’entrata del sepolcro
Venuta ormai la sera, poiché era la Parascève, cioè la vigilia del sabato, Giuseppe d’Arimatèa, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anch’egli il regno di Dio, con coraggio andò da Pilato e chiese il corpo di Gesù. Pilato si meravigliò che fosse già morto e, chiamato il centurione, gli domandò se era morto da tempo. Informato dal centurione, concesse la salma a Giuseppe. Egli allora, comprato un lenzuolo, lo depose dalla croce, lo avvolse con il lenzuolo e lo mise in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare una pietra all’entrata del sepolcro. Maria di Màgdala e Maria madre di Ioses stavano a osservare dove veniva posto.

Parola del Signore.

Forma breve (Mc 15, 1-39)
Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Marco

- Volete che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?
Al mattino, i capi dei sacerdoti, con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio, dopo aver tenuto consiglio, misero in catene Gesù, lo portarono via e lo consegnarono a Pilato. Pilato gli domandò «Tu sei il re dei Giudei?». Ed egli rispose «Tu lo dici». I capi dei sacerdoti lo accusavano di molte cose. Pilato lo interrogò di nuovo dicendo «Non rispondi nulla? Vedi di quante cose ti accusano!». Ma Gesù non rispose più nulla, tanto che Pilato rimase stupito.
A ogni festa, egli era solito rimettere in libertà per loro un carcerato, a loro richiesta. Un tale, chiamato Barabba, si trovava in carcere insieme ai ribelli che nella rivolta avevano commesso un omicidio. La folla, che si era radunata, cominciò a chiedere ciò che egli era solito concedere. Pilato rispose loro «Volete che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». Sapeva infatti che i capi dei sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia. Ma i capi dei sacerdoti incitarono la folla perché, piuttosto, egli rimettesse in libertà per loro Barabba. Pilato disse loro di nuovo «Che cosa volete dunque che io faccia di quello che voi chiamate il re dei Giudei?». Ed essi di nuovo gridarono «Crocifiggilo!». Pilato diceva loro «Che male ha fatto?». Ma essi gridarono più forte «Crocifiggilo!». Pilato, volendo dare soddisfazione alla folla, rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.

- Intrecciarono una corona di spine e gliela misero attorno al capo
Allora i soldati lo condussero dentro il cortile, cioè nel pretorio, e convocarono tutta la truppa. Lo vestirono di porpora, intrecciarono una corona di spine e gliela misero attorno al capo. Poi presero a salutarlo «Salve, re dei Giudei!». E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, piegando le ginocchia, si prostravano davanti a lui. Dopo essersi fatti beffe di lui, lo spogliarono della porpora e gli fecero indossare le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo.

- Condussero Gesù al luogo del Gòlgota
Costrinsero a portare la croce di lui un tale che passava, un certo Simone di Cirene, che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e di Rufo. Condussero Gesù al luogo del Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», e gli davano vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese.

- Con lui crocifissero anche due ladroni
Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse ciò che ognuno avrebbe preso. Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. La scritta con il motivo della sua condanna diceva «Il re dei Giudei». Con lui crocifissero anche due ladroni, uno a destra e uno alla sua sinistra.

- Ha salvato altri e non può salvare se stesso!
Quelli che passavano di là lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo «Ehi, tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso scendendo dalla croce!». Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi, fra loro si facevano beffe di lui e dicevano «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! Il Cristo, il re d’Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo!». E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano.

- Gesù, dando un forte grido, spirò
Quando fu mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Alle tre, Gesù gridò a gran voce «Eloì, Eloì, lemà sabactàni?», che significa «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano «Ecco, chiama Elia!». Uno corse a inzuppare di aceto una spugna, la fissò su una canna e gli dava da bere, dicendo «Aspettate, vediamo se viene Elia a farlo scendere». Ma Gesù, dando un forte grido, spirò.

(Qui si genuflette e si fa una breve pausa)

Il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo. Il centurione, che si trovava di fronte a lui, avendolo visto spirare in quel modo, disse «Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!».

Parola del Signore








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