PARROCCHIA SAN GIOVANNI BATTISTA
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MUSICAL 20/06/2009

Venerdì 26, sabato 27 e domenica 28 giugno, nell'oratorio dedicato alla "Madonna di Lourdes" si terrà il musical "Il mio amico Peter Pan". Non mancate a questo evento straordinario. La regia è di Francesco Pirozzi.

 



LA LITURGIA DEL 21 GIUGNO 2009 20/06/2009

Mc 4,35-41
Chi è costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?

In quel giorno, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui.
Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero «Maestro, non t’importa che siamo perduti?».
Si destò, minacciò il vento e disse al mare «Taci, calmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro «Perché avete paura? Non avete ancora fede?».
E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».

Parola del Signore

Omelia
Agenzia SIR
Commento su Marco 4,35-41

Il Vangelo di questa Domenica viene dopo il discorso delle parabole e prima di una serie di miracoli. Per capire le parabole bisogna chiedere a Gesù, perché è dalla sua vita che viene il significato. Anche il mistero della nostra vita trova spiegazione e senso solo nella sua parola. Così è nella parabola del seminatore che allude alle difficoltà della fede e in quelle del seme che spunta da solo e del granello di senapa che diviene albero la nostra piccolezza e fragilità s'incontrano con la grandezza e la forza di Dio.
Prima della guarigione dell'indemoniato di Gerasa, della resurrezione della figlia di Giairo e del risanamento dell'emorroissa, l'evangelista Marco colloca l'episodio della tempesta sedata, un brano di grande drammaticità accomiatata la folla e preso il largo sul lago di Genesaret, i discepoli vengono sorpresi da una violenta tempesta. Essi invocano allora il loro Maestro che giace nella barca placidamente addormentato.

Gesù è nella barca, come all'inizio del capitolo quando aveva raccontato la parabola del seminatore e i discepoli non l'avevano compresa. Anche ora, nella tempesta che si scatena sul lago, non riescono a capire la presenza, in mezzo a loro, di un Gesù che non fa nulla, anzi "dorme". Ancora un parallelo con chi non comprende il significato di un seme, nascosto in un campo. Quando siamo disorientati, sale la domanda "Signore, perché non fai nulla dinanzi a questi problemi?". Anche noi sperimentiamo il silenzio di Dio. Avvertiamo di essere impotenti e il bisogno dell'intervento di Dio diventa invocazione.
La tempesta che si fa bonaccia è il miracolo di Gesù che domina la forza delle onde, come le guarigioni e la resurrezione della fanciulla lo mostrano più forte dei demoni e signore della vita. Tutto porta – nei discepoli, allora, e in noi, oggi – alla domanda "Chi è costui?". Chi è Gesù?

Il Vangelo di oggi è a metà tra la parabola e il miracolo. Si può dire che è una parabola in atto, nella quale i discepoli vengono messi alla prova per vedere se hanno compreso chi sia Gesù. Il risultato è deludente e Gesù sembra rimproverarli perché avete paura? non avete ancora fede?, ancora non capite chi sono?
No, i discepoli ancora non hanno la risposta, ancora non comprendono che la risposta è lì con loro, sulla barca, in mezzo alla tempesta. Il contrario della paura non è il coraggio, ma la fede. Le paure e le angosce nascono dall'incapacità di trovare la risposta alla domanda "Chi è costui per me?". La presenza di Gesù sulla barca della nostra vita non impedisce che ci siano le tempeste, ma ci rassicura nell'affrontarle.

Il sonno di Gesù mostra la confidenza e la fiducia serena di chi si abbandona in Dio come un bimbo fra le braccia della madre. Così doveva essere per i discepoli, se avessero compreso chi era Gesù, invece di ricorrere a lui solo perché costretti dalla disperazione di sentirsi persi.
Chi sta dormendo – ora lo capiamo – non è il Signore, ma la fede di noi discepoli. E quando la fede si risveglia, allora il vento smette d'infuriare e torna la pace.
Se è la mancanza di fede il vero motivo per cui andiamo a fondo, il Vangelo c'insegna che proprio in mezzo alle prove della vita viene la salvezza di Dio viene in Gesù che è più forte della morte. Ecco chi è Gesù.
Viene in mente il dipinto di Eugène Delacroix che raffigura Cristo sul mare di Galilea Gesù è addormentato con la testa appoggiata sopra un cuscino. Lui è composto, i discepoli sono concitati e atterriti. C'è contrasto fra la luce emanata dall'aureola di Gesù e il resto del gruppo il sonno del Signore è maestoso e solenne.

Vengono in mente anche alcuni versi di Franco Battiato "Difendimi dalle forze contrarie, la notte, nel sonno, quando non sono cosciente, quando il mio percorso, si fa incerto. E non abbandonarmi mai... Non mi abbandonare mai! Riportami nelle zone più alte... Perché, le gioie del più profondo affetto o dei più lievi aneliti del cuore sono solo l'ombra della luce. La pace che ho sentito in certi monasteri, o la vibrante intesa di tutti i sensi in festa, sono solo l'ombra della luce".

Commento a cura di don Angelo Sceppacerca



 



SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO ANNO B 12/06/2009

Santissimo corpo e sangue di Cristo - Anno B


Vangelo dal vangelo secondo Matteo, Mt 28,16-20
Nella prima lettura troviamo Mosè che, portavoce del Signore, sancisce l'alleanza definitiva tra Dio e il suo popolo, Israele. Ecco il sangue dell'alleanza che il Signore ha concluso con voi, uno stesso sangue e una stessa vita circolano d'ora innanzi tra Dio e Israele, un patto che li lega in un'unica esistenza di fedeltà e d'amore. All'iniziativa divina succede l'assenso del popolo che si impegna ad una adesione autentica e sincera, partendo dall'ascolto della Parola di Dio scritta e proclamata da Mosè nel libro dell'alleanza.
Nella seconda lettura troviamo la figura di Gesù, sommo sacerdote, che a differenza di Mosè, non celebra in una tenda materiale, ma in quella "più grande e perfetta" che è il suo corpo, e non usa sangue di animali ma il "proprio sangue" donandoci una "redenzione eterna". Egli sostituisce, con il suo sacrificio, alla "prima alleanza" la "nuova alleanza", perfetta ed eterna.
Nel vangelo di Marco ritroviamo il quadro dell'ultima cena. Nel pane e nel vino condivisi in famiglia, il popolo ebreo ricomprende la sua storia e, in particolare, il dono di Dio nella liberazione dalla prigionia in Egitto, ma Gesù li fa diventare segno della nuova alleanza, il dono nuovo di Dio, il suo corpo e il suo sangue nasce la nuova comunità umana, legata a Dio in modo nuovo, da un amore e una fraternità indistruttibili destinati a durare per sempre.

Quando invitiamo amici o parenti a tavola con noi, prepariamo la nostra casa ad accoglierli e la predisponiamo perché racconti loro come siamo noi un piccolo dono della nostra intimità familiare. I gesti stessi che compiamo non sono casuali, sono espressione del nostro modo di essere coppia e famiglia.
È il dono dell'amicizia che non si celebra nella confusione di un mondo dove l'affermazione dell'individuo sui valori della comunità è indispensabile modello di vita, ma si realizza nell'intimità della relazione.
Allo stesso modo anche Gesù sceglie non un ambiente casuale per donare a noi l'eucaristia ci invita in una sala, la "sua" sala appositamente preparata, dove, pensiamo, nulla è stato lasciato al caso. E anche il clima che si respira è un clima diverso da quello nel quale il racconto si inserisce si percepisce che si sta vivendo un momento di solenne familiarità.
È il clima che ci portiamo a casa dopo aver partecipato come famiglia alla messa, e magari dopo esserci scusati a vicenda con uno sguardo se qualche ombra era tra noi ed esserci abbracciati a donarci la pace del Signore. È lui che dentro di noi ci trasforma, ci fa nuovi. La presenza di Gesù eucaristia ci trasforma e ci prepara ad affrontare le difficoltà e a saper riconoscere la vera strada che lui ha tracciato per noi, nonostante i nostri tradimenti.


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