PARROCCHIA SAN GIOVANNI BATTISTA
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 Domenica 
(VALE ANCHE PER I FESTIVI)
S.S. Messa
ore 9:00 - 10:30 - 12:00 - 18:30.

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S.S. Messa: ore 18:30

 Martedì 
S.S. Messa: ore 18:30

 Mercoledì 
S.S. Messa: ore 18:30

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S.S. Messa: ore 19:00 a seguire Scuola di preghiera con Gesù eucarestia : ore 20:00

 Venerdì 
S.S. Messa: ore 18:30

 Sabato 
(VALE ANCHE PER I PREFESTIVI)
S.S. Messa: 18:30
- EVENTI E NEWS -


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IL VANGELO DI DOMENICA 16 AGOSTO 07/08/2009

Gv 6,51-58
La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.

In quel tempo, Gesù disse alla folla «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro «In verità, in verità io vi dico se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me.
Questo è il pane disceso dal cielo non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

Parola del Signore

Omelia
Monaci Benedettini Silvestrini
Chi mangia di me vivrà per me...

Chi mangia la mia carne, beve il mio sangue, dice il Signore, dimora in me ed io in lui.
Proseguiamo oggi con il discorso di Giovanni, sono alcune domeniche, ormai, che Giovanni ci accompagna, è il cosiddetto discorso eucaristico del vangelo di Giovanni.
E oggi Gesù giunge al cuore della sua catechesi, sul pane di vita, giunge al massimo e fa una grande rivelazione chi ha fede in lui, in Gesù, come inviato dal Padre, come messia, non solo crederà in lui, non solo professerà la fede in lui, ma si nutrirà di lui, mangerà il suo corpo, berrà il suo sangue.

E nell'antichità più o meno lontana, ci sono stati dei personaggi che insegnarono che Gesù pensava solo in termini simbolici, che non si trattava del vero suo corpo ma solo del pane che simboleggiava il corpo... del vino che "non è" suo sangue ma che "significa" suo sangue... Tutte queste teorie sono state sempre condannate perché Gesù parla molto chiaramente, usa i verbi "mangiare", "bere", gli stessi che venivano usati per mangiare, bere un pranzo o una cena.

E i discepoli, sentendolo parlare così, sentendo che dovranno mangiare il corpo del Maestro, bere il sangue di Gesù, sono rimasti perplessi, e non solo loro... Si sono quasi scandalizzati. Dicono «come lui può darci il suo corpo (la sua carne) da mangiare? Probabilmente anche noi ci saremmo scandalizzati, se non avessimo l'esperienza di Cristo risorto, con il suo vero corpo, risorto. Ecco, ciò che il Signore vuole dirci oggi è quel suo antico ma mai spento desiderio, abitare in mezzo agli uomini che egli ama, di farsi, diventare, egli stesso cibo, non come la manna del deserto, il cibo per il cammino verso la pienezza della vita, che uomo può trovare solo in lui.

Già nella prima lettura, dal Libro dei Proverbi leggiamo dei preparativi. La sapienza che costruisce la casa, che imbandisce la tavola, che invita i commensali «venite e mangiate il mio pane, venite e bevete il mio vino». Ciò che leggiamo qualche secolo prima di Gesù viene applicato a proprio a lui, a Cristo. È lui la sapienza eterna del Padre... Ma potremo chiederci chi sono gli invitati?, chi sono i commensali della sapienza?
Per essere invitato, per essere idoneo a ricevere il suo invito alla festa, sono indispensabili, sono necessarie alcune condizioni la consapevolezza di non possedere la sapienza... di non avere il discernimento..., di non avere l'intelligenza per percorrere la via della vita con le proprie forze...

Il cuore dell'uomo deve essere aperto a Dio, al desiderio di Dio e non presuntuoso di sapere tutto e di saper fare tutto da solo. Solo colui che sente dentro di sé la fame di Dio, il desiderio di Dio, può essere invitato, può essere sfamato da lui. Domandiamoci quante volte abbiamo cercato di costruire sulla nostra sapienza, come sono finite queste prove, questi tentativi? Che cosa abbiamo costruito? La Scrittura dice «se il Signore non costruisce la casa invano vi faticano i costruttori»... E Gesù ci ripete ancora «chi mangia la mia carne, chi beve il mio sangue, dimora il me e in lui. Colui che mangia di me, vivrà per me...»

Domandiamo ora al Signore, perché la nostra vita testimoni sempre la verità di queste parole, che noi viviamo per lui, a causa di lui, e che insieme a tutti i cristiani sappiamo ricevere Gesù. E non solo nel pane eucaristico, ma riceverlo anche nel malato, nel bisognoso, nel povero, nel sofferente...





 



ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA 07/08/2009

Lc 1,39-56
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente ha innalzato gli umili.

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
Allora Maria disse
«L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

Parola del Signore

Omelia
CPM-ITALIA Centri di Preparazione al Matrimonio (coppie - famiglie)

Singolare festa questa della Assunzione di Maria. In effetti viene ricordata la “fine” della vita terrena della Madre di Gesù.
La figura di Maria è tratteggiata, nella memoria popolare, più dalla iconografia e dall’immaginario collettivo che dai brani evangelici e dalle Sacre scritture.
Maria è una bellissima e giovanissima ragazza, che ha detto un “si” enorme al Signore e per quel consenso sono avvenuti accadimenti che hanno stravolto tutta l’umanità.
La sua Assunzione non è che la straordinaria conclusione di una vita straordinaria, senza peccato e quindi senza morte.
Maria è il nostro intermediario privilegiato per il dialogo con il Signore, soprattutto con Gesù. L’umanità di Maria, madre di semplicità per un Figlio straordinario, ci avvicina a Dio come nessun altro. Non ci sono figure di Santi o di Dottori della legge che parlino al nostro povero cuore di uomini con la forza e la dolcezza di Maria.
Basta rileggere (e quante volte lo abbiamo riletto) il brano del “Magnificat” per riscoprire tutta la grandezza e la bellezza del suo “si” al Signore, al punto che ogni volta ne siamo commossi.
Un consenso senza “se” e senza “ma”. “Se” e “ma” che riempiono invece la nostra vita e, spesso, il nostro stesso rapporto con Dio.
Maria non poteva capire, non sapeva a cosa andava incontro, non ha avuto “garanzie” che la sua scelta avrebbe portato frutto, che sarebbe stato un percorso facile e conveniente. Sapeva chi le aveva fatto la richiesta e ha detto “si”.
Forse a lei era rivolto il passo del Salmo in cui si dice
“Il re è invaghito della tua bellezza.
È lui il tuo signore rendigli omaggio.”
E lei gli ha reso omaggio con il brano riportato da Luca. E il Re della vita si è “invaghito” di Maria come solo un Padre può fare per una figlia, al punto di far esultare tutte le sue creature al solo suono del nome di quella donna che gli ha detto “si”.
Nel brano dell’Apocalisse la donna che ha partorito il figlio che doveva governare tutte le genti ha trovato rifugio nel deserto, un rifugio che il Signore le aveva preparato.
Deserto come distacco dalle cose umane per avvicinarsi a Dio, deserto come separazione dalle cose terrene, dai nostri possedimenti, per ascoltare la Parola di Dio.
Un deserto che è sempre più difficile trovare e raggiungere nella vita di oggi. Chiediamo a Maria di accompagnarci in questo rifugio di silenzio, per ascoltare la Parola di suo Figlio. Lei sa come fare, lo ha già fatto e a detto “si”.

Per la revisione di vita

- Quante volte nella vita di coppia abbiamo detto dei “si” condizionati, non fidandoci della forza del Sacramento e dell’esempio di Maria?
- Che aiuto chiediamo a Maria, madre di tutte le famiglie, per aiutarci a consolidare le nostre famiglie e renderle vere e feconde fonti di vita?
- Come sentiamo in famiglia la presenza di Maria Assunta, accanto al Figlio, vicina alla nostra coppie e ai nostri figli?


Commento a cura di Gloria e Riccardo Revello - Associazione CPM Genova



 



IL VANGELO DI DOMENICA 9 AGOSTO 07/08/2009

Gv 6,41-51
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo.

In quel tempo, i Giudei si misero a mormorare contro Gesù perché aveva detto «Io sono il pane disceso dal cielo». E dicevano «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire “Sono disceso dal cielo”?».

Gesù rispose loro «Non mormorate tra voi. Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Sta scritto nei profeti “E tutti saranno istruiti da Dio”. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico chi crede ha la vita eterna.
Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia.
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».

Parola del Signore

Omelia
mons. Roberto Brunelli
Alimenti per il viaggio

Il brano evangelico di oggi è costituito dalla seconda parte dell’insegnamento di Gesù a quanti l’hanno seguito a Cafarnao, dopo avere beneficiato della moltiplicazione dei pani e dei pesci. All’auto-rivelazione di lui (“Io sono il pane disceso dal cielo”), sentita domenica scorsa e ripresa oggi, i suoi ascoltatori restano sconcertati e si chiedono “Costui non è forse il figlio di Giuseppe? Di lui conosciamo il padre e la madre come può dunque dire Sono disceso dal cielo?” Ma Gesù ribadisce “Chi crede ha la vita eterna. Io sono il pane della vita, il pane vivo disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno”.
E’ già chiaro – lo sarà più avanti ancora meglio – il riferimento all’Eucaristia. E per spiegarne la portata egli riprende il confronto con quello che gli ebrei chiamavano il pane dal cielo, la manna che aveva nutrito gli antenati liberati dalla schiavitù dell’Egitto “I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti io sono il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia”. Gesù stesso stabilisce così una sorta di parallelo tra il “pane del cielo” dell’antico testamento e quello del nuovo, in cui l’antico preannuncia il nuovo, e anzi trova nel nuovo il suo senso, il suo compimento, la sua perfezione.
Il duomo di Mantova, non a caso nella cappella del Santissimo Sacramento, si orna di una serie di scene decisamente insolita, che forse non ha l’uguale in alcun’altra chiesa. Sono sette tondi, in cui sono richiamati altrettanti preannunci, o prefigurazioni, dell’Eucaristia nell’antico testamento. C’è appunto la manna, e prima la cena con l’agnello arrostito consumata dagli ebrei in procinto di lasciare l’Egitto, e poi vari aspetti rituali del tempio di Gerusalemme, e un paio di altri episodi. Questi richiami, che dimostrano la sollecitudine di Dio per il suo popolo, i cristiani le interpretano come preparazione a comprendere la sollecitudine massima, l’aver mandato il suo Figlio, a beneficio non del solo popolo ebraico ma di tutti gli uomini, ai quali egli si offre appunto nell’Eucaristia.
Uno dei due episodi ricordati è oggetto della prima lettura di oggi (1Re 19,4-8). Riguarda il profeta Elia, vissuto nell’antico regno dissidente d’Israele, colto in un momento di sconforto dopo tante lotte, tanti rischi, tante imprese memorabili per ricondurre a Dio un popolo ribelle, egli deve costatare il proprio fallimento. Allora se ne va si inoltra nel deserto, si corica sotto un ginepro e chiede a Dio di farlo morire ma Dio interviene, mandandogli pane e acqua con l’ordine di proseguire il cammino, che lo porterà all’incontro diretto con lui. Lo sconforto di Elia riflette quello che prima o poi tanti provano delusione, sfiducia, amarezza, coscienza dei propri limiti, voglia di gettare la spugna in quel match senza fine che a volte sembrano, uno dopo l’altro, i giorni dell’uomo. Ma quando avviene così, è perché ci si dimentica degli aiuti di Dio la sua Parola, le sue promesse, la certezza che egli è sempre con i suoi e offre a loro sostegno il “pane dal cielo”. Elia, come gli ebrei con la manna, come la folla per la quale Gesù ha moltiplicato i pani e i pesci, ha ricevuto un cibo materiale, concesso “una tantum” in circostanze particolari quanto più grande è il nutrimento spirituale! Eppure esso non è appannaggio di qualche privilegiato, ma è disponibile per chiunque lo voglia ricevere, e non una volta sola, ma sempre, per quanto possa durare il viaggio sino alla meta.



 

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