PARROCCHIA SAN GIOVANNI BATTISTA
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APPUNTAMENTI SETTIMANALI

 Domenica 
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S.S. Messa
ore 9:00 - 10:30 - 12:00 - 18:30.

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S.S. Messa: ore 18:30

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S.S. Messa: ore 18:30

 Mercoledì 
S.S. Messa: ore 18:30

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S.S. Messa: ore 19:00 a seguire Scuola di preghiera con Gesù eucarestia : ore 20:00

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S.S. Messa: ore 18:30

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ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA 07/08/2009

Lc 1,39-56
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente ha innalzato gli umili.

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
Allora Maria disse
«L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

Parola del Signore

Omelia
CPM-ITALIA Centri di Preparazione al Matrimonio (coppie - famiglie)

Singolare festa questa della Assunzione di Maria. In effetti viene ricordata la “fine” della vita terrena della Madre di Gesù.
La figura di Maria è tratteggiata, nella memoria popolare, più dalla iconografia e dall’immaginario collettivo che dai brani evangelici e dalle Sacre scritture.
Maria è una bellissima e giovanissima ragazza, che ha detto un “si” enorme al Signore e per quel consenso sono avvenuti accadimenti che hanno stravolto tutta l’umanità.
La sua Assunzione non è che la straordinaria conclusione di una vita straordinaria, senza peccato e quindi senza morte.
Maria è il nostro intermediario privilegiato per il dialogo con il Signore, soprattutto con Gesù. L’umanità di Maria, madre di semplicità per un Figlio straordinario, ci avvicina a Dio come nessun altro. Non ci sono figure di Santi o di Dottori della legge che parlino al nostro povero cuore di uomini con la forza e la dolcezza di Maria.
Basta rileggere (e quante volte lo abbiamo riletto) il brano del “Magnificat” per riscoprire tutta la grandezza e la bellezza del suo “si” al Signore, al punto che ogni volta ne siamo commossi.
Un consenso senza “se” e senza “ma”. “Se” e “ma” che riempiono invece la nostra vita e, spesso, il nostro stesso rapporto con Dio.
Maria non poteva capire, non sapeva a cosa andava incontro, non ha avuto “garanzie” che la sua scelta avrebbe portato frutto, che sarebbe stato un percorso facile e conveniente. Sapeva chi le aveva fatto la richiesta e ha detto “si”.
Forse a lei era rivolto il passo del Salmo in cui si dice
“Il re è invaghito della tua bellezza.
È lui il tuo signore rendigli omaggio.”
E lei gli ha reso omaggio con il brano riportato da Luca. E il Re della vita si è “invaghito” di Maria come solo un Padre può fare per una figlia, al punto di far esultare tutte le sue creature al solo suono del nome di quella donna che gli ha detto “si”.
Nel brano dell’Apocalisse la donna che ha partorito il figlio che doveva governare tutte le genti ha trovato rifugio nel deserto, un rifugio che il Signore le aveva preparato.
Deserto come distacco dalle cose umane per avvicinarsi a Dio, deserto come separazione dalle cose terrene, dai nostri possedimenti, per ascoltare la Parola di Dio.
Un deserto che è sempre più difficile trovare e raggiungere nella vita di oggi. Chiediamo a Maria di accompagnarci in questo rifugio di silenzio, per ascoltare la Parola di suo Figlio. Lei sa come fare, lo ha già fatto e a detto “si”.

Per la revisione di vita

- Quante volte nella vita di coppia abbiamo detto dei “si” condizionati, non fidandoci della forza del Sacramento e dell’esempio di Maria?
- Che aiuto chiediamo a Maria, madre di tutte le famiglie, per aiutarci a consolidare le nostre famiglie e renderle vere e feconde fonti di vita?
- Come sentiamo in famiglia la presenza di Maria Assunta, accanto al Figlio, vicina alla nostra coppie e ai nostri figli?


Commento a cura di Gloria e Riccardo Revello - Associazione CPM Genova



 



IL VANGELO DI DOMENICA 9 AGOSTO 07/08/2009

Gv 6,41-51
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo.

In quel tempo, i Giudei si misero a mormorare contro Gesù perché aveva detto «Io sono il pane disceso dal cielo». E dicevano «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire “Sono disceso dal cielo”?».

Gesù rispose loro «Non mormorate tra voi. Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Sta scritto nei profeti “E tutti saranno istruiti da Dio”. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico chi crede ha la vita eterna.
Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia.
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».

Parola del Signore

Omelia
mons. Roberto Brunelli
Alimenti per il viaggio

Il brano evangelico di oggi è costituito dalla seconda parte dell’insegnamento di Gesù a quanti l’hanno seguito a Cafarnao, dopo avere beneficiato della moltiplicazione dei pani e dei pesci. All’auto-rivelazione di lui (“Io sono il pane disceso dal cielo”), sentita domenica scorsa e ripresa oggi, i suoi ascoltatori restano sconcertati e si chiedono “Costui non è forse il figlio di Giuseppe? Di lui conosciamo il padre e la madre come può dunque dire Sono disceso dal cielo?” Ma Gesù ribadisce “Chi crede ha la vita eterna. Io sono il pane della vita, il pane vivo disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno”.
E’ già chiaro – lo sarà più avanti ancora meglio – il riferimento all’Eucaristia. E per spiegarne la portata egli riprende il confronto con quello che gli ebrei chiamavano il pane dal cielo, la manna che aveva nutrito gli antenati liberati dalla schiavitù dell’Egitto “I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti io sono il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia”. Gesù stesso stabilisce così una sorta di parallelo tra il “pane del cielo” dell’antico testamento e quello del nuovo, in cui l’antico preannuncia il nuovo, e anzi trova nel nuovo il suo senso, il suo compimento, la sua perfezione.
Il duomo di Mantova, non a caso nella cappella del Santissimo Sacramento, si orna di una serie di scene decisamente insolita, che forse non ha l’uguale in alcun’altra chiesa. Sono sette tondi, in cui sono richiamati altrettanti preannunci, o prefigurazioni, dell’Eucaristia nell’antico testamento. C’è appunto la manna, e prima la cena con l’agnello arrostito consumata dagli ebrei in procinto di lasciare l’Egitto, e poi vari aspetti rituali del tempio di Gerusalemme, e un paio di altri episodi. Questi richiami, che dimostrano la sollecitudine di Dio per il suo popolo, i cristiani le interpretano come preparazione a comprendere la sollecitudine massima, l’aver mandato il suo Figlio, a beneficio non del solo popolo ebraico ma di tutti gli uomini, ai quali egli si offre appunto nell’Eucaristia.
Uno dei due episodi ricordati è oggetto della prima lettura di oggi (1Re 19,4-8). Riguarda il profeta Elia, vissuto nell’antico regno dissidente d’Israele, colto in un momento di sconforto dopo tante lotte, tanti rischi, tante imprese memorabili per ricondurre a Dio un popolo ribelle, egli deve costatare il proprio fallimento. Allora se ne va si inoltra nel deserto, si corica sotto un ginepro e chiede a Dio di farlo morire ma Dio interviene, mandandogli pane e acqua con l’ordine di proseguire il cammino, che lo porterà all’incontro diretto con lui. Lo sconforto di Elia riflette quello che prima o poi tanti provano delusione, sfiducia, amarezza, coscienza dei propri limiti, voglia di gettare la spugna in quel match senza fine che a volte sembrano, uno dopo l’altro, i giorni dell’uomo. Ma quando avviene così, è perché ci si dimentica degli aiuti di Dio la sua Parola, le sue promesse, la certezza che egli è sempre con i suoi e offre a loro sostegno il “pane dal cielo”. Elia, come gli ebrei con la manna, come la folla per la quale Gesù ha moltiplicato i pani e i pesci, ha ricevuto un cibo materiale, concesso “una tantum” in circostanze particolari quanto più grande è il nutrimento spirituale! Eppure esso non è appannaggio di qualche privilegiato, ma è disponibile per chiunque lo voglia ricevere, e non una volta sola, ma sempre, per quanto possa durare il viaggio sino alla meta.



 



MUSICAL 20/06/2009

Venerdì 26, sabato 27 e domenica 28 giugno, nell'oratorio dedicato alla "Madonna di Lourdes" si terrà il musical "Il mio amico Peter Pan". Non mancate a questo evento straordinario. La regia è di Francesco Pirozzi.

 

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