PARROCCHIA SAN GIOVANNI BATTISTA
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XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO 17/10/2009

Gesù reagisce vivamente di fronte alla minaccia che pesa ancora una volta sulla sua comunità a causa dell’ambizione sfrenata di avere i primi posti, di conquistare il potere. La sua lezione è molto severa, quasi solenne. Egli propone in compenso una nuova economia sociale quella di una comunità senza potere la cui sola regola è servire, fino a offrire la propria vita per i fratelli, bevendo il calice fino all’ultima goccia. E per tutti i suoi membri, perché tutti sono fratelli. All’immagine del capo che comanda si oppone quella del capo che serve. Ed ecco che i capi avranno paradossalmente un solo compito servire. Il suo prototipo è il Messia, diventato piuttosto il Figlio dell’uomo, schiavo di tutti gli schiavi, per il riscatto dei quali egli offre quello che possiede e quello che è tutto. Perché egli applica una tecnica poco impiegata per guarire la società umana, l’omeopatia la schiavitù di Gesù e la nostra guariranno giustamente tutta l’umanità dalla sua schiavitù endemica. Egli ha appena formulato il suo progetto di comunità, la sua carta “costituzionale”, alla quale tutti i partecipanti devono aderire ognuno è servitore di tutti.

Vangelo


Mc 10,35-45
Il Figlio dell’uomo è venuto per dare la propria vita in riscatto per molti.

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra».
Gesù disse loro «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero «Lo possiamo». E Gesù disse loro «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo è per coloro per i quali è stato preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

Parola del Signore.




 



XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO B 09/10/2009


Sap 7,7-11 Ebr 4, 12-13 - Mc 10, 17-30

E' ora di dare il giusto peso alle cose!


E' ora di dare la priorità alle cose importanti.

Chi vive in una famiglia cristiana sa che deve chiedere a Dio il discernimento per poter fare le scelte giuste.

Se siamo in grado, con l'aiuto di Dio, di individuare questa combinazione per il nostro cammino, avremo gratuitamente quelle cose non richieste esplicitamente.


La Chiesa, infatti, ci indica con la liturgia di questa domenica di fare le scelte indirizzate alla vera libertà per noi e per la nostra famiglia. Ed essere nel giusto significa essere "uomo autentico" nella propria storia qualunque essa sia. Chi cerca la felicità o la propria realizzazione nelle false "sicurezze" è ingannato, e non è libero. Così come può dire di essere libero chi drogato non riesce a liberarsi dal vizio, così come pure chi crede che la sua vera felicità sta solo nella ricchezza a tutti i costi?

La prima lettura ci invita a meditare e pensare quali siano i cardini fondamentali della nostra vita e cosa chiedere (prudenza, spirito di sapienza) non facendoci illudere da ricchezza, potere, salute, bellezza.

Dio capisce che, spesso, questi punti fondamentali della nostra vita non sono sempre oggetto delle nostre scelte e che a volte perdiamo di vista le mete fondamentali ed allora.... Ecco che Dio ci viene in aiuto inserendoci in una famiglia che, se cristiana, riesce ad equilibrare la tendenza centrifuga rispetto ai punti fondamentali. Se, poi, questo non bastasse Dio riserva alle famiglie cristiane qualcosa in più quello di inserirsi in una parrocchia (famiglia di famiglia) affinché le scelte siano quelle giuste per noi. Dio non ci abbandona e ci regala sempre opportunità positive.

Nella seconda lettura la Chiesa, che conosce le difficoltà che si incontrano quotidianamente, ci fornisce la cura per poter avere la certezza di essere nella scelta giusta. Questa è sintetizzata nella prima parola del brano di San Paolo agli Ebrei e che cioè bisogna allenarsi ad ascoltare la parola di Dio che è "viva" e se noi e la nostra famiglia ci nutriamo di una cosa viva "vivremo". Non a caso la celebrazione eucaristica utilizza la Parola di Dio per istruirci prima del sacramento, non a caso è consigliato a tutti i gruppi cristiani, che si riuniscono, di leggere prima un brano tratto dalle sacre scritture e poi di confrontarlo con l'esperienza di vita. Così le famiglie "cellula ecclesiale" dovrebbe allenarsi a vedere Dio, la sua presenza, la sua bellezza e potenza nella vita di tutti i giorni.

Che dire poi del brano di Marco il giovane ha ricevuto senz'altro una "buona educazione", ma di fronte alle scelte radicali e di revisione della propria vita alla luce della Sapienza di Dio, alla vera ricchezza, alle contraddizioni che la vita di tutti i giorni la scelta è ardua.

E pensare che dietro ad ogni buon cristiano c'è sempre una famiglia che educa, ma questa educazione a quali risultati porta? Si può sfociare in un fariseismo(con un formalismo esteriore) e può sfociare in un vero seguace di Cristo ( basato su una umanità profonda ed autentica) che libera noi e quelli che ci sono intorno e che in un certo senso ci sono affidati.





IL VANGELO DI DOMENICA 4 OTTOBRE - XXVII DEL TEMPO ORDINARIO 01/10/2009

Mc 10,2-16
L’uomo non divida quello che Dio ha congiunto.

In quel tempo, alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla».
Gesù disse loro «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione Dio] li fece maschio e femmina per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto».
A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio».
Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso». E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro.

Parola del Signore.

Omelia
mons. Roberto Brunelli
Un uomo, una donna, l’amore

“Chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso”, dice Gesù e va subito chiarito che non significa vivere la fede in lui con incoscienza, rinunciando a ragionare, a valutare, a decidere. Significa piuttosto imitare il bambino nella sua fiducia verso i genitori, dei quali intuisce l’amore e la sollecitudine, perché quanto gli permettono o gli proibiscono è solo per il suo bene.
L’amore di Dio per noi - non a caso lo chiamiamo Padre - si manifesta anche negli insegnamenti del suo Figlio. Quello di oggi riguarda il divorzio sollecitato da alcuni farisei i quali cercano di metterlo in imbarazzo, Gesù non esita a schierarsi addirittura contro Mosè, considerato dagli ebrei come la fonte delle loro norme di vita. Egli, dice, ha ammesso che il marito possa ripudiare la moglie - da notare non era invece ammesso il contrario, ulteriore segno dello stato di inferiorità in cui era tenuta la donna - ma c’è un’autorità ben al di sopra di quella di Mosè, e quella è da ripristinare come si legge nella Scrittura, “dall’inizio della creazione li fece maschio e femmina per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto”. E aggiunge poco dopo “Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio”.
Divorzio e successive nozze con altri non rientrano dunque nel progetto che Dio, nel suo amore paterno, ha previsto per l’uomo. Di fronte a così esplicite parole c’è poco da discutere ci si può chiedere però come marito e moglie possano evitare la rottura del loro legame, e in proposito non sarà inutile richiamare le linee essenziali di quel progetto. Dio ha dotato l’uomo della dimensione sessuale, ovviamente perché la viva “da uomo”, nella sua forma più alta. Il sesso, in sé preso, è solo un cieco istinto animale volto ad assicurare la continuità della specie l’uomo, solo l’uomo, sa ammantare il sesso di erotismo, cioè sa coglierne il fascino e viverlo con tutta la carica dei suoi sentimenti col rischio tuttavia che essi si venino di egoismo e considerino il partner come una cosa, un semplice strumento per conseguire la propria soddisfazione. Molti si fermano lì, con la conseguenza che quando lo strumento non appare più funzionale, o ne trovano uno più soddisfacente, lo abbandonano. Ma Dio ha dotato l’uomo anche della capacità di salire un gradino più su trasfigurare l’istinto e il sentimento in dono di sé, in comunione irreversibile con la persona amata. Così Dio si comporta con noi così ci invita a intendere la realtà meravigliosa dell’amore, e allo scopo ci offre tutto l’aiuto occorrente la guida della sua Parola, la forza dei suoi sacramenti, tra cui quello specifico del matrimonio.
Due cristiani dovrebbero contrarre matrimonio solo se consapevoli di questo e pronti a intraprendere il percorso previsto da Dio. Ciò malgrado potrà accadere che uno dei due, o entrambi, smarriscano per via i sani propositi e rompano il legame, magari creandosene poi un altro in tal caso vengono a trovarsi in una posizione irregolare davanti a Dio, il quale tuttavia non smette per questo di amarli. La Chiesa non è autorizzata a ignorare la loro posizione, ma non li abbandona, anzi li esorta a partecipare come possono alla sua vita, proprio perché li sa ancora, sempre, comunque, oggetto dell’amore paterno di Dio.




 

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