PARROCCHIA SAN GIOVANNI BATTISTA
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 Domenica 
(VALE ANCHE PER I FESTIVI)
S.S. Messa
ore 9:00 - 10:30 - 12:00 - 18:30.

 Lunedì 
S.S. Messa: ore 18:30

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S.S. Messa: ore 18:30

 Mercoledì 
S.S. Messa: ore 18:30

 Giovedì 
S.S. Messa: ore 19:00 a seguire Scuola di preghiera con Gesù eucarestia : ore 20:00

 Venerdì 
S.S. Messa: ore 18:30

 Sabato 
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S.S. Messa: 18:30
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A V V I S O 02/09/2009

Da domenica 6 settembre gli orari delle Messe saranno i seguenti

9.00 - 10.30 - 12.00 - 19.00




IL VANGELO DI DOMENICA 23 AGOSTO 07/08/2009

Gv 6,60-69
Da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna.

In quel tempo, molti dei discepoli di Gesù, dopo aver ascoltato, dissero «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?».
Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono».
Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre».
Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui.
Disse allora Gesù ai Dodici «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».

Parola del Signore

Omelia
Il pane della domenica
“Volete andarvene anche voi?”

Da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna

In questi ultimi tempi si vanno moltiplicando delle presunte “storie” di Gesù, che in realtà sono delle favole abilmente manipolate per imbambolare milioni di persone e impinguare così le casse di editori e librai. Ci sono però pure delle vite di Gesù che risultano creazioni originali senza essere infedeli all’autentica storia del Nazareno, opere intelligenti, affascinanti, ricche di pathos e di umanità. Accanto a quelle ormai classiche di Papini, Mauriac, Daniel-Rops, Shusaku Endo e alle ultime di Jacomuzzi, Parazzoli, R. Doni, una delle più riuscite è senz’altro la Vita di Cristo di L. Santucci (1918-1999) rieditata più volte e intitolata con le parole di Gesù prese dal vangelo di oggi Volete andarvene anche voi? Ecco come lo scrittore milanese ricostruisce il contesto di quell’interrogativo che fu, allo stesso tempo, una domanda amareggiata e un risoluto ultimatum senza appello da parte del Maestro “Quando, la sera d’un giorno di più cocenti smacchi e di più numerose diserzioni, Cristo domandò ai suoi compagni “Volete andarvene anche voi?”, Pietro rispose con una frase che secondo l’accento con cui fu pronunciata può suonare fervida di certezza o venata di sgomento “Signore, dove andremo noi? Tu solo hai parole di vita eterna”. Quella domanda di Cristo (...) batte a una certa ora per ogni uomo “Non vi basto? vi opprimo? vi deludo?”. E giova allora rispondere, in sincerità di parole e di passioni verso di lui e verso noi stessi”.

1. Le parole di Gesù sul “pane di vita” avevano seminato il vuoto attorno al Maestro di Nazaret. Le fiumane di folle che lo seguivano entusiaste, sembrano come prosciugate dalla delusione più amara. Ma ora, dopo la sconcertante promessa di dare addirittura la sua carne da mangiare, la mormorazione contro il rabbi galileo ha contagiato perfino “molti” discepoli, che non riescono a metabolizzare quel linguaggio duro e tanto inquietante del Maestro. “Molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui”, riferisce sbigottito l’evangelista Giovanni. Invece di andare dietro a Gesù, tanti dei primi suoi compagni fanno inversione di marcia e si defilano dal gruppo. E proprio all’interno della cerchia più vicina al Maestro si profila l’ombra sinistra del traditore, Giuda “uno dei Dodici”, annota con enfasi desolata l’evangelista.
Il momento è alto e tesissimo senza ricorrere ad espressioni-paraurti, Gesù pone l’interrogativo inatteso e scottante “Forse volete andarvene anche voi?”. L’umanissima risposta di Simon Pietro, a nome degli altri Undici, è fulminante, quanto la domanda del Maestro “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio”.
Questa sequenza evangelica viene identificata dagli storici come l’“equivalente giovanneo” della confessione di Pietro a Cesarea di Filippo. Come qui, anche lì Gesù provoca i suoi a schierarsi, dopo aver registrato le opinioni della gente sul suo conto “Ma voi, chi dite che io sia?”. E Pietro rispose “Tu sei il Cristo” (Mc 8,30).
Anche la 1ª lettura ci riporta un momento decisivo e altamente drammatico della storia di Israele. Il Signore aveva eletto il popolo ebraico, lo aveva liberato dalla schiavitù, lo aveva sollevato come su ali di aquila, colmandolo di doni, con benevolenza tenerissima e squisita gratuità.
Ora che questo popolo sta per prendere possesso della terra promessa, il Signore esige una decisione “Chi scegliete, YHWH o gli dèi stranieri?”. Gli dèi “al di là del fiume”, il Giordano, esigono di meno del Signore, molto di meno, sono molto più accomodanti non vietano questo e quello basta qualche agnellino in sacrificio per comprarne il favore bizzarro. La risposta quel giorno, nella storica assemblea di Sichem, fu noi scegliamo di servire il Signore! E così il popolo poté entrare nella terra promessa.

2. Anche noi siamo stati scelti dal Signore quando ci ha chiamati alla vita e poi ci ha inseriti nella sua famiglia con il battesimo, ci ha ammessi alla sua stessa mensa nell’eucaristia. A nostra volta, abbiamo rinunciato a Satana, ci siamo impegnati a non cedere alla seduzione degli idoli, per scegliere di servire fedelmente il Signore. Ma sappiamo il seguito di questa... umano-divina commedia mentre Lui rimane fedele, noi ripieghiamo facilmente verso il compromesso, cercando di servire tacitamente due padroni. E così la storia va avanti, oscillando continuamente tra i due poli, tra Dio e il nostro vitello d’oro, mescolando fifty-fifty fede e infedeltà, adorazione e superstizione, vangelo e oroscopo, devozione ai santi e adesione ai miti correnti. Il nostro rischio non è quello di diventare increduli, ma idolatri non sono idoli seducenti l’avere, il potere, l’apparire? Certo, non siamo tentati di venerare la statua della dea Venere o del Dio Marte, ma di idolatrare i valori - o presunti tali - della Bellezza fisica, del Piacere a tutti i costi, del Successo senza scrupoli, del Denaro, del Benessere, dell’Immagine, della Moda...
Oggi viviamo in un tempo in cui non possiamo più essere cristiani per abitudine, per tradizione, per convenienza o per convenzione sociale. Mai come oggi ci viene continuamente riproposta la domanda di Gesù “Volete andarvene anche voi?”. Almeno una volta all’anno la Chiesa ci convoca a rinnovare solennemente la nostra alleanza con Cristo Signore, la notte di Pasqua, e in ogni eucaristia domenicale.
Ma poi di volta in volta, in casa o sul posto di lavoro, a scuola o nel tempo libero, in banca o in ospedale, ci si presentano occasioni in cui non possiamo zoppicare da ambo i piedi, e siamo chiamati a scegliere o con Cristo o contro Cristo o per la vita o per l’aborto o per la fedeltà coniugale o per il divorzio dobbiamo optare tra l’inchiodare sulla croce il nostro io possessivo e vorace oppure crocifiggerci qualcun altro. La scelta è tanto più necessaria oggi, in un momento in cui, come cristiani, non possiamo assistere impotenti o rassegnati alla crisi culturale e sociale dei nostri giorni. Stiamo vivendo tempi in cui essere cristiani è tornato a costare, ma questo, se rende la nostra scelta più difficile e urgente, la fa risultare anche più preziosa e feconda.
Tra poco rinnoveremo la nostra professione di fede, ma prima cerchiamo di rimanere qualche istante in silenzio per fissare una domanda che faremo bene a riprendere poi con più calma da quali segni nella mia vita gli altri capiscono che “ci credo”? Quindi, al termine della recita del Credo, restiamo ancora raccolti per un’altra brevissima sosta, per dire dal più profondo del cuore, con le parole di quell’uomo del vangelo “Signore, io credo, ma tu aiutami nella mia incredulità” (Mc 9,24).

Commento di mons. Francesco Lambiasi
tratto da "Il pane della Domenica. Meditazioni sui vangeli festivi"
Ave, Roma 2008



 



IL VANGELO DI DOMENICA 16 AGOSTO 07/08/2009

Gv 6,51-58
La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.

In quel tempo, Gesù disse alla folla «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro «In verità, in verità io vi dico se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me.
Questo è il pane disceso dal cielo non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

Parola del Signore

Omelia
Monaci Benedettini Silvestrini
Chi mangia di me vivrà per me...

Chi mangia la mia carne, beve il mio sangue, dice il Signore, dimora in me ed io in lui.
Proseguiamo oggi con il discorso di Giovanni, sono alcune domeniche, ormai, che Giovanni ci accompagna, è il cosiddetto discorso eucaristico del vangelo di Giovanni.
E oggi Gesù giunge al cuore della sua catechesi, sul pane di vita, giunge al massimo e fa una grande rivelazione chi ha fede in lui, in Gesù, come inviato dal Padre, come messia, non solo crederà in lui, non solo professerà la fede in lui, ma si nutrirà di lui, mangerà il suo corpo, berrà il suo sangue.

E nell'antichità più o meno lontana, ci sono stati dei personaggi che insegnarono che Gesù pensava solo in termini simbolici, che non si trattava del vero suo corpo ma solo del pane che simboleggiava il corpo... del vino che "non è" suo sangue ma che "significa" suo sangue... Tutte queste teorie sono state sempre condannate perché Gesù parla molto chiaramente, usa i verbi "mangiare", "bere", gli stessi che venivano usati per mangiare, bere un pranzo o una cena.

E i discepoli, sentendolo parlare così, sentendo che dovranno mangiare il corpo del Maestro, bere il sangue di Gesù, sono rimasti perplessi, e non solo loro... Si sono quasi scandalizzati. Dicono «come lui può darci il suo corpo (la sua carne) da mangiare? Probabilmente anche noi ci saremmo scandalizzati, se non avessimo l'esperienza di Cristo risorto, con il suo vero corpo, risorto. Ecco, ciò che il Signore vuole dirci oggi è quel suo antico ma mai spento desiderio, abitare in mezzo agli uomini che egli ama, di farsi, diventare, egli stesso cibo, non come la manna del deserto, il cibo per il cammino verso la pienezza della vita, che uomo può trovare solo in lui.

Già nella prima lettura, dal Libro dei Proverbi leggiamo dei preparativi. La sapienza che costruisce la casa, che imbandisce la tavola, che invita i commensali «venite e mangiate il mio pane, venite e bevete il mio vino». Ciò che leggiamo qualche secolo prima di Gesù viene applicato a proprio a lui, a Cristo. È lui la sapienza eterna del Padre... Ma potremo chiederci chi sono gli invitati?, chi sono i commensali della sapienza?
Per essere invitato, per essere idoneo a ricevere il suo invito alla festa, sono indispensabili, sono necessarie alcune condizioni la consapevolezza di non possedere la sapienza... di non avere il discernimento..., di non avere l'intelligenza per percorrere la via della vita con le proprie forze...

Il cuore dell'uomo deve essere aperto a Dio, al desiderio di Dio e non presuntuoso di sapere tutto e di saper fare tutto da solo. Solo colui che sente dentro di sé la fame di Dio, il desiderio di Dio, può essere invitato, può essere sfamato da lui. Domandiamoci quante volte abbiamo cercato di costruire sulla nostra sapienza, come sono finite queste prove, questi tentativi? Che cosa abbiamo costruito? La Scrittura dice «se il Signore non costruisce la casa invano vi faticano i costruttori»... E Gesù ci ripete ancora «chi mangia la mia carne, chi beve il mio sangue, dimora il me e in lui. Colui che mangia di me, vivrà per me...»

Domandiamo ora al Signore, perché la nostra vita testimoni sempre la verità di queste parole, che noi viviamo per lui, a causa di lui, e che insieme a tutti i cristiani sappiamo ricevere Gesù. E non solo nel pane eucaristico, ma riceverlo anche nel malato, nel bisognoso, nel povero, nel sofferente...





 

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