PARROCCHIA SAN GIOVANNI BATTISTA
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 Domenica 
(VALE ANCHE PER I FESTIVI)
S.S. Messa
ore 9:00 - 10:30 - 12:00 - 18:30.

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S.S. Messa: ore 18:30

 Martedì 
S.S. Messa: ore 18:30

 Mercoledì 
S.S. Messa: ore 18:30

 Giovedì 
S.S. Messa: ore 19:00 a seguire Scuola di preghiera con Gesù eucarestia : ore 20:00

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S.S. Messa: ore 18:30

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S.S. Messa: 18:30
- EVENTI E NEWS -


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TUTTI I SANTI - DOMENICA 1° NOVEMBRE 30/10/2009

Festeggiare tutti i santi è guardare coloro che già posseggono l’eredità della gloria eterna. Quelli che hanno voluto vivere della loro grazia di figli adottivi, che hanno lasciato che la misericordia del Padre vivificasse ogni istante della loro vita, ogni fibra del loro cuore. I santi contemplano il volto di Dio e gioiscono appieno di questa visione. Sono i fratelli maggiori che la Chiesa ci propone come modelli perché, peccatori come ognuno di noi, tutti hanno accettato di lasciarsi incontrare da Gesù, attraverso i loro desideri, le loro debolezze, le loro sofferenze, e anche le loro tristezze.
Questa beatitudine che dà loro il condividere in questo momento la vita stessa della Santa Trinità è un frutto di sovrabbondanza che il sangue di Cristo ha loro acquistato. Nonostante le notti, attraverso le purificazioni costanti che l’amore esige per essere vero amore, e a volte al di là di ogni speranza umana, tutti hanno voluto lasciarsi bruciare dall’amore e scomparire affinché Gesù fosse progressivamente tutto in loro. È Maria, la Regina di tutti i Santi, che li ha instancabilmente riportati a questa via di povertà, è al suo seguito che essi hanno imparato a ricevere tutto come un dono gratuito del Figlio è con lei che essi vivono attualmente, nascosti nel segreto del Padre.

Mt 5,1-12a
Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.


In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

Parola del Signore



 



XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - 25 OTTOBRE 2009 23/10/2009

L’evangelista Marco che ascoltiamo quest’anno ci presenta le azioni e le parole di Gesù durante il suo viaggio a Gerusalemme. Viaggio sicuramente topografico, ma anche e soprattutto simbolico. Questa strada che Gesù percorre con entusiasmo - “Gesù li precedeva” - e dove i discepoli lo seguono con diffidenza o inquietudine - “essi erano spaventati, e coloro che seguivano erano anche timorosi” (Mc 10,32) - qui arriva al termine. Ecco il contesto della lettura sulla quale meditiamo oggi.
Al termine del cammino, oggi incontriamo un cieco. Un cieco, che, in più, è un mendicante. In lui c’è oscurità, tenebre, e assenza. E attorno a lui c’è soltanto il rigetto “Molti lo sgridavano per farlo tacere”. Gesù chiama il cieco, ascolta la sua preghiera, e la esaudisce. Anche oggi, qui, tra coloro che il Signore ha riunito, “ci sono il cieco e lo zoppo” (prima lettura) - quello che noi siamo - ed è per questo che le azioni di Gesù, che ci vengono raccontate, devono renderci più pieni di speranza.
È nel momento in cui termina il viaggio di Gesù a Gerusalemme (e dove termina il ciclo liturgico), che un mendicante cieco celebra Gesù e lo riconosce come “Figlio di Davide”, o Messia e questo mendicante riacquista la vista e “segue Gesù per la strada”. È un simbolo, un invito. Chiediamo al Signore che ci accordi la luce della fede e ci dia vigore, affinché lo seguiamo come il cieco di Gerico, fino a che non avremo raggiunto la Gerusalemme definitiva.


Vangelo

Mc 10,46-52
Rabbunì, che io veda di nuovo!

In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gèrico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!».
Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».
Gesù si fermò e disse «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù.
Allora Gesù gli disse «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.

Parola del Signore



 



L'ANNO SACERDOLE - UN ARTICOLO DI DON SALVATORE 23/10/2009

“Sarete un popolo di sacerdoti”
In questo tempo di programmazione pastorale, che impegna nello studio delle nuove strategie da proporre alle comunità negli itinerari biblici, di preghiera e di catechesi, non può essere dimenticato il ' filo d’oro' che Benedetto XVI ci ha consegnato nell’indizione dell’Anno sacerdotale. Il Papa ha innanzitutto regalato ai sacerdoti un tempo di grazia da utilizzare per approfondire il dono e il compito affidato loro un dono che, pur così prezioso, è custodito in fragili vasi di creta. Attraverso la riscoperta del messaggio del santo Curato d’Ars nel 150° della sua morte, tutti i sacerdoti sono chiamati a un rinnovato slancio nella ricerca della santità di vita, unica testimonianza convincente per rendere presente il Mistero di Cristo che per mano dei suoi ministri vuole ancora parlare, perdonare, comunicarsi, salvando così l’uomo di oggi. È inoltre importante che in questo nuovo anno di impegno ecclesiale non solo i sacerdoti ma tutto il popolo Dio approfondisca e comprenda ancor meglio la funzione dei suoi preti, che non andranno cercati come manager del sacro o psicologi da cui farsi analizzare ma come 'mezzi' attraverso i quali passa ancora oggi l’azione salvifica di Cristo.
Il cardinale Bagnasco nella sua prolusione ai lavori del Consiglio permanente ha ricordato come l’Anno sacerdotale sia un dono per tutti e non un evento da vivere solo all’interno della Chiesa, perché «ogni uomo e ogni donna del nostro tempo, per quanto distratti o estranei alla presenza del sacerdote, ne sono in qualche modo i destinatari». Bagnasco ha incoraggiato a cogliere questa «occasione propizia per sbalzare meglio la figura del presbìtero, per rilanciarne il ruolo e la missione magari a fronte di qualche stanchezza e per stringere nuove relazioni sacerdotali».
La preghiera per le vocazioni e la sensibilizzazione al discernimento dei giovani che mostrano segni di una speciale chiamata devono essere l’impegno di ogni parrocchia e di ogni famiglia cristiana, perché il Signore mandi nuovi e santi operai alla sua messe.
Lo stesso presbìtero dovrà cogliere in questo itinerario spirituale il proprium del suo ministero, che è nel rapporto intimo, confidenziale e costante con il Maestro. Attraverso una robusta vita di preghiera dovrà essere in mezzo al popolo anzitutto maestro di vita spirituale. Benedetto XVI, incontrando i vescovi ordinati nell’ultimo anno, ha detto che «la missione di un presbìtero e, a maggior ragione, quella di un vescovo, comporta oggi una mole di lavoro che tende ad assorbirlo continuamente e totalmente. Tuttavia, l’essere a disposizione della gente non deve diminuire e offuscare la nostra disponibilità verso il Signore. Il tempo della preghiera è sempre quello meglio impegnato, perché la preghiera è l’anima dell’attività pastorale, la 'linfa' che a essa infonde forza».
Oltre al sacerdozio ministeriale, sarà importante creare itinerari di riflessione e di preghiera tesi alla riscoperta del sacerdozio comune di tutti i battezzati di cui i credenti hanno ancora una scarsissima coscienza.
L’annuncio dell’Esodo - «Voi siete un popolo sacerdotale!» - deve risuonare in ogni attività pastorale, per riappropriarci di uno degli enunciati fondamentali del Concilio Vaticano II «Per la rigenerazione e l’unzione dello Spirito Santo i battezzati vengono consacrati a formare un tempio spirituale e un sacerdozio santo, per offrire, mediante tutte le opere del cristiano, spirituali sacrifici e far conoscere i prodigi di Colui che dalle tenebre li chiamò all’ammirabile sua luce» (Lumen gentium, n. 10). È inoltre quanto mai urgente una nuova riflessione teologica sulla partecipazione del popolo di Dio alla vita della Chiesa nella tenace testimonianza da dare in un mondo in cui la menzogna, la crisi morale e il sopruso violento, rivestiti spesso di una sterile veste intellettuale, sono approdati anche nell’informazione e nella politica. La riscoperta dei singoli carismi e la coscienza di un impegno costruttivo di tutti i credenti (nessuno escluso!) dovrà portarci a rimotivare la speranza che rischia di essere fagocitata nel vortice del malcostume della volgarità.
L’Anno sacerdotale è un’occasione di grazia per tutta la Chiesa, sacerdoti e laici. Che le intuizioni del Santo Padre possano trovare nelle singole comunità l’applicazione pratica per un segno profondo da lasciare in questo mondo facendoci, ancora una volta, sale che dà sapore, luce che illumina in un tempo oscuro.

Don Salvatore Giuliano

Dal giornale “Avvenire” del 23.9.09

 

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