PARROCCHIA SAN GIOVANNI BATTISTA
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APPUNTAMENTI SETTIMANALI

 Domenica 
(VALE ANCHE PER I FESTIVI)
S.S. Messa
ore 9:00 - 10:30 - 12:00 - 18:30.

 Lunedì 
S.S. Messa: ore 18:30

 Martedì 
S.S. Messa: ore 18:30

 Mercoledì 
S.S. Messa: ore 18:30

 Giovedì 
S.S. Messa: ore 19:00 a seguire Scuola di preghiera con Gesù eucarestia : ore 20:00

 Venerdì 
S.S. Messa: ore 18:30

 Sabato 
(VALE ANCHE PER I PREFESTIVI)
S.S. Messa: 18:30
- EVENTI E NEWS -


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CONVOCAZIONE CONSIGLIO PASTORALE PARROCCHIALE 18/09/2009

Napoli, 18 settembre 2009



A tutti i membri del Consiglio Pastorale Parrocchiale

Il Consiglio Pastorale Parrocchiale è convocato per

VENERDI’ 2 OTTOBRE 2009, alle ore 19.30 (e comunque al termine della Santa Messa), con il seguente ordine del giorno

• introduzione del parroco
• approvazione verbale seduta dell’11 maggio 2009
• preparazione alla festività di San Raffaele Arcangelo
• aggiornamento sulle altre attività parrocchiali
• varie ed eventuali.

Si raccomanda di non mancare.

Cordialmente.

Il Parroco Don Salvatore Giuliano




IL VANGELO DI DOMENICA 13 SETTEMBRE - XXIV DEL TEMPO ORDINARIO 12/09/2009

Mc 8,27-35
Tu sei il Cristo… Il Figlio dell’uomo deve molto soffrire.

In quel tempo, Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo «La gente, chi dice che io sia?». Ed essi gli risposero «Giovanni il Battista altri dicono Elìa e altri uno dei profeti».
Ed egli domandava loro «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose «Tu sei il Cristo». E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno.
E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto, ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere.
Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse «Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».
Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà».

Parola del Signore


Omelia
Paolo Curtaz
Voi chi dite che sia, Gesù?

Ogni anno, puntuale, all’inizio dell’anno pastorale nelle nostre parrocchie, chiusa la parentesi estiva, troviamo lo stesso vangelo opportuno, insistente, destabilizzante.
Non possiamo essere discepoli per abitudine, con stanchezza, lasciando passare anno dopo anno, dimorando nelle nostre consolidate e piccole condotte di vita cristiana non ha dove posare il capo, il nostro Maestro, non vuole cristiani a traino, non gradisce finte devozioni.
La domanda, allora, è posta in maneira diretta.

Cafarnao
I Dodici, gongolanti, hanno tra le mani un futuro di grande carriera politica e religiosa Gesù piace, è credibile, ha successo, gratifica. Intorno al fuoco discutono, si animano, interagiscono. Gesù, defilato, li ascolta, sorride. Poi, come, se nulla fosse, pone la domanda.
La gente chi dice che io sia?.
Si parla molto di Gesù, ieri come oggi.
Sui giornali, nei dibattiti, tra amici, Gesù è un mistero irrisolto, inquietante, difficile da decifrare.
Chi è, veramente, Gesù di Nazareth?
Le risposte le conosciamo un grand'uomo, un uomo mite, un messaggero di pace, uno dei tanti uccisi dal potere.
Tutto vero, ma ci si ferma qui difficilmente si accetta la testimonianza della comunità dei suoi discepoli Gesù è Cristo, Gesù è Dio stesso.
È meglio mantenersi nel vago e rassicurante convincimento che Gesù sia una personalità della storia da ammirare ma che nulla ha a che vedere con la mia vita, meglio gestire il rapporto con Gesù riducendolo a memoria storica, invece che ammettere un'inquietante Presenza.
Meglio dar retta alla teoria di moda per dire sempre e solo una cosa, da duemila anni il Gesù vero non è quello (sconcertante) che vi hanno raccontato…

Lascia stare gli altri
Gesù non ci sta e, a bruciapelo, pone oggi a ciascuno di noi la domanda Voi chi dite che io sia?. Già. E per me? Per me solo, dentro, senza l’assillo di dare risposte sensate o alla moda, senza la facciata e l'immagine da tenere in piedi?
A me, nudo dentro, Gesù che dice? Quante risposte!
Gesù diventa una speranza, una nostalgia, una tenerezza, la tenerezza del sogno dell'’uomo che vorrebbe credere in un Dio vicino, che condivide, che partecipa. Oppure, attenti al rischio catechismo, abbiamo la risposta confezionata “Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio”.
Affermazione “corretta”, ma così lontana dal cuore!
La folla lo aveva riconosciuto il Messia. Così i discepoli, così gli apostoli, così la comunità di Roma a cui Marco indirizza il suo Vangelo.
Ma, in realtà?

Simone e Pietro
Simone osa, si lancia tu sei il Messia.
Risposta forte, esagerata, ardita in nessun modo Gesù assomiglia al messia che la gente si aspetta, così comune, dimesso, arrendevole, misericordioso. Nulla.
Gesù lo guarda, contento, e gli annuncia di essere Pietro, di essere una roccia, dentro di sé.
Simone il pescatore riconosce in Gesù il Cristo.
E Gesù, riconosciuto Cristo, gli restituisce il favore e gli svela che egli è una Pietra.
Se ci avviciniamo a Gesù e lo riconosciamo Signore, subito riconosciamo chi siamo in noi stessi, chi siamo in verità. Dio svela l’uomo a se stesso, sempre.

Cristo secondo Gesù
Gesù subito presenta ciò che significa essere Cristo donarsi fino alla morte.
E qui si resta sgomenti, attoniti, scandalizzati.
Ma come... e allora il Dio onnipotente, efficiente, che interviene a sanare le nostre malattie? Dov’è? Sicuramente c’è, ma dopo essere passato nella scandalosa logica della croce.
Non dite che Gesù è Cristo se prima non siete saliti con Lui sulla croce.
Non osate fare questa affermazione se prima non avete assaporato l’esagerazione e la sofferenza del dono, se prima la vostra vita non è stata arata e scavata dal solco della croce, amici, se prima non avete amato fino a star male, se il vostro cuore non è stato convertito dal dono della compassione. Questa croce che diventa misura del dono, giudizio sul mondo, unità di misura del nuovo sistema di amare il fratello.
Anche Pietro e gli altri dovranno passare per il Golgota prima di entrare definitivamente nella dinamica del Regno. Isaia intuisce e profetizza questa nuova prospettiva di un Messia sofferente e Giacomo ci ricorda che la nostra fede non si ferma alle Parola ma diventa Gesto e che solo così testimoniamo di avere incontrato il Cristo Signore.
Iniziamo così il nostro anno pastorale, il rientro all’attività autunnale chiediamoci, ancora, chi è per noi, oggi, il Signore Gesù.




XXIII DOMENICA DEL TEMPO 04/09/2009

EFFATA'!!!!!
Vangelo Mc 7,31-37

«Effatà» (Apriti!). Questa parola si accampa imponente nella liturgia della 23a domenica del Tempo Ordinario e, se non sul piano storico, almeno su quello simbolico si collega all’evangelo sul quale abbiamo riflettuto domenica scorsa. Se allora il messaggio di Gesù era di onorare Dio non in modo formale, ma con il cuore, oggi il messaggio è di ascoltare la voce dello Spirito che ci parla attraverso la nostra coscienza e di parlare con franchezza (parrhèsìa). Ma andiamo con ordine.

Gesù si trova fuori della Palestina, in una regione pagana (cioè di cultura ellenista) chiamata Decapoli.. La sua fama di “guaritore” è giunta fin lì e dunque un gruppo di persone gli porta un sordomuto pregandolo di imporgli la mano. Gesù «lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse “Effatà”, cioè “Apriti!”. E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano “Ha fatto bene ogni cosa fa udire i sordi e fa parlare i muti!”».

Che cosa ci suggerisce questo episodio? Prima di tutto che Gesù non ama vedere una persona sofferente e dunque si china sempre con compassione sulle difficoltà fisiche e spirituali di chi incontra. Eppure, l’interpretazione del “miracolo” va ben al di là di questo significato e riveste un valore simbolico fondamentale anche per la coppia e la famiglia.

Le orecchie del sordo si aprono e la lingua si scioglie. Anche per noi che fisicamente non siamo forse né sordi né muti dovrebbe essere operato il medesimo miracolo. Spesso la coppia e la famiglia vivono in un mondo isolato, fatto di preoccupazioni materiali, di incontri superficiali e fugaci, di incapacità di paziente ascolto reciproco. Sentiamo, ma non ascoltiamo. Non lasciamo entrare dentro di noi, nel nostro intimo, la parola dell’altro, una parola che può essere rigeneratrice e ristrutturante, oppure, all’opposto, può rappresentare una pressante domanda d’aiuto destinata purtroppo a restare, spesso, senza risposta.

Effatà!... apriamo le orecchie e il cuore all’ascolto. E apriamo anche il nostro intimo all’ascolto dello Spirito che, attraverso la nostra coscienza, ci istruisce e ci guida nelle realtà della vita che oggi, come sempre d’altronde, non è una vita facile per la famiglia.

La quale, però, è sovente muta…

E anche qui, allora, deve risuonare forte quella parola Effatà, apriti! Apriamo la bocca e l’intelligenza per esprimere con chiarezza i nostri desideri, le nostre esigenze come coppia e come famiglia. Se non lo facciamo noi, altri lo faranno per noi. Sciogliamo la lingua! Non lasciamo che i poteri politici, ed anche quelli religiosi, decidano che cosa è meglio per la famiglia e per la coppia senza consultarci e senza considerarci. Sì, anche nella Chiesa e non solo nella società è molto importante che il popolo recuperi la capacità di parola, per poter esprimere sia la propria esperienza di vita familiare e di coppia, sia la propria esperienza di Dio. È un arricchimento e un aiuto per tutti.

Nella Chiesa tutti hanno diritto di parola, non ci possono essere discriminazioni. Come ci ricorda con un linguaggio molto diretto l’apostolo Giacomo, se nell’assemblea entrano un ricco con un costoso anello al dito e un abbigliamento splendido, e un povero con l’abito sporco, non possiamo fare discriminazioni e dire al primo “Tu siediti qui, al primo posto” e al secondo “Tu invece mettiti in fondo o sotto lo sgabello dei miei piedi…”. Fuori di metafora, sia a livello sociale che ecclesiale occorre prendere in considerazione le esigenze di tutti, ma - proprio per una questione di redistribuzione di considerazione e di giustizia – rimettere i poveri al centro affinché venga loro restituito quanto è stato loro ingiustamente tolto. Diceva Papa Giovanni La Chiesa è sì la Chiesa di tutti, ma è soprattutto la Chiesa dei poveri. Una lezione dimenticata. Una povertà evidentemente non solo materiale sempre fuori di metafora, sia la società che la comunità cristiana avrebbero molto da guadagnare nell’ascolto non insofferente né disattento delle coppie e delle famiglie più povere, non solo economicamente, ma anche sul piano delle esperienze che sono spesso tristi, devastanti e cariche di inaudita sofferenza.

Solo allora potremo cantare con Isaia

4Dite agli smarriti di cuore

«Coraggio, non temete!

Ecco il vostro Dio,

giunge la vendetta,

la ricompensa divina.

Egli viene a salvarvi».

5Allora si apriranno gli occhi dei ciechi

e si schiuderanno gli orecchi dei sordi.

6Allora lo zoppo salterà come un cervo,

griderà di gioia la lingua del muto,

perché scaturiranno acque nel deserto,

scorreranno torrenti nella steppa.

7La terra bruciata diventerà una palude,

il suolo riarso sorgenti d’acqua.

Questa è anche la nostra speranza.





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