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QUELLA PRETESA DI FARCI FOLLI E CON LE LANTERNE ROTTE DI DON SALVATORE GIULIANO. 15/11/2009

Questo articolo è stato pubblicato dall'Avvenire il 13 novembre 2009.

IL RIFIUTO DELLA FEDE NON È UNA NOVITÀ, MA LA PRESSIONE AUMENTA
Quella pretesa di farci folli e con le lanterne rotte
di don SALVATORE GIULIANO
È impressionante come negli ultimi anni stia prendendo piede nel nostro Paese un movimento di chiaro stampo laicista guidato da alcuni volti e nomi più o meno noti che dilagano nel mondo dell’informazione e tentano di demolire il bene della fede attraverso la banalizzazione di tutto ciò che riguarda la sfera religiosa. L’obiettivo è chiaro e nemmeno più tanto originale trasmettere la 'morte di Dio' che essi hanno nel cuore a quanta più gente possibile. Si fanno, insomma, sempre più forti i movimenti mediatici suscitati da quanti puntano presentare il cristianesimo come un fastidio da estirpare, con i suoi dogmi, i suoi principi morali e la sua organizzazione. Nuovi e vecchi esponenti del mondo dei mas media – attraverso trasmissioni radiotelevisive, libri e articoli sulla stampa scritta – non perdono occasione per picconare ciò che è stato (e ancora per moltissimi è) un grande riferimento credere in Dio e sentirsi parte della Chiesa. Per coloro che hanno fondato la loro fede sulla 'roccia' certamente non basterà un programma tv, per quanto sapientemente organizzato, o un articolo di giornale, per quanto avvolto da un’apparente erudizione, a confondere le idee sulle tradizioni bimillenarie che hanno nutrito e nutrono generazioni di uomini, donando alla vita senso, speranza e forza. Ma ci sono tanti che, come direbbe Gesù, hanno invece il «lumignolo fumigante» con la fiamma della fede un po’ «smorta». A questi, forse, bastano poche parole o qualche insinuazione romanzata, fatta passare per oro colato contro la Chiesa e la sua stor ia, per distruggere quella forza che ha creato eroi di umanità e di santità, che ha ispirato l’arte, che ha diffuso e promosso ovunque la cultura, la solidarietà e la speranza soprattutto in quei per iodi in cui queste ultime non erano ancora sentite come valori da tutelare e diffondere. Si mina un bene, lasciando uno spaventoso vuoto nel cuore dei semplici che, proprio per il fatto di non aver approfondito la loro fede, stentano a trovare vere risposte consegnandosi a quella solitudine che l’uomo nietzschiano esprimeva gridando la «mor te di Dio» e designando tragicamente l’inizio di un eterno precipitare.
Il rifiuto della fede, del resto, non è fatto inedito. La fede cr istiana, anzi, è nata proprio tra le persecuzioni. E sono state ancora le persecuzioni a darle radicamento e vigore. D’altronde, Gesù stesso lo aveva preannunciato quando disse ai suoi Apostoli «Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi… e tutto questo lo faranno perché non hanno conosciuto né il Padre né me» ( Gv15,20.16,3 ).
C’è quindi una radice motivazionale nel gesto del r ifiuto della fede il non conoscere Dio. Si demolisce perché non si conosce. Gli oppositori sono probabilmente coloro che non hanno mai assaporato la bellezza, il bene, il valore dell’incontro con Dio, perdendo così una delle avventure più esaltanti che all’essere umano possa capitare incrociare nella propria contingenza storica lo sguardo d’amore dell’Eterno. La Chiesa come r isposta a questa opposizione non è innanzitutto chiamata a ribadire le proprie ragioni e i propri diritti inasprendosi per il rifiuto o la demolizione mediatica dei suoi valor i, ma dovrà elaborare sempre nuovi strumenti per far conoscere il volto del Padre attraverso quello di Cristo. Non è certamente con lo studio di nuove vie diplomatiche che si opera la diffusione della fede, ma reinvestendo sul fascino di ciò che di più prezioso si possiede il tesoro del Vangelo di Gesù. Ogni singolo cristiano dovrà rivestire di bellezza e di coerenza il proprio credere affinché possa esserci una nuova fioritura di fede a cominciare proprio dal cuore di coloro che le fanno guerra. Non lasciamo, quindi, come l’«uomo folle» di Nietzsche che la nostra lanterna cadendo a terra si frantumi e si spenga, ma r imotiviamoci ancora di più nello slancio parenetico dell’annuncio, perché il Requiem aeternam Deo che tanti continuano a cantare sia sostituito dall’ Exultet pasquale nella testimonianza gioiosa di essere Chiesa.

 



A V V I S O 13/11/2009

Venerdì 4 e sabato 5 dicembre, ritiro spirituale degli adulti a Sorrento. Si parte in pullmann alle ore 15.00 da Via Tiglio. Vi aspettiamo.

 



XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - 15 NOVEMBRE 2009 13/11/2009

Quando si chiede ad un bambino della seconda metà del ventesimo secolo che cosa sia per lui la fine del mondo, risponde in termini di catastrofe e di annientamento, così come suggeriscono la bomba atomica e l’inquinamento. Ma quando si interroga Gesù sulla fine dei tempi, risponde in termini di pienezza e di ritorno. Egli afferma con forza che il Figlio dell’uomo ritornerà non, come è già venuto, per annunciare il regno (Mc 1,15) e il tempo della misericordia (Gv 3,17), ma perché tutto si compia (1Cor 15,28). Allora ognuno troverà il proprio posto (1Cor 14,2-3) e otterrà la sua ricompensa in funzione delle proprie opere (Mt 16,27). La predicazione di Gesù è carica di questa preoccupazione aprire gli occhi agli uomini sui segni premonitori di questa fine del mondo che non sarà una caduta nel nulla, ma un ingresso nella gloria. Ma ciò che resta e resterà nascosto, è la data di questo istante. Questo è un segreto del Padre. Egli non l’ha ancora svelato. Ecco perché la Parola (il Figlio) non lo sa. Il Padre non ha ancora espresso questo pensiero, per via della sua pazienza infinita e della sua bontà illimitata (2Pt 3,9). Inutile insistere (At 1,6-7) e chiedere “Perché?”. Per il momento, questo non ci riguarda e non è nemmeno utile per noi saperlo. La sola cosa che conta è sapere che questo ritorno di Cristo ci sarà e che bisogna prepararsi ad esso, altrimenti ci si ritroverà irrimediabilmente esclusi dal Regno (Mt 25,11-12 Lc 13,25).

Vangelo

Mc 13,24-32
Il Figlio dell’uomo radunerà i suoi eletti dai quattro venti.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli
«In quei giorni, dopo quella tribolazione,
il sole si oscurerà,
la luna non darà più la sua luce,
le stelle cadranno dal cielo
e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte.
Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo.
Dalla pianta di fico imparate la parabola quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. Così anche voi quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte.
In verità io vi dico non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.
Quanto però a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre».

Parola del Signore



 

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