PARROCCHIA SAN GIOVANNI BATTISTA
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XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO A • COLORE LITURGICO: VERDE • IS 5, 1-7; SAL.79; FIL 4, 6-9; MT 21, 33-43 06/10/2017

Mt 21, 33-43
Dal Vangelo secondo Matteo
33Ascoltate un’altra parabola c’era un uomo che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. 34Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. 35Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. 36Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. 37Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo “Avranno rispetto per mio figlio!”. 38Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. 39Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. 40Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?». 41Gli risposero «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo». 42E Gesù disse loro «Non avete mai letto nelle Scritture La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi? 43Perciò io vi dico a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti.
C Parola del Signore.
A Lode a Te o Cristo.
Più forte dei tradimenti, il progetto di Dio è vino di festa
padre Ermes Ronchi
Gesù amava le vigne, doveva conoscerle molto bene e deve averci anche lavorato. Le osservava con occhi d’amore e nascevano parabole, ben sei sono riferite dai Vangeli. Ha adottato la vite come proprio simbolo (io sono la vite e voi i tralci, Gv 15,5) e al Padre ha dato nome e figura di vignaiolo (Gv 15,1). Lanza del Vasto ha intitolato un suo libro con questa immagine visionaria L’arca aveva una vigna per vela. L’arca della nostra storia, quella che salva l’umanità, l’arca che galleggia sulle acque di questi ininterrotti diluvi e li attraversa, è sospinta da una vela che è Cristo-vite, della quale noi tutti siamo tralci. Insieme catturiamo il vento di Dio, il vento del futuro. Noi la vela, Dio il vento.
Ma oggi Gesù racconta di una vigna con una vendemmia di sangue e tradimento. La parabola è trasparente. La vigna è Israele, siamo noi, sono io tutti insieme speranza e delusione di Dio, fino alle ultime parole dei vignaioli, insensate e brutali «Costui è l’erede, venite, uccidiamolo e avremo noi l’eredità!».
Il movente è avere, possedere, prendere, accumulare. Questa ubriacatura per il potere e il denaro è l’origine delle vendemmie di sangue della terra, «radice di tutti i mali» (1Tm 6,10).
Eppure come è confortante vedere che Dio non si arrende, non è mai a corto di meraviglie e ricomincia dopo ogni tradimento ad assediare di nuovo il cuore, con altri profeti, con nuovi servitori, con il figlio e, infine, anche con le pietre scartate. Conclude la parabola «Che cosa farà il Padrone della vigna dopo l’uccisione del Figlio?» La soluzione proposta dai giudei è logica, una vendetta esemplare e poi nuovi contadini, che paghino il dovuto al padrone. Gesù non è d’accordo, Dio non spreca la sua eternità in vendette. E infatti introduce la novità propria del Vangelo la storia perenne dell’amore e del tradimento tra uomo e Dio non si conclude con un fallimento, ma con una vigna nuova.
«Il regno di Dio sarà dato a un popolo che ne produca i frutti». E c’è un grande conforto in queste parole. I miei dubbi, i miei peccati, il mio campo sterile non bastano a interrompere la storia di Dio. Il suo progetto, che è un vino di festa per il mondo, è più forte dei miei tradimenti, e avanza nonostante tutte le forze contrarie, la vigna fiorirà.
Ciò che Dio si aspetta non è il tributo finalmente pagato o la pena scontata, ma una vigna che non maturi più grappoli rossi di sangue e amari di tristezza, bensì grappoli caldi di sole e dolci di miele una storia che non sia guerra di possessi, battaglie di potere, ma produca una vendemmia di bontà, un frutto di giustizia, grappoli di onestà e, forse, perfino acini o gocce di Dio tra noi.


 



XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A) 19/09/2017

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola
«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro “Andate anche voi nella vigna quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro “Andate anche voi nella vigna”.
Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore “Chiama i lavoratori e dai loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”.
Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».

Parola del Signore

padre Ermes Ronchi

La giustizia di Dio è dare a ciascuno il meglio

Per tre domeniche di seguito Gesù ci rac­conta parabole di vigne. È una delle im­magini che ama di più, al punto che arri­va a definire se stesso come vite e noi come tral­ci, per dire che il progetto di Dio per il mondo, sua vigna, è una vendemmia profumata, un vino di fe­sta, una promessa di felicità.
Il proprietario terriero esce di casa all'alba, si re­ca sulla piazza del paese e assolda operai per la sua vigna c'è un lavoro da compiere, molto lavoro, al punto che esce ancora per altre quattro volte e o­gni volta assume nuovi operai. A questo punto però qualcosa non torna che senso ha assumere lavoratori quando manca un'ora soltanto al tra­monto? Il tempo di arrivare alla vigna, di prende­re gli ordini dal fattore, e sarà subito sera. Di qua­le utilità saranno, a quanto potrà ammontare la giusta paga?
Allora nasce il sospetto che il padrone non assu­ma operai per le necessità della sua azienda, ma per un altro motivo. Nessuno ha pensato a questi ultimi, allora ci penserà lui, non per il suo ma per il loro interesse, preoccupandosi non dei suoi af­fari, ma del loro bisogno non lavorare significa infatti non mangiare.
Questo padrone spiazza di nuovo tutti al mo­mento della paga gli ultimi sono pagati per pri­mi, e ricevono per un'ora sola di lavoro la paga di un giorno intero. Non è una paga, ma un regalo.
Mi commuove il Dio presentato da Gesù, un Dio che con quel denaro, che giunge insperato e benedetto a quattro quinti dei lavoratori, intende a­limentare le loro vite e le loro famiglie. È il Dio del­la bontà senza perché, vertigine nei normali pen­sieri, che trasgredisce tutte le regole dell'economia, che sa ancora saziarci di sorprese.
Nessun padrone farebbe così. Ma Dio non è un pa­drone, neanche il migliore dei padroni. Dio non è il contabile del cosmo. Un Dio ragioniere non converte nessuno. Quel denaro regalato ha lo sco­po di assicurare il pane per oggi e la speranza per domani a tutte le case.
Gli operai della prima ora quando ricevono il de­naro pattuito, sono delusi non è giusto, dicono, noi meritiamo di più degli altri. Ma il padrone A­mico, non ti faccio torto. Il padrone non è stato ingiusto, ma generoso. Non toglie nulla ai primi, aggiunge agli altri. E lancia tutti in un'avventura sconosciuta quella della bontà. Che non è giusta, è oltre, è molto di più.
La giustizia umana è dare a ciascuno il suo, quel­la di Dio è dare a ciascuno il meglio. L'uomo ra­giona per equivalenza, Dio per eccedenza (Card. Martini). Il perché di questa eccedenza, che mi riempie di speranza, sta in evidenti ragioni d'a­more, che non cerca mai il proprio interesse (1Cor 13,5), e che mi sorprenderà, alla sera della mia vi­ta, come un dolcissimo regalo.

 



SOLENNI QUARANTORE 11/02/2015

Carissimi fratelli e sorelle,
anche quest’anno la nostra Comunità parrocchiale vivrà un tempo di grazia nella celebrazione delle Quarantore tre giorni ricchi di fede che ci daranno la possibilità di incamminarci con spirito rinnovato e cuore ardente verso la Santa Pasqua. Nel culto eucaristico la Chiesa sperimenta con gioia e in molteplici forme il continuo avverarsi della promessa di Gesù «Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20). Nelle ore di grazia che ci attendono sarà sperimentabile la presenza viva di Gesù che è il vertice e il compimento delle attese più intime di ogni uomo. Nella santissima Eucaristia è racchiuso infatti tutto il bene spirituale della Chiesa, cioè lo stesso Cristo, nostra Pasqua e pane vivo che, mediante la sua carne, dà la vita e la salvezza agli uomini. Non perdiamo l’occasione di vivere nei giorni di adorazione questo “cuore a cuore” con Dio! Portiamo a lui le nostre gioie e le nostre sofferenze e sentiremo certamente che nel cammino di questa vita non siamo soli ma Egli cammina sempre con noi.

Don Salvatore




Domenica 15 febbraio
Ore 12,00 - Santa Messa di apertura delle Quarantore presieduta da Mons. Lucio Lemmo - Vescovo Ausiliare di Napoli. Segue Esposizione Eucaristica e tempo silenzioso di preghiera.
Ore 15,00 Coroncina della Misericordia e Ora Media.
Ore 18,30 Vespro e Catechesi Eucaristica con il Biblista Prof. Luigi Santopaolo.

Lunedì 16 febbraio
Ore 8,00 Santa Messa e Lodi Mattutine. Segue Esposizione Eucaristica.
Ore 12,00 Angelus e Ora Media.
Ore 15,00 Coroncina della Misericordia.
Ore 18,00 Rosario Meditato.
Ore 18,30 Santa Messa.
Ore 19,30 Vespro e Catechesi Eucaristica con il Biblista Prof. Luigi Santopaolo.
Ore 20,30 Inizio dell’Adorazione Notturna (ci sarà animazione di preghiera e tempo di silenzio con la possibilità delle Confessioni con più Sacerdoti fino alle ore 24,00).
Ore 24,00 Compieta e Benedizione Eucaristica.

Martedì 17 febbraio
Ore 8,00 Santa Messa e Lodi Mattutine. Segue Esposizione Eucaristica.
Ore 12,00 Angelus e Ora Media.
Ore 15,00 Coroncina della Misericordia.
Ore 18,00 Rosario Meditato.
Ore 18,30 Santa Messa.
Ore 19,30 Vespro e Catechesi Eucaristica con il biblista Prof. Luigi Santopaolo. Conclusione con Solenne Benedizione.

 

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