PARROCCHIA SAN GIOVANNI BATTISTA
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APPUNTAMENTI SETTIMANALI

 Domenica 
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S.S. Messa
ore 9:00 - 10:30 - 12:00 - 18:30.

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S.S. Messa: ore 18:30

 Martedì 
S.S. Messa: ore 18:30

 Mercoledì 
S.S. Messa: ore 18:30

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S.S. Messa: ore 19:00 a seguire Scuola di preghiera con Gesù eucarestia : ore 20:00

 Venerdì 
S.S. Messa: ore 18:30

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I DOMENICA DI AVVENTO - 29 NOVEMBRE 2009 28/11/2009

Il Vangelo di Luca è indirizzato ai cristiani della sua epoca ma anche a quelli di tutti i tempi, che devono vivere nella fede del Signore in mezzo al mondo. Sono parole di consolazione e di speranza, di fronte alle tribolazioni e alle tristezze della vita.
Gli stessi avvenimenti che disorientano gli uomini saranno per i cristiani il segno che l’ora della salvezza si avvicina. Dietro tutte le peripezie, per quanto dolorose possano essere, essi potranno scoprire il Signore che annuncia la sua venuta, la sua redenzione, e l’inizio di una nuova era.
La venuta del Signore non è considerata come una cosa vicina nel tempo. I cristiani devono pensare che la storia duri a lungo, fino alla creazione definitiva del Regno di Dio. È necessario dunque che essi abbiano un’attitudine paziente di fronte alle avversità, e perseverante nel cammino che li conduce alla vita piena.
Così, il vangelo mette in guardia contro il pericolo di rilassarsi nel quotidiano. Bisogna restare vigili, in preghiera, e chiedere forza, perché ogni affanno terreno smussa i cuori, distrae il pensiero e impedisce di vivere, senza angoscia né sorpresa, l’attesa gioiosa del Signore che è misericordia e vita nuova.

V A N G E L O

Lc 21,25-28.34-36
La vostra liberazione è vicina.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli
«Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte.
Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria.
Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina.
State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».

Parola del Signore



 



XXXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - 22 NOVEMBRE 2009 21/11/2009

Per festeggiare Cristo, re dell’universo, la Chiesa non ci propone il racconto di una teofania splendente. Ma, al contrario, questa scena straziante della passione secondo san Giovanni, in cui Gesù umiliato e in catene compare davanti a Pilato, onnipotente rappresentante di un impero onnipotente. Scena straziante in cui l’accusato senza avvocato è a due giorni dal risuscitare nella gloria, e in cui il potente del momento è a due passi dallo sprofondare nell’oblio. Chi dei due è re? Quale dei due può rivendicare un potere reale (Gv 19,11)? Ancora una volta, secondo il modo di vedere umano, non si poteva che sbagliarsi. Ma poco importa. I giochi sono fatti. Ciò che conta è il dialogo di questi due uomini. Pilato non capisce niente, né dei Giudei, né di Gesù (Gv 18,35), né del senso profondo del dibattito (Gv 18,38). Quanto a Gesù, una sola cosa conta, ed è la verità (Gv 18,37). Durante tutta la sua vita ha servito la verità, ha reso testimonianza alla verità. La verità sul Padre, la verità sulla vita eterna, la verità sulla lotta che l’uomo deve condurre in questo mondo, la verità sulla vita e sulla morte. Tutti campi essenziali, in cui la menzogna e l’errore sono mortali. Ecco cos’è essere re dell’universo entrare nella verità e renderle testimonianza (Gv 8,44-45). Tutti i discepoli di Gesù sono chiamati a condividere la sua regalità, se “ascoltano la sua voce” (Gv 18,37). È veramente re colui che la libertà ha reso libero (Gv 8,32).

Vangelo

Gv 18,33b-37
Tu lo dici io sono re.

In quel tempo, Pilato disse a Gesù «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?».
Rispose Gesù «Il mio regno non è di questo mondo se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei ma il mio regno non è di quaggiù».
Allora Pilato gli disse «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù «Tu lo dici io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».

Parola del Signore



 



QUELLA PRETESA DI FARCI FOLLI E CON LE LANTERNE ROTTE DI DON SALVATORE GIULIANO. 15/11/2009

Questo articolo è stato pubblicato dall'Avvenire il 13 novembre 2009.

IL RIFIUTO DELLA FEDE NON È UNA NOVITÀ, MA LA PRESSIONE AUMENTA
Quella pretesa di farci folli e con le lanterne rotte
di don SALVATORE GIULIANO
È impressionante come negli ultimi anni stia prendendo piede nel nostro Paese un movimento di chiaro stampo laicista guidato da alcuni volti e nomi più o meno noti che dilagano nel mondo dell’informazione e tentano di demolire il bene della fede attraverso la banalizzazione di tutto ciò che riguarda la sfera religiosa. L’obiettivo è chiaro e nemmeno più tanto originale trasmettere la 'morte di Dio' che essi hanno nel cuore a quanta più gente possibile. Si fanno, insomma, sempre più forti i movimenti mediatici suscitati da quanti puntano presentare il cristianesimo come un fastidio da estirpare, con i suoi dogmi, i suoi principi morali e la sua organizzazione. Nuovi e vecchi esponenti del mondo dei mas media – attraverso trasmissioni radiotelevisive, libri e articoli sulla stampa scritta – non perdono occasione per picconare ciò che è stato (e ancora per moltissimi è) un grande riferimento credere in Dio e sentirsi parte della Chiesa. Per coloro che hanno fondato la loro fede sulla 'roccia' certamente non basterà un programma tv, per quanto sapientemente organizzato, o un articolo di giornale, per quanto avvolto da un’apparente erudizione, a confondere le idee sulle tradizioni bimillenarie che hanno nutrito e nutrono generazioni di uomini, donando alla vita senso, speranza e forza. Ma ci sono tanti che, come direbbe Gesù, hanno invece il «lumignolo fumigante» con la fiamma della fede un po’ «smorta». A questi, forse, bastano poche parole o qualche insinuazione romanzata, fatta passare per oro colato contro la Chiesa e la sua stor ia, per distruggere quella forza che ha creato eroi di umanità e di santità, che ha ispirato l’arte, che ha diffuso e promosso ovunque la cultura, la solidarietà e la speranza soprattutto in quei per iodi in cui queste ultime non erano ancora sentite come valori da tutelare e diffondere. Si mina un bene, lasciando uno spaventoso vuoto nel cuore dei semplici che, proprio per il fatto di non aver approfondito la loro fede, stentano a trovare vere risposte consegnandosi a quella solitudine che l’uomo nietzschiano esprimeva gridando la «mor te di Dio» e designando tragicamente l’inizio di un eterno precipitare.
Il rifiuto della fede, del resto, non è fatto inedito. La fede cr istiana, anzi, è nata proprio tra le persecuzioni. E sono state ancora le persecuzioni a darle radicamento e vigore. D’altronde, Gesù stesso lo aveva preannunciato quando disse ai suoi Apostoli «Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi… e tutto questo lo faranno perché non hanno conosciuto né il Padre né me» ( Gv15,20.16,3 ).
C’è quindi una radice motivazionale nel gesto del r ifiuto della fede il non conoscere Dio. Si demolisce perché non si conosce. Gli oppositori sono probabilmente coloro che non hanno mai assaporato la bellezza, il bene, il valore dell’incontro con Dio, perdendo così una delle avventure più esaltanti che all’essere umano possa capitare incrociare nella propria contingenza storica lo sguardo d’amore dell’Eterno. La Chiesa come r isposta a questa opposizione non è innanzitutto chiamata a ribadire le proprie ragioni e i propri diritti inasprendosi per il rifiuto o la demolizione mediatica dei suoi valor i, ma dovrà elaborare sempre nuovi strumenti per far conoscere il volto del Padre attraverso quello di Cristo. Non è certamente con lo studio di nuove vie diplomatiche che si opera la diffusione della fede, ma reinvestendo sul fascino di ciò che di più prezioso si possiede il tesoro del Vangelo di Gesù. Ogni singolo cristiano dovrà rivestire di bellezza e di coerenza il proprio credere affinché possa esserci una nuova fioritura di fede a cominciare proprio dal cuore di coloro che le fanno guerra. Non lasciamo, quindi, come l’«uomo folle» di Nietzsche che la nostra lanterna cadendo a terra si frantumi e si spenga, ma r imotiviamoci ancora di più nello slancio parenetico dell’annuncio, perché il Requiem aeternam Deo che tanti continuano a cantare sia sostituito dall’ Exultet pasquale nella testimonianza gioiosa di essere Chiesa.

 

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