PARROCCHIA SAN GIOVANNI BATTISTA
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IL MESSAGGIO DI NATALE DI PADRE GIANNI MANCO A PARENTI ED AMICI 25/12/2009

"Si é fatto simile a me perché io Lo potessi accogliere...Ha preso il mio volto perché io da Lui non mi distolga" (Odi di Salomone)


Carissimi amici e parenti che siete in Italia, vi giunga questo semplice biglietto di auguri nella solennità del Natale, mistero centrale della nostra fede cristiana e motivo di gioia per quanti si sono messi alla sequela del Dio della gioia e della condivisione con le sorti dei poveri e emarginati. Il Signore, facendosi carne come uno di noi e assumendo la condizione di bimbo, ha voluto darci l’esempio dell’amore che si manifesta nell’umiltà e nello svuotamento da sè e di sè. Ha voluto insegnarci la legge imperitura del servizio che si manifesta nella tenerezza e nella gioia di camminare al passo dei poveri e di quelli che il mondo considera inutili e “soprannumerari”. La festa del Natale riaccende in noi l’entusiasmo dell’annuncio missionario alle genti perchè come i pastori di Betlem anche noi sappiamo ricevere la notizia sconvolgente del Dio “umanato”, amante dell’umanità, e portarla ai confini della terra con quella gioia e semplicità che caratterizza i piccoli e privilegiati di Dio. Se perdessimo questa ingenuità divina e questo fascino di Dio nella piccolezza, anche noi ci lasceremmo prendere dalle dinamiche del mondo che ci intrappola nel laccio del cinismo e della mancanza di speranza. Anche noi perderemmo il gusto di sognare che un mondo come Dio lo vuole è possibile e cadremmo nelle fauci dell’apparenetemente vittorioso fatalismo del sistema neoliberista. Al contrario, la contemplazione del “bimbo avvolto in fasce in una mangiatoia con Maria e Giuseppe” nella più estrema povertà, ci restituisce lo slancio e la gioia di riconoscerlo proprio nel volto dei poveri, ai quali ha voluto per primi manifestare la sua giovialità e compassione. E’ quello che ho vissuto in questo primo anno e mezzo messicano, sforzandomi di servire i fratelli che ha voluto affidarmi nell’ascolto e nella condivisione con le loro vite e le loro storie, tutte caratterizzate da una ricerca autentica della pace nella giustizia e da una volontà di costruire un mondo a misura del Regno di Dio, in mezzo a una situazione sociale dominata dalla violenza del narcotraffico e dalla estrema diseguaglianza tra ricchi e poveri che lascia ai margini molti fratelli, immagine e somiglianza di Cristo. Il Signore mi ha fatto sperimentare con mano che significa vivere in un mondo dove domina l’indifferenza all’altro, l’esclusione e l’emarginazione del povero che nonostante tutto mantiene salda la fede nel Dio della Vita. Ma allo stesso tempo, ho potuto anche vivere e condividere quello che solo i poveri sanno insegnare e vivere la speranza e la passione per il Regno nella costruzione della giustizia e della pace. Gli innumerevoli volti di bimbi dei “ cerros mexicanos”, le mamme e le donne coraggiose delle comunità di base, le espressioni cariche di tristezza mista a speranza di chi valica il “muro della vergogna” tra gli Stati Uniti e il Messico in cerca di un futuro migliore e la testimonianza di sacerdoti coraggiosi che hanno daro la vita per il Vangelo, hanno rinsaldato in me il desiderio di essere missionario del Vangelo, fedele a Cristo e alla Chiesa, uomo senza frontiere, fratello universale, e annunciatore e testimone della Parola che si è fatta carne e che possiamo abbracciare e toccare nella carne martoriata del povero.
Un grazie a quanti in questi mesi mi hanno manisfestato la loro vicinanza con la preghiera, lettere, email e qualche aiuto economico il Signore vi ricompensi abbondantemente! Che possiate vivere questo Natale con la stessa carica di novità gioiosa con cui i pastori ricevettero la notizia sconvolgente e con l’inquietudine che deve caratterizzare i missionari del Vangelo nell’andare, partire e annunciare che il “ Verbo si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi”(Gv 1,14).
FELIZ NAVIDAD Y PROSPERO AñO NUEVO

P. GIOVANNI MANCO pime
manco.giovanni@pime.org
manco.giovanni@libero.it
Facebook giovanni manco








SANTO NATALE A TUTTI 21/12/2009

NATALE DEL SIGNORE
Natale. Un Dio infinito che si fa presente a un Uomo finito. “Dio è con noi, per noi e in noi” questo il messaggio di gioia di un Dio annunciato nel tempo e con il tempo di un Dio che è meridiana del
tempo dell’Umanità e parallelo d ella nostra Vita.
Un Dio che nascendo come Uomo, ma soprattutto per l’Uomo, si pone come frattura tra l’antica
legge formalista incisa nella pietra per un popolo duro di cervice e la nuova legge dell’Amore incisa nel cuore di carne di ogni Uomo nuovo.
Natale, non una parola astratta, ma un evento storico e reale che scuote le fondamenta dei propri
comportamenti quotidiani come un paio di migliaia di anni fa di sicuro avrà scosso intimamente le
certezze di Maria all’annuncio che sarebbe diventata “madre” del “Dio con noi”.
Maria, pur nella comprensibile iniziale leggera perplessità di come era possibile dato che non
conosceva Uomo (Lc 1,34), si fa “ancella”, fidandosi non quanto di chi in quel momento le annunciava l’evento straordinario, ma di Colui per il quale “nessuna cosa infatti è impossibile… ”
(Lc 1,37) e che l’aveva “pre-scelta” tra tutte le donne “perché ha considerato l’umiltà della sua serva… ” (Lc 1,48).
Ecco, forse, sta proprio qui il vero Natale l’accettare, con le nostre piccole umane difficoltà, il messaggio più semplice ma straordinario della vita l’Amore.
Il Natale, nella sua annunciazione, chiede di fare una scelta, di credere che l’Amore è la forza del
cambiamento quotidiano del nostro agire in noi per gli altri, anche quando ne vedremo, ne udremo,
ne toccheremo quello per cui abbiamo creduto e operato durante tutta la nostra vita.
In una realtà umana come quella di oggi, in cui il dubbio, l’incertezza, la diffidenza, il relativismo
sembrano essere le linee comportamentali portanti, Maria e Giuseppe, ci insegnano ad ascoltare,
comprendere, meditare ed agire fidandoci di Colui che, obbediente al Padre fino alla morte e alla morte in croce, si incarna nell’Uomo, condividendo tutta l’umanità dell’uomo tranne che il peccato.
Qualunque sia stata la situazione in cui più di 2000 anni fa nacque Cristo, emerge subito dai racconti
evangelici come il primo atteggiamento dei vari soggetti sia stato quello di porsi in ascolto e di dare
sostanza all’ascolto con comportamenti pratici, il primo fra tutti quello di “mettersi in cammino
Maria, all’annuncio del messaggero di Dio (Lc 2,26-31), si mette in cammino e va a condividere da
Elisabetta la gioia della nascita di Giovanni, il precursore di Gesù i pastori, in veglia, all’annuncio
degli angeli (Lc 2,8-20), si mettono in cammino senza indugio per scoprire la gioia nell’accogliere, in quel “bambino” nella mangiatoia, il Salvatore i magi, all’annuncio della sua stella in oriente (Mt
2,2), si misero in cammino per prostrarsi con gioia alla regalità di quel bambino annunciato nella
Storia e dalla Storia dell’Uomo.
Tutti siano chiamati a metterci in cammino, ognuno nel suo tempo e con i suoi tempi, chiamati a
vivere non per se, ma con gli altri e per gli altri, annunciando con il proprio agire, con il proprio
comportamento, con il proprio servizio concreto, la testimonianza che il Natale non è un tradizionale
spot emozionale - che inizia a novembre e finisce con la befana – ma il Natale è l’Incarnazione e
manifestazione di un Dio fattosi carne e venuto ad abitare in mezzo a noi, con noi, per noi… non solo
il 25 dicembre, ma ogni giorno, per 365 giorni, per tutti gli anni della nostra vita.
Riflessioni
- Ogni giorno sono capace di fare piccoli gesti d’Amore (leggasi Carità) come testimonianza di
un cambiamento personale?
- Come coppia, come Famiglia cerchiamo di “ascoltare-vedere-agire” accogliendoci nelle
nostre difficoltà e diversità con vicendevole condivisione?
- La mia e nostra vita è uno spot emozionale/commerciale o lo stile di Maria, Madre e Sposa
Mi può impegnare a scegliere uno stile di vita “più umile”?




IV DOMENICA DI AVVENTO - 20 DICEMBRE 2009 19/12/2009

Oggi il vangelo ci rivela come si sono realizzati la venuta del Messia e il mistero della redenzione che essa contiene.
La persona di Maria, la sua fede, il suo “sì”, la sua maternità, sono le vie scelte da Dio per fare visita ai suoi e portare la salvezza a tutti gli uomini. Il centro dell’avvenimento evangelico di questo giorno si sviluppa, dunque, attorno a Maria lei è la più profonda e più radicale via dell’Avvento. Si capisce la ragione della visita a sua cugina Elisabetta nel messaggio dell’angelo (Lc 1,36). Ella si dirige rapidamente verso il villaggio in Giudea, perché la grazia ricevuta da sua cugina Elisabetta, che diventerà mamma, la riempie di gioia. Il suo saluto ha un effetto meraviglioso su Elisabetta e sul bambino. Tutti e due si impregnano di Spirito Santo. Elisabetta sente il bambino sussultare dentro di sé, come fece tempo prima Davide davanti all’arca dell’Alleanza, durante il suo viaggio a Gerusalemme (2Sam 6,1-11). Maria è la nuova arca dell’Alleanza, davanti alla quale il bambino esprime la sua gioia. Dal bambino l’azione dello Spirito è trasmessa anche ad Elisabetta, cosa che la conduce a riconoscere la Madre del suo Signore. Sotto l’ispirazione dello Spirito, conosce il mistero del messaggio dell’angelo a sua cugina Maria, e la riconosce “felice” in ragione della fede con la quale ella l’ha ricevuto. La testimonianza di Elisabetta è la più antica testimonianza della venerazione della prima Chiesa per la Madre del Salvatore.

Vangelo

Lc 1,39-45
A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

Parola del Signore



 

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