PARROCCHIA SAN GIOVANNI BATTISTA
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 Domenica 
(VALE ANCHE PER I FESTIVI)
S.S. Messa
ore 9:00 - 10:30 - 12:00 - 18:30.

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S.S. Messa: ore 18:30

 Martedì 
S.S. Messa: ore 18:30

 Mercoledì 
S.S. Messa: ore 18:30

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S.S. Messa: ore 19:00 a seguire Scuola di preghiera con Gesù eucarestia : ore 20:00

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S.S. Messa: ore 18:30

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S.S. Messa: 18:30
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BATTESIMO DEL SIGNORE (ANNO C) - 10 GENNAIO 2010 08/01/2010

Lo Spirito Santo giunge ad attestare in modo solenne la divinità di Gesù nel momento in cui ha compiuto, come un uomo qualsiasi, il gesto penitenziale, essendosi sottoposto al battesimo di Giovanni. Durante la sua vita terrena, Gesù non si mostrerà mai tanto grande come nell’umiltà dei gesti e delle parole. Importante lezione questa, per noi che vediamo le cose in modo tanto diverso. Seguire Cristo significa intraprendere questo cammino di umiltà, cioè di verità. Cristo, vero Dio e vero uomo, ci insegna la verità del nostro essere.
Feriti dal peccato, purificati dal battesimo, noi oscilliamo fra i due estremi, entrambi attraenti, del male e della santità. E questo si vive nella quotidianeità più umile. Ad ogni passo possiamo scegliere Dio e il suo amore, o, viceversa, rifiutarlo.
Seguire le orme di Gesù, significa assicurarsi un cammino che, nonostante sia stretto e sassoso, conduce alla vita eterna, alla vera beatitudine.

Lc 3,15-16.21-22
Mentre Gesù, ricevuto il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì.

In quel tempo, poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo «Io vi battezzo con acqua ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco».
Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo «Tu sei il Figlio mio, l’amato in te ho posto il mio compiacimento».

Parola del Signore



 



II DOMENICA DOPO NATALE - 3 GENNAIO 2010 02/01/2010

L’evento dell’incarnazione del Verbo è la rivelazione perfetta e insuperabile del mistero di Dio. È nella “storia del Verbo” (san Bernardo) che l’uomo può vedere la gloria di Dio e così la vita eterna è già donata all’uomo, mentre ancora vive nel tempo.
Il disegno misterioso di Dio sull’umanità ora è pienamente svelato a chi accoglie il Verbo fatto carne viene donato il potere di diventare figlio di Dio. L’uomo è chiamato a divenire partecipe della stessa filiazione divina del Verbo ad essere nel Verbo Incarnato figlio del Padre. E il Padre genera nel Verbo Incarnato anche ogni uomo e in lui vede e ama ogni persona umana. È la suprema rivelazione della dignità di ogni persona umana, della singolare preziosità di ogni uomo.

Vangelo


Gv 1,1-18
Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi.


In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama
«Era di lui che io dissi
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».
Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.

Parola del Signore.


 



SANTA FAMIGLIA ANNO C 27/12/2009

La festa di oggi ci fa riflettere su una grande ricchezza di temi Cristo ha voluto nascere e crescere in seno alla famiglia di Giuseppe e Maria. La famiglia da il tono alla vita, ci fa sperimentare la vita insieme, la gioia dell’andare, del camminare congiuntamente sulle strade di Dio e del mondo è un sostegno nei momenti difficili sviluppa la nostra maturità nell’amore, rende più facili e sopportabili gli impegni quotidiani, le battaglie del tempo presente.
Anche la famiglia di Nazaret ha conosciuto la precarietà, la paura, la fuga dal pericolo che incombe, ma anche l’esperienza religiosa in casa e nel pellegrinaggio al tempio.

Nella prima lettura troviamo il dramma di una donna, Anna la madre che dopo anni di sterilità ottiene la grazia di un figlio Samuele. Come atto di ringraziamento, Anna lo consacra al Signore, riconoscendo di averlo avuto in dono. Il messaggio che questo racconto ci trasmette è che il figlio non è un diritto e una pretesa della donna, dell'uomo, della coppia, ma è un dono di Dio e ogni dono va accolto con amore e responsabilità, senza forzare ciò che la natura per misteriosi fatti non concede a volte agli sposi, ovvero la gioia di un figlio.

Anna diventa l'icona di un atteggiamento più libero, povero, capace di accarezzare la vita senza trattenerla, di respirarla senza asfissiare niente e nessuno, di legarsi a Dio, alle persone amate, ai luoghi, ma senza nessuna possessività. Dio nasce in noi nella misura in cui smettiamo di volerlo catturare e lo lasciamo “essere”, cioè rispettiamo la grande diversità rispetto a ciò che noi vorremmo che lui fosse.

Il salmo canta la bellezza del tempio e il valore grande che ha per ogni fedele. Ogni credente desidera incontrare il Signore andando nella sua dimora, lì trova rifugio e “ha le tue vie nel suo cuore”.

Nella seconda lettura l’apostolo Giovanni ci ricorda una grande realtà noi siamo figli di Dio e per questo dobbiamo amarci come fratelli, noi formiamo, sulla terra, la grande famiglia di Dio.
Noi veniamo educati all'amore, anche nella più stretta accezione del termine che Giovanni ci presenta, nelle nostre famiglie. Se le nostre famiglie sono scuole di autentico amore tra tutti i loro componenti, l'educazione all'amore diventa quasi un fatto automatico e non ci peserà nulla se ogni cosa che facciamo la progettiamo e la eseguiamo nell'ottica dell'amore verso Dio e verso i fratelli.

Il vangelo ci riporta alla bellezza di questa unica ed irripetibile famiglia umana, nella quale è presente Gesù, il Figlio di Dio, ma anche la Vergine Maria e il padre adottivo di Gesù, San Giuseppe. Tre grandi icone che ci richiamano il senso più vero della famiglia cristiana ed il modo nella quale viverci da protagonisti, anche se ognuno ha una missione da compiere e un progetto di Dio da attuare progressivamente nel tempo.

In questo brano vediamo sottolineata da un lato la missione che Gesù è chiamato a svolgere e dall'altra la preoccupazione dei suoi genitori quando non lo trovano tra coloro che fanno ritorno da Gerusalemme dove erano andati a celebrare la Pasqua. L'angoscia appartiene a Maria e Giuseppe così come appartiene ad ogni mamma e ad ogni papà quando il figlio o la figlia cominciano a chiedere o a fare delle cose nelle quali difficilmente ci si può riconoscere chissà quante volte Maria e Giuseppe si son dati la colpa l'un l'altro per non aver badato a sufficienza a Gesù.

Maria e Giuseppe appaiono in questo brano genitori impreparati a vedere nei comportamenti di Gesù una prospettiva diversa. Eppure Gesù cresce in sapienza, età e grazia in questa famiglia, quel Figlio ha avuto modo di imparare anche attraverso genitori "impreparati", come a dirci che è possibile crescere anche in una casa, in una famiglia segnata dalla debolezza e dal limite.
E’ guardando a Giuseppe, Maria e Gesù che vogliamo trovare in loro una ispirazione per la vita delle nostre famiglie la festa odierna ci ricorda che la famiglia può diventare, con il contributo di tutti, luogo in cui si impara ad ascoltarsi, ad ospitare l'altro nella sua diversità, a rispettarsi senza pretendere di essere tutti uguali.
La famiglia si costruisce con la collaborazione di tutti i suoi membri, compiendo ciascuno le sue funzioni di padre, madre e figli. Se le funzioni o i ruoli si traspongono o si alterano, non si costruisce la famiglia. L'edificio della famiglia non si finisce mai di costruire, è un compito di tutta la vita. È un compito che esige il sacrificio degli uni e degli altri (sposi, genitori, figli) per rendersi scambievolmente tutti felici.


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