PARROCCHIA SAN GIOVANNI BATTISTA
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SOLENNITA' DI TUTTI I SANTI 30/10/2017

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

Parola del Signore

CPM-ITALIA Centri di Preparazione al Matrimonio (coppie - famiglie)
Commento su Ap. 7,2-4 1GV. 3,1-3 MT. 1-.12a

Festa di tutti i Santi. Una festa che offre subito un paradosso culturale ancora diffuso tra i cristiani per non dire tra i cattolici, ovvero sia considerare "pochi" i buoni cristiani, i veri cristiani, insomma coloro che possono fregiarsi del titolo di "Santi", e poi invece i testi biblici ci offrono una visione numerica dilatata di santi "il mio sangue, dice Gesù, è sparso per voi e per la moltitudine (Mt. 26,28), e ancora "Dopo ciò, apparve una moltitudine immensa che nessuno poteva contare di ogni nazione, razza, popolo e lingua" (Ap. 7, 9a).

Ricordo come durante il Convegno ecclesiale di Verona (1991), nella mitica Arena, durante la preghiera serale, furono esposti illuminati i volti dei Santi Patroni invocati in tutte le Diocesi italiane...spettacolare. Non era mai stata celebrata così comunitariamente una dimensione di Chiesa rappresentata dall'assemblea festosa dei santi.

Ma chi sono i Santi? Domanda più che legittima, soprattutto quando in diverse cerimonie religiose si invocano tutta una serie di Santi, più o meno emeriti sconosciuti, e che ci lasciano con il punto interrogativo ma chi è?

A questa domanda spesso, nel tempo, si è voluto dare una risposta indicando persone che della loro vita cristiana ne hanno fatto una esperienza di sublimità spirituale quasi, anzi senza quasi, ancestrale ed irraggiungibile niente di più sbagliato, perché santi, con o senza la S maiuscola, sono tutti coloro che semplicemente compiono il volere di Dio, e pertanto vivono costantemente nella "grazia" di Dio "Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, ed esserlo realmente in pienezza." (1Gv 3,1).

I cosiddetti "Santi" del calendario, che tanto amiamo perché in un certo senso ci danno un riconoscimento quasi fisico dell'esserci nel panorama della santità ecclesiale e che spesso consideriamo in termini sociologici, culturali e storici, sono semplicemente dei riferimenti di stile di vita improntata a una vita vissuta concretamente all'ombra delle "Beatitudini", le quali sono affermazioni, non benedizioni o esortazioni, di una realtà che già esiste, ma che ha bisogno di una Parola che la manifesti, e questa parola è Amore, è Cristo che si mette dalla parte dei "non pieni di sé", di coloro che non hanno appoggi sociali, degli ultimi.

Le Beatitudini, pur tracciando la strada della felicità spirituale ed umana, devono saperci inquietare con questo interrogativo presente in uno scritto di Raul Follerau, l'Apostolo dei lebbrosi

"Se Cristo domani, busserà alla mia porta, lo saprei riconoscere? Sarà come una volta, un uomo povero, certamente un uomo solo. Sarà forse un profugo, uno dei milioni di profughi con il passaporto dell'ONU. Uno di coloro che nessuno vuole e che vaga, vaga in questo deserto che è diventato il mondo."


Ecco, Rau Follerau ha saputo inquietarsi incontrando Cristo nelle carni piagate dei lebbrosi, e, dalla sua santità fatta di misericordia verso gli ultimi, ci passa questa sua domanda "Se Cristo domani..."


Riflessioni

- Come singolo e cristiano mi fermo alla pura ritualità calendaristica per ricordarmi del mio impegno cristiano di vivere in santità?

- Come coppia o famiglia sappiamo donarci reciprocamente nella Beatitudine della mitezza sapendoci accettare e perdonare con misericordia?

- Come Comunità o Chiesa sappiamo vivere la santità non solo liturgicamente, ma soprattutto con atti concreti di solidarietà e di accompagnamento verso i "nuovi lebbrosi" della nostra società scristianizzata?


Famiglia Maria Grazia e Claudio Righi - Cpm di Pisa

 



XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A) 27/10/2017

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?».
Gli rispose «“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».
Parola del Signore

Omelia (29-10-2017)
padre Ermes Ronchi
Un cuore che ama il Signore si dilata per amare gli altri

Qual è, nella Legge, il grande comandamento? Lo sapevano tutti qual era secondo i rabbini d'Israele era il terzo, quello che prescrive di santificare il Sabato, perché anche Dio lo aveva osservato («e il settimo giorno si riposò», Genesi 2,2).
La risposta di Gesù, come al solito, spiazza e va oltre non cita nessuna delle dieci parole, colloca invece al cuore del suo Vangelo la stessa cosa che sta nel cuore della vita tu amerai, che è desiderio, attesa, profezia di felicità per ognuno.
Le leggi che reggono il mondo dello spirito e quelle che reggono la realtà vivente sono le stesse. Per questo «quando si riesce ad esprimere adeguatamente e con bellezza il Vangelo, sicuramente quel messaggio risponderà alle domande più profonde dei cuori» (Evangelii gaudium, 265). Nulla vi è di autenticamente umano che non trovi eco nel cuore di Dio.
Amerai, dice Gesù, usando un verbo al futuro, come una azione mai conclusa. Amare non è un dovere, ma una necessità per vivere.
Cosa devo fare, domani, per essere ancora vivo? Tu amerai.
Cosa farò anno dopo anno? Tu amerai.
E l'umanità, il suo destino, la sua storia? Solo questo l'uomo amerà.
Ed è detto tutto. Qui gettiamo uno sguardo sulla fede ultima di Gesù lui crede nell'amore, si fida dell'amore, fonda il mondo su di esso.
Amerai Dio con tutto il cuore. Non significa ama Dio esclusivamente e nessun altro, ma amalo senza mezze misure. E vedrai che resta del cuore, anzi cresce e si dilata, per amare il marito, il figlio, la moglie, l'amico, il povero. Dio non è geloso, non ruba il cuore, lo dilata.
Ama con tutta la mente. L'amore è intelligente se ami, capisci di più e prima, vai più a fondo e più lontano. Amo molto quel proverbio inglese che dice «clarity, charity» chiarezza, carità. La chiarezza si raggiunge percorrendo la via dell'amore (J. Tolentino).
Gli avevano domandato il comandamento grande e lui invece ne elenca due. La vera novità non consiste nell'avere aggiunto l'amore del prossimo, era un precetto ben noto della legge antica, ma nel fatto che le due parole insieme, Dio e prossimo, fanno una sola parola, un unico comandamento. Dice infatti il secondo è simile al primo. Amerai l'uomo è simile ad amerai Dio. Il prossimo è simile a Dio, il fratello ha volto e voce e cuore simili a Dio. Il suo grido è da ascoltare come fosse parola di Dio, il suo volto come una pagina del libro sacro.
Amerai il tuo prossimo come ami te stesso. Ed è quasi un terzo comandamento sempre dimenticato ama te stesso, amati come un prodigio della mano di Dio, scintilla divina. Se non ami te stesso, non sarai capace di amare nessuno, saprai solo prendere e accumulare, fuggire o violare, senza gioia né intelligenza né stupore.

 



XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A) 10/10/2017

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse
«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.
Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine Dite agli invitati “Ecco, ho preparato il mio pranzo i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.
Poi disse ai suoi servi “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali.
Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre là sarà pianto e stridore di denti”.
Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

Parola del Signore.

Omelia (15-10-2017)
CPM-ITALIA Centri di Preparazione al Matrimonio (coppie - famiglie)
Commento su Is 25,6-10a Sal 22 Fil 4,12-14.19-20 Mt 22,1-14

La liturgia d domenica scorsa ci ricordava, attraverso le parole del profeta Isaia, il difficile rapporto che è sempre esistito fra il Signore e il suo amato popolo. Il popolo è paragonato ad una vigna e il Signore è il vignaiolo.

Un uomo possedeva un terreno, lo curò, lo attrezzò al fine di farne una vigna eccellente, vi mise vitigni pregiati, vi inserì un torchio ed una torre e poi lo diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.

Quella vigna non diede i frutti sperati ed il vignaiolo la abbandonò. E Il Signore ricorda che spesso dei frutti del nostro lavoro ne beneficeranno altri.

Il Signore ci ha scelti per portare frutti, ma perché questo sia possibile è necessario che il cristiano sia inserito nella vita del Cristo attraverso la fede.

La liturgia di questa domenica ci presenta un re che fa una festa di nozze per il figlio. Alla festa vengono invitati i privilegiati, ma questi non accolgono l'invito perché occupati in altri lavori. Vengono allora invitati alle nozze tutti coloro che si trovano per strada a condizione che abbiano la veste candida.

Gesù presenta la salvezza come un banchetto di nozze a cui tutti possono partecipare devono però avere il desiderio di tenere lontano il peccato.


La prima lettura tratta dal profeta Isaia annuncia che alla fine del mondo il Signore convocherà tutti i popoli della terra per un banchetto e annunzierà che non esisterà più la morte e la sofferenza.

Ai nostri occhi apparirà un banchetto preparato su un alto monte, contenente tutte le prelibatezze che gradiamo in vita. Allora il Signore su quel monte strapperà il velo che impediva di vedere e i popoli riconosceranno il Dio nel quale hanno sperato e creduto. Riconoscere il Signore sarà avere finalmente la pace promessa.

Oggi viviamo le nostre giornate con la speranza di poter avere un giorno questa pace, ce ne ricordiamo nei momenti difficili della nostra vita,. La certezza di un domani vissuto alla presenza del Signore ci dona la forza per continuare il cammino incominciato?


Con il ritornello del salmo responsoriale, tratto dal salmo 22/23, ?Abiterò per sempre nella casa del Signore? il salmista vuole ricordare l'amore di Dio per il suo popolo attraverso l'immagine del pastore e dell'ospitalità.

I versetti ricordano il bellissimo e significativo canto che spesso si ascolta nelle assemblee domenicali. Sono versetti che consolano il credente, nella certezza che con il Signore la vita può essere vissuta senza temere alcun male, perché lui è con noi sempre.


Nella seconda lettura, tratta dalla lettera ai Filippesi, l'apostolo Paolo ringrazia i fratelli cristiani di Filippi che hanno partecipato alle sue tribolazioni, la ricompensa verrà loro data dal Signore nostro Gesù Cristo. Ringrazia per la loro partecipazione, anche se lui ha ormai la forza che gli viene dal Cristo per affrontare la fame, il duro lavoro, la povertà, l'abbondanza, la sobrietà.

Anche noi dovremmo essere capaci di partecipare e condividere le negatività che accadono ai nostri fratelli nella fede, siano essi parenti o amici o persone vicine, affinché attraverso la solidarietà trovino la forza per riprendere coraggio e ritrovare la strada giusta.


L'apostolo Matteo, in questa domenica, ci ricorda che il Signore paragona il regno dei cieli ad una festa di nozze che un re predispone per il figlio alla festa vengono invitati i capi degli israeliti, ma questi non accolgono l'invito portando delle scuse. Sono allora invitati i pagani, buoni e cattivi, purché abbiano l'abito nuziale, cioè l'impegno alla conversione.

Il re entrò poi nella sala delle nozze per vedere i commensali e ne vide uno senza veste dato che questi, alla richiesta del motivo per cui fosse senza abito nuziale, non seppe rispondere, il re comandò ai suoi servi di legarlo e gettarlo fuori, poiché ?molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti?.

In questo brano di vangelo si possono considerare tre momenti importanti e diversi tra loro.

La prima immagine è la sala che appare già preparata per una grande festa in occasione delle nozze del figlio. Vengono chiamati personaggi importanti, ma questi non accettano l'invito perché presi dai loro affari e la sala resta vuota.

La seconda immagine è quella della strada, dove i servi trovano i partecipanti alla festa, personaggi buoni e cattivi, che accolgono l'invito e in poco tempo la sala si riempie.

Terza immagine la veste nuziale, cioè l'impegno dei partecipanti alla conversione, a tenere lontano dalla loro vita il peccato.

La parabola vuole ricordare ai cristiani il grande banchetto che Dio prepara per tutti gli uomini, per annunciare loro la salvezza spesso, però, questo banchetto resta deserto, perché oggi l'uomo è preso da molti affari, lavori, preoccupazioni, malattie, delusioni e proprio perché è infelice non ha il coraggio di partecipare alla festa preparata per lui.

Dio chiama alla festa tutti, buoni e cattivi, cerca l'uomo peccatore per farne un redento. Il suo compito è proprio questo aiutare l'uomo a cambiare, a scegliere la strada giusta, ad intraprendere un cammino di redenzione che lo porti alla felicità, nella speranza e nella certezza di incontrarLo alla fine della nostra vita.

La parabola finisce con un personaggio senza veste nuziale che viene legato e gettato fuori della sala, immagine di coloro che non ascoltano la parola del Signore egli chiama tutti, ma non tutti sono pronti a seguirlo.


Per la riflessione di coppia e di famiglia

- I momenti più importanti della nostra vita li viviamo spesso in comunità, seduti intorno alla tavola apparecchiata In quei momenti siamo disponibili a donare agli altri la gioia, la serenità e la felicità che sentiamo nel nostro cuore. Siamo sempre pronti a condividere questi momenti o preferiamo chiuderci nell'intimo della famiglia? Quali le motivazioni del desiderio di solitudine?

- Paolo ringrazia gli amici cristiani per aver condiviso con lui i momenti difficili. Siamo sempre disponibili a condividere con gli altri le difficoltà della vita o preferiamo far finta di niente per rispettare la privacy di ognuno?

- Viviamo nella certezza e nella speranza di poter partecipare a quel banchetto voluto da Dio per noi?

- Siamo consapevoli che il Signore non ci sceglie perché siamo buoni, ma ci sceglie per donarci la salvezza attraverso il perdono dei nostri peccati?

- Indossiamo la veste nuziale per convertirci?

 

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