PARROCCHIA SAN GIOVANNI BATTISTA
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S.S. Messa
ore 9:00 - 10:30 - 12:00 - 18:30.

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S.S. Messa: ore 19:00 a seguire Scuola di preghiera con Gesù eucarestia : ore 20:00

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S.S. Messa: ore 18:30

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XXXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A) 05/11/2011

Ai tempi di Gesù la sposa aspettava nella casa dei genitori l’arrivo dello sposo. Dopo il tramonto del sole, lo sposo arrivava con un corteo nuziale per portarla nella sua casa. Alcune damigelle seguivano la sposa. Diverse ragioni potevano causare il ritardo dello sposo come, per esempio, lunghi discorsi con i genitori della sposa sui doni e sulla dote. Il tirare in lungo le trattative era di buon auspicio. Ma non è lo stesso per le spose di cui si parla nel Vangelo di oggi. Qui si tratta infatti del ritorno di Cristo e tutto è riassunto nelle ultime parole “Vegliate, dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora”, cioè “Siate pronte per l’arrivo di Cristo”. Così la parabola delle vergini poteva cominciare con questa frase “Per il regno dei cieli accadrà come per le dieci vergini che uscirono, con le loro lampade, incontro allo sposo”. Agli occhi di Gesù, è saggio chi veglia, cioè chi pensa sempre, nel suo animo, al giorno del ritorno del Signore e all’ora della propria morte, chi vive ogni giorno nell’amicizia di Dio, nella grazia santificante, e chi si rialza subito se, per debolezza, cade. Allora “Vegliate”, perché nessuno, all’infuori di Dio, conosce il giorno e l’ora.

Vangelo


Mt 25,1-13
Ecco lo sposo! Andategli incontro!



In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola
«Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono.
A mezzanotte si alzò un grido “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero “No, perché non venga a mancare a noi e a voi andate piuttosto dai venditori e compratevene”.
Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose “In verità io vi dico non vi conosco”.
Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».

Parola del Signore



 



TENDI LA TUA MANO, LUI L'AFFERRERÀ. 02/11/2011

Ci sono ore in cui il riposo è necessario per il nostro corpo, e quelle stesse ore, spesso sono come il ricercare la Pace del proprio corpo e della propria mente, ma in quelle stesse ore, oltre a socchiudere gli occhi, nella nostra mente affiorano pensieri che tentiamo e cerchiamo di poter risolvere con la propria ragione umana, e spesso proprio per questo ragionamento da umani, non riusciamo a risolvere nulla, perché ci manca il fattore fondamentale e cioè il completo "Affidamento a Dio", perché quando ci saremo affidati completamente a lui, i tanti problemi e le tante preoccupazioni appariranno ai nostri occhi, come piccole cose, perché Dio è come un vento che può sbriciolare anche le più grandi montagne che ci ritroviamo d'innanzi.

Giovanni Paolo II, diceva "Non Abbiate paura, Aprite, anzi Spalancate le porte a Cristo", questo è un invito per tutti noi, per un affidamento totale nelle mani di Cristo, che sono state inchiodate per noi, e se lui che si è lasciato inchiodare le mani per salvarci, cosa farà di noi che ci affidiamo completamente nelle sue sante mani?.

In lui noi troveremo tutto quello di cui abbiamo maggiore bisogno, e i mille pensieri che ci affliggono, diventeranno un unico dolce pensiero per la nostra mente "GESU'".

Affidiamoci completamente a Dio a nostro Signore Gesù Cristo e al Santo Spirito, affinchè le montagne che ci sono d'innanzi, diventino polvere di sabbia.

Michele Pressano

 



XXXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A) 29/10/2011

Che cosa significa essere cristiano?
Andare a Messa, battezzare i propri figli, fare la comunione a Pasqua, rispettare i comandamenti?
Nel Vangelo di oggi, Cristo svela la falsità della religiosità dei farisei servendosi dell’esempio dei sacerdoti dell’Antico Testamento “Quanto vi dicono, fatelo e osservatelo ma non fate secondo le loro opere, perché dicono e non fanno”.
Viene da pensare ai genitori e agli educatori non basta parlare o insegnare, bisogna dare il buon esempio. Quante volte un padre alcolizzato, una madre negligente o degli educatori poco adatti avviano i bambini alla menzogna?
Quello che dovrebbe essere il comportamento del vero cristiano appare nell’insegnamento di san Paolo ai Tessalonicesi. Chiamato da Cristo sulla via di Damasco, san Paolo scoprì, per un’improvvisa folgorazione, tutto il mistero di Cristo e capì che l’essere cristiano consiste nello spirito di apostolato. Egli stesso, pieno dello Spirito di Cristo risorto, lo trasmise agli altri.
Essere cristiani vuol dire questo non tanto rispettare ciecamente delle formule o dei precetti, ma donare Cristo agli altri, mediante una vita cristiana onesta, perché, grazie all’apostolato della preghiera, della sofferenza e delle opere, il cristiano possa divenire una forza vivente del Vangelo di Cristo.
Questo è l’insegnamento di Gesù ed è così che deve vivere chi vuole essere cristiano.


Vangelo


Mt 23,1-12
Dicono e non fanno.

In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo
«Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito.
Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente allargano i loro filattèri e allungano le frange si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente.
Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo.
Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato».

Parola del Signore




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