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XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A) GIORNATA MONDIALE DEI POVERI 17/11/2017

PER LA GIORNATA MONDIALE DEI POVERI, VOLUTA FORTEMENTE DA PAPA FRANCESCO, LA NOSTRA COMUNITA'PARROCCHIALE SI E' ATTIVATA CON UNA VENDITA DI DOLCI E UNA LOTTERIA DI BENEFICENZA.


+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola
«Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno poi partì.
Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone.
Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro.
Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo “Signore, mi hai consegnato cinque talenti ecco, ne ho guadagnati altri cinque”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto prendi parte alla gioia del tuo padrone”.
Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse “Signore, mi hai consegnato due talenti ecco, ne ho guadagnati altri due”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto prendi parte alla gioia del tuo padrone”.
Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra ecco ciò che è tuo”.
Il padrone gli rispose “Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre là sarà pianto e stridore di denti”».

Parola del Signore.

I testi proposti nella XXXIII domenica del Tempo Ordinario calzano a pennello con l'attuale momento di difficoltà sociale e lavorativa, ma soprattutto di responsabilità, sia in termini sociali complessivi che in termini di famiglia.

In una epoca in cui tutto è relazionato a "do ut des", per cui ognuno si muove nella logica del proprio fare rispetto a un ritorno (legittimo) a proprio favore, quasi mai disinteressato.

Se nella XXI domenica il "rendere" era un rendere diciamo alla pari, in questa domenica il rendere è un rendere che implica una azione di più quella di rendere di più di quello che si è avuto, ma soprattutto rendere gratuitamente e secondo le proprie capacità.

E qui sta tutta la questione le proprie capacità che purtroppo oggi non sono funzionali all'appagamento buono della propria persona, ma solo in funzione dell'esigenza di dare una risposta alla richiesta del mercato socio-relazionale ed economico.

E questo vale per la propria capacità di comprendere quello che si può mettere in gioco di noi stessi, coscienti che Dio non chiede mai di più di quello che ognuno può dare, a differenza dell'Uomo che spesso chiede e pretende più di quello che è possibile dare.

Lavoro, responsabilità, fedeltà nascono con l'Uomo, così come la Genesi ci propone.
A fronte di una concessione di ogni bene all'Uomo e di fedeltà a Dio, l'uomo non trova di meglio che mancare alla sua responsabilità di saper accettare una limitazione ai suoi beni... e la conseguenza tutti la ben conosciamo "in sudore vultus tui vesceris pane".

Ma se però sappiamo dare un valore aggiunto alla fatica del lavoro, quale l'amore, la responsabilità, il bene comune, allora anche la fatica del lavoro, del rendere a qualcuno qualcosa di più di quello che abbiamo avuto, diventa un momento di liberazione e di gioia personale e sociale.

Noi non dobbiamo limitarci a sopravvivere, ma dobbiamo puntare in alto.

Dio ci affida i talenti che sono la famiglia, i figli, la moglie, il marito, l'impegno educativo, il lavoro, la vita sociale, la vita relazionale, la vita morale e spirituale, l'impegno nella Chiesa e nella comunità di appartenenza, perché ce li affida non per farci portare un "peso" oltre misura, ma come un dono, una grazia, una opportunità.

Egli ci affida sin dalla nostra nascita la nostra responsabilità di cristiani, di battezzati e di testimoni del vangelo, da vivere fino in fondo con coerenza nella realtà quotidiana di ognuno di noi.

Certo, siamo perfettamente consapevoli della caducità e temporaneità della nostra Vita, e questo porta al grosso rischio di pensare ed agire in uno stato di provvisorietà, relativismo e liquidità comportamentale.

E questa è la grande tentazione satanica di ogni epoca, tanto più forte oggi in questa epoca così drammaticamente priva di punti di riferimento, tesa sempre più all'intimismo e anche al nichilismo.

Un po' come il terzo servo che frenato dalle paure non ha il coraggio di "investire" in sé, si lascia condizionare dalla paura, dai pregiudizi, dai condizionamenti che non gli permettono di vere un "futuro" alla sua vita.

E così non vuole sporcarsi le mani, ha paura di compromettersi o di sbagliare, non vuole rischiare, si chiude, si nasconde nell'anonimato omologando la sua identità cristiana al vivere e al conformarsi al mando. E' colui che dice "Non faccio male a nessuno, cosa vuole Dio da me?"

E allora è bello ripensare all'immagine di quella donna del libro dei proverbi, che è immagine semplice ma concreta dell'attenzione alla persona sia nella intimità della famiglia che nella realtà che la circonda.

Essa richiama la fedeltà relazionale e coniugale, l'impegno nel suo lavoro domestico ma che ha anche un risvolto verso l'esterno, la responsabilità verso il prossimo aprendo la sua mano alle esigenze di carità verso la società e infine la fiducia e la lode a Colui che le sa essere riconoscente per il frutto delle sue mani.

Concludendo, possiamo dire che il compito che Dio ci affida non è quello di essere perfetti, ma semplicemente di vivere fino in fondo, di accettare il rischio della Vita senza sprecarla e senza nemmeno preoccuparci di non farci del male.

Sposarsi, mettere al mondo la vita, educarla alla fede, iniziare una attività lavorativa e familiare, tutto questo è rischioso.

Credere, pregare, testimoniare, amare, perdonare, anche questo è rischioso in una società che non riesce più a comprendere certi valori forse bisognerebbe riconoscere che oggi è alta la possibilità di sbagliare, alla luce di tanti matrimoni falliti, di figli che fanno scelte opposte a quanto si pensava, ma anche seppellire i propri talenti pensando che questi portino frutto da soli è forse più rischioso e ingenuo.

Le nostre capacità, la nostra Vita, il nostro agire, come singoli, come coppia, come famiglia, come comunità sono una responsabilità, ma anche dono e compiti che un giorno dovremo "rendere" a Dio, il quale non dimentichiamocelo non ci avrà chiesto cose straordinarie, ma solo di aver vissuto fino in fondo la nostra Vita.

Riflessioni

- Come soggetto umano unico a cui Dio ha donato alcune capacità con cui vivere fino in fondo la propria vita, quanto voglio rischiare di essere come il terzo servo?
- Come coppia, a cui Dio ha affidato il talento dell'impegno di creare un nuovo soggetto comunitario chiamato famiglia, quanto siamo disponibili ad affidarci alla sua Parola per costruire una vita insieme nella fiducia reciproca?
- La mia Famiglia, secondo le proprie capacità, è strumento per agire concretamente nei diversi servizi a favore del prossimo?

 
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