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XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A) 10/10/2017

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse
«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.
Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine Dite agli invitati “Ecco, ho preparato il mio pranzo i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.
Poi disse ai suoi servi “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali.
Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre là sarà pianto e stridore di denti”.
Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

Parola del Signore.

Omelia (15-10-2017)
CPM-ITALIA Centri di Preparazione al Matrimonio (coppie - famiglie)
Commento su Is 25,6-10a Sal 22 Fil 4,12-14.19-20 Mt 22,1-14

La liturgia d domenica scorsa ci ricordava, attraverso le parole del profeta Isaia, il difficile rapporto che è sempre esistito fra il Signore e il suo amato popolo. Il popolo è paragonato ad una vigna e il Signore è il vignaiolo.

Un uomo possedeva un terreno, lo curò, lo attrezzò al fine di farne una vigna eccellente, vi mise vitigni pregiati, vi inserì un torchio ed una torre e poi lo diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.

Quella vigna non diede i frutti sperati ed il vignaiolo la abbandonò. E Il Signore ricorda che spesso dei frutti del nostro lavoro ne beneficeranno altri.

Il Signore ci ha scelti per portare frutti, ma perché questo sia possibile è necessario che il cristiano sia inserito nella vita del Cristo attraverso la fede.

La liturgia di questa domenica ci presenta un re che fa una festa di nozze per il figlio. Alla festa vengono invitati i privilegiati, ma questi non accolgono l'invito perché occupati in altri lavori. Vengono allora invitati alle nozze tutti coloro che si trovano per strada a condizione che abbiano la veste candida.

Gesù presenta la salvezza come un banchetto di nozze a cui tutti possono partecipare devono però avere il desiderio di tenere lontano il peccato.


La prima lettura tratta dal profeta Isaia annuncia che alla fine del mondo il Signore convocherà tutti i popoli della terra per un banchetto e annunzierà che non esisterà più la morte e la sofferenza.

Ai nostri occhi apparirà un banchetto preparato su un alto monte, contenente tutte le prelibatezze che gradiamo in vita. Allora il Signore su quel monte strapperà il velo che impediva di vedere e i popoli riconosceranno il Dio nel quale hanno sperato e creduto. Riconoscere il Signore sarà avere finalmente la pace promessa.

Oggi viviamo le nostre giornate con la speranza di poter avere un giorno questa pace, ce ne ricordiamo nei momenti difficili della nostra vita,. La certezza di un domani vissuto alla presenza del Signore ci dona la forza per continuare il cammino incominciato?


Con il ritornello del salmo responsoriale, tratto dal salmo 22/23, ?Abiterò per sempre nella casa del Signore? il salmista vuole ricordare l'amore di Dio per il suo popolo attraverso l'immagine del pastore e dell'ospitalità.

I versetti ricordano il bellissimo e significativo canto che spesso si ascolta nelle assemblee domenicali. Sono versetti che consolano il credente, nella certezza che con il Signore la vita può essere vissuta senza temere alcun male, perché lui è con noi sempre.


Nella seconda lettura, tratta dalla lettera ai Filippesi, l'apostolo Paolo ringrazia i fratelli cristiani di Filippi che hanno partecipato alle sue tribolazioni, la ricompensa verrà loro data dal Signore nostro Gesù Cristo. Ringrazia per la loro partecipazione, anche se lui ha ormai la forza che gli viene dal Cristo per affrontare la fame, il duro lavoro, la povertà, l'abbondanza, la sobrietà.

Anche noi dovremmo essere capaci di partecipare e condividere le negatività che accadono ai nostri fratelli nella fede, siano essi parenti o amici o persone vicine, affinché attraverso la solidarietà trovino la forza per riprendere coraggio e ritrovare la strada giusta.


L'apostolo Matteo, in questa domenica, ci ricorda che il Signore paragona il regno dei cieli ad una festa di nozze che un re predispone per il figlio alla festa vengono invitati i capi degli israeliti, ma questi non accolgono l'invito portando delle scuse. Sono allora invitati i pagani, buoni e cattivi, purché abbiano l'abito nuziale, cioè l'impegno alla conversione.

Il re entrò poi nella sala delle nozze per vedere i commensali e ne vide uno senza veste dato che questi, alla richiesta del motivo per cui fosse senza abito nuziale, non seppe rispondere, il re comandò ai suoi servi di legarlo e gettarlo fuori, poiché ?molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti?.

In questo brano di vangelo si possono considerare tre momenti importanti e diversi tra loro.

La prima immagine è la sala che appare già preparata per una grande festa in occasione delle nozze del figlio. Vengono chiamati personaggi importanti, ma questi non accettano l'invito perché presi dai loro affari e la sala resta vuota.

La seconda immagine è quella della strada, dove i servi trovano i partecipanti alla festa, personaggi buoni e cattivi, che accolgono l'invito e in poco tempo la sala si riempie.

Terza immagine la veste nuziale, cioè l'impegno dei partecipanti alla conversione, a tenere lontano dalla loro vita il peccato.

La parabola vuole ricordare ai cristiani il grande banchetto che Dio prepara per tutti gli uomini, per annunciare loro la salvezza spesso, però, questo banchetto resta deserto, perché oggi l'uomo è preso da molti affari, lavori, preoccupazioni, malattie, delusioni e proprio perché è infelice non ha il coraggio di partecipare alla festa preparata per lui.

Dio chiama alla festa tutti, buoni e cattivi, cerca l'uomo peccatore per farne un redento. Il suo compito è proprio questo aiutare l'uomo a cambiare, a scegliere la strada giusta, ad intraprendere un cammino di redenzione che lo porti alla felicità, nella speranza e nella certezza di incontrarLo alla fine della nostra vita.

La parabola finisce con un personaggio senza veste nuziale che viene legato e gettato fuori della sala, immagine di coloro che non ascoltano la parola del Signore egli chiama tutti, ma non tutti sono pronti a seguirlo.


Per la riflessione di coppia e di famiglia

- I momenti più importanti della nostra vita li viviamo spesso in comunità, seduti intorno alla tavola apparecchiata In quei momenti siamo disponibili a donare agli altri la gioia, la serenità e la felicità che sentiamo nel nostro cuore. Siamo sempre pronti a condividere questi momenti o preferiamo chiuderci nell'intimo della famiglia? Quali le motivazioni del desiderio di solitudine?

- Paolo ringrazia gli amici cristiani per aver condiviso con lui i momenti difficili. Siamo sempre disponibili a condividere con gli altri le difficoltà della vita o preferiamo far finta di niente per rispettare la privacy di ognuno?

- Viviamo nella certezza e nella speranza di poter partecipare a quel banchetto voluto da Dio per noi?

- Siamo consapevoli che il Signore non ci sceglie perché siamo buoni, ma ci sceglie per donarci la salvezza attraverso il perdono dei nostri peccati?

- Indossiamo la veste nuziale per convertirci?

 



XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO A • COLORE LITURGICO: VERDE • IS 5, 1-7; SAL.79; FIL 4, 6-9; MT 21, 33-43 06/10/2017

Mt 21, 33-43
Dal Vangelo secondo Matteo
33Ascoltate un’altra parabola c’era un uomo che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. 34Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. 35Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. 36Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. 37Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo “Avranno rispetto per mio figlio!”. 38Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. 39Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. 40Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?». 41Gli risposero «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo». 42E Gesù disse loro «Non avete mai letto nelle Scritture La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi? 43Perciò io vi dico a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti.
C Parola del Signore.
A Lode a Te o Cristo.
Più forte dei tradimenti, il progetto di Dio è vino di festa
padre Ermes Ronchi
Gesù amava le vigne, doveva conoscerle molto bene e deve averci anche lavorato. Le osservava con occhi d’amore e nascevano parabole, ben sei sono riferite dai Vangeli. Ha adottato la vite come proprio simbolo (io sono la vite e voi i tralci, Gv 15,5) e al Padre ha dato nome e figura di vignaiolo (Gv 15,1). Lanza del Vasto ha intitolato un suo libro con questa immagine visionaria L’arca aveva una vigna per vela. L’arca della nostra storia, quella che salva l’umanità, l’arca che galleggia sulle acque di questi ininterrotti diluvi e li attraversa, è sospinta da una vela che è Cristo-vite, della quale noi tutti siamo tralci. Insieme catturiamo il vento di Dio, il vento del futuro. Noi la vela, Dio il vento.
Ma oggi Gesù racconta di una vigna con una vendemmia di sangue e tradimento. La parabola è trasparente. La vigna è Israele, siamo noi, sono io tutti insieme speranza e delusione di Dio, fino alle ultime parole dei vignaioli, insensate e brutali «Costui è l’erede, venite, uccidiamolo e avremo noi l’eredità!».
Il movente è avere, possedere, prendere, accumulare. Questa ubriacatura per il potere e il denaro è l’origine delle vendemmie di sangue della terra, «radice di tutti i mali» (1Tm 6,10).
Eppure come è confortante vedere che Dio non si arrende, non è mai a corto di meraviglie e ricomincia dopo ogni tradimento ad assediare di nuovo il cuore, con altri profeti, con nuovi servitori, con il figlio e, infine, anche con le pietre scartate. Conclude la parabola «Che cosa farà il Padrone della vigna dopo l’uccisione del Figlio?» La soluzione proposta dai giudei è logica, una vendetta esemplare e poi nuovi contadini, che paghino il dovuto al padrone. Gesù non è d’accordo, Dio non spreca la sua eternità in vendette. E infatti introduce la novità propria del Vangelo la storia perenne dell’amore e del tradimento tra uomo e Dio non si conclude con un fallimento, ma con una vigna nuova.
«Il regno di Dio sarà dato a un popolo che ne produca i frutti». E c’è un grande conforto in queste parole. I miei dubbi, i miei peccati, il mio campo sterile non bastano a interrompere la storia di Dio. Il suo progetto, che è un vino di festa per il mondo, è più forte dei miei tradimenti, e avanza nonostante tutte le forze contrarie, la vigna fiorirà.
Ciò che Dio si aspetta non è il tributo finalmente pagato o la pena scontata, ma una vigna che non maturi più grappoli rossi di sangue e amari di tristezza, bensì grappoli caldi di sole e dolci di miele una storia che non sia guerra di possessi, battaglie di potere, ma produca una vendemmia di bontà, un frutto di giustizia, grappoli di onestà e, forse, perfino acini o gocce di Dio tra noi.


 



XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A) 19/09/2017

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola
«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro “Andate anche voi nella vigna quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro “Andate anche voi nella vigna”.
Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore “Chiama i lavoratori e dai loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”.
Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».

Parola del Signore

padre Ermes Ronchi

La giustizia di Dio è dare a ciascuno il meglio

Per tre domeniche di seguito Gesù ci rac­conta parabole di vigne. È una delle im­magini che ama di più, al punto che arri­va a definire se stesso come vite e noi come tral­ci, per dire che il progetto di Dio per il mondo, sua vigna, è una vendemmia profumata, un vino di fe­sta, una promessa di felicità.
Il proprietario terriero esce di casa all'alba, si re­ca sulla piazza del paese e assolda operai per la sua vigna c'è un lavoro da compiere, molto lavoro, al punto che esce ancora per altre quattro volte e o­gni volta assume nuovi operai. A questo punto però qualcosa non torna che senso ha assumere lavoratori quando manca un'ora soltanto al tra­monto? Il tempo di arrivare alla vigna, di prende­re gli ordini dal fattore, e sarà subito sera. Di qua­le utilità saranno, a quanto potrà ammontare la giusta paga?
Allora nasce il sospetto che il padrone non assu­ma operai per le necessità della sua azienda, ma per un altro motivo. Nessuno ha pensato a questi ultimi, allora ci penserà lui, non per il suo ma per il loro interesse, preoccupandosi non dei suoi af­fari, ma del loro bisogno non lavorare significa infatti non mangiare.
Questo padrone spiazza di nuovo tutti al mo­mento della paga gli ultimi sono pagati per pri­mi, e ricevono per un'ora sola di lavoro la paga di un giorno intero. Non è una paga, ma un regalo.
Mi commuove il Dio presentato da Gesù, un Dio che con quel denaro, che giunge insperato e benedetto a quattro quinti dei lavoratori, intende a­limentare le loro vite e le loro famiglie. È il Dio del­la bontà senza perché, vertigine nei normali pen­sieri, che trasgredisce tutte le regole dell'economia, che sa ancora saziarci di sorprese.
Nessun padrone farebbe così. Ma Dio non è un pa­drone, neanche il migliore dei padroni. Dio non è il contabile del cosmo. Un Dio ragioniere non converte nessuno. Quel denaro regalato ha lo sco­po di assicurare il pane per oggi e la speranza per domani a tutte le case.
Gli operai della prima ora quando ricevono il de­naro pattuito, sono delusi non è giusto, dicono, noi meritiamo di più degli altri. Ma il padrone A­mico, non ti faccio torto. Il padrone non è stato ingiusto, ma generoso. Non toglie nulla ai primi, aggiunge agli altri. E lancia tutti in un'avventura sconosciuta quella della bontà. Che non è giusta, è oltre, è molto di più.
La giustizia umana è dare a ciascuno il suo, quel­la di Dio è dare a ciascuno il meglio. L'uomo ra­giona per equivalenza, Dio per eccedenza (Card. Martini). Il perché di questa eccedenza, che mi riempie di speranza, sta in evidenti ragioni d'a­more, che non cerca mai il proprio interesse (1Cor 13,5), e che mi sorprenderà, alla sera della mia vi­ta, come un dolcissimo regalo.

 

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