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INCONTRO ORE 19 CON IL PADRE GENERALE DEI FRATI RINNOVATI 28/11/2017

INVITO VALIDO PER QUESTA SERA ORE 19 NELLA NS.PARROCCHIA
DONATI UN PO' DI TEMPO TUTTO PER TE.

 



XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A) GIORNATA MONDIALE DEI POVERI 17/11/2017

PER LA GIORNATA MONDIALE DEI POVERI, VOLUTA FORTEMENTE DA PAPA FRANCESCO, LA NOSTRA COMUNITA'PARROCCHIALE SI E' ATTIVATA CON UNA VENDITA DI DOLCI E UNA LOTTERIA DI BENEFICENZA.


+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola
«Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno poi partì.
Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone.
Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro.
Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo “Signore, mi hai consegnato cinque talenti ecco, ne ho guadagnati altri cinque”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto prendi parte alla gioia del tuo padrone”.
Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse “Signore, mi hai consegnato due talenti ecco, ne ho guadagnati altri due”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto prendi parte alla gioia del tuo padrone”.
Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra ecco ciò che è tuo”.
Il padrone gli rispose “Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre là sarà pianto e stridore di denti”».

Parola del Signore.

I testi proposti nella XXXIII domenica del Tempo Ordinario calzano a pennello con l'attuale momento di difficoltà sociale e lavorativa, ma soprattutto di responsabilità, sia in termini sociali complessivi che in termini di famiglia.

In una epoca in cui tutto è relazionato a "do ut des", per cui ognuno si muove nella logica del proprio fare rispetto a un ritorno (legittimo) a proprio favore, quasi mai disinteressato.

Se nella XXI domenica il "rendere" era un rendere diciamo alla pari, in questa domenica il rendere è un rendere che implica una azione di più quella di rendere di più di quello che si è avuto, ma soprattutto rendere gratuitamente e secondo le proprie capacità.

E qui sta tutta la questione le proprie capacità che purtroppo oggi non sono funzionali all'appagamento buono della propria persona, ma solo in funzione dell'esigenza di dare una risposta alla richiesta del mercato socio-relazionale ed economico.

E questo vale per la propria capacità di comprendere quello che si può mettere in gioco di noi stessi, coscienti che Dio non chiede mai di più di quello che ognuno può dare, a differenza dell'Uomo che spesso chiede e pretende più di quello che è possibile dare.

Lavoro, responsabilità, fedeltà nascono con l'Uomo, così come la Genesi ci propone.
A fronte di una concessione di ogni bene all'Uomo e di fedeltà a Dio, l'uomo non trova di meglio che mancare alla sua responsabilità di saper accettare una limitazione ai suoi beni... e la conseguenza tutti la ben conosciamo "in sudore vultus tui vesceris pane".

Ma se però sappiamo dare un valore aggiunto alla fatica del lavoro, quale l'amore, la responsabilità, il bene comune, allora anche la fatica del lavoro, del rendere a qualcuno qualcosa di più di quello che abbiamo avuto, diventa un momento di liberazione e di gioia personale e sociale.

Noi non dobbiamo limitarci a sopravvivere, ma dobbiamo puntare in alto.

Dio ci affida i talenti che sono la famiglia, i figli, la moglie, il marito, l'impegno educativo, il lavoro, la vita sociale, la vita relazionale, la vita morale e spirituale, l'impegno nella Chiesa e nella comunità di appartenenza, perché ce li affida non per farci portare un "peso" oltre misura, ma come un dono, una grazia, una opportunità.

Egli ci affida sin dalla nostra nascita la nostra responsabilità di cristiani, di battezzati e di testimoni del vangelo, da vivere fino in fondo con coerenza nella realtà quotidiana di ognuno di noi.

Certo, siamo perfettamente consapevoli della caducità e temporaneità della nostra Vita, e questo porta al grosso rischio di pensare ed agire in uno stato di provvisorietà, relativismo e liquidità comportamentale.

E questa è la grande tentazione satanica di ogni epoca, tanto più forte oggi in questa epoca così drammaticamente priva di punti di riferimento, tesa sempre più all'intimismo e anche al nichilismo.

Un po' come il terzo servo che frenato dalle paure non ha il coraggio di "investire" in sé, si lascia condizionare dalla paura, dai pregiudizi, dai condizionamenti che non gli permettono di vere un "futuro" alla sua vita.

E così non vuole sporcarsi le mani, ha paura di compromettersi o di sbagliare, non vuole rischiare, si chiude, si nasconde nell'anonimato omologando la sua identità cristiana al vivere e al conformarsi al mando. E' colui che dice "Non faccio male a nessuno, cosa vuole Dio da me?"

E allora è bello ripensare all'immagine di quella donna del libro dei proverbi, che è immagine semplice ma concreta dell'attenzione alla persona sia nella intimità della famiglia che nella realtà che la circonda.

Essa richiama la fedeltà relazionale e coniugale, l'impegno nel suo lavoro domestico ma che ha anche un risvolto verso l'esterno, la responsabilità verso il prossimo aprendo la sua mano alle esigenze di carità verso la società e infine la fiducia e la lode a Colui che le sa essere riconoscente per il frutto delle sue mani.

Concludendo, possiamo dire che il compito che Dio ci affida non è quello di essere perfetti, ma semplicemente di vivere fino in fondo, di accettare il rischio della Vita senza sprecarla e senza nemmeno preoccuparci di non farci del male.

Sposarsi, mettere al mondo la vita, educarla alla fede, iniziare una attività lavorativa e familiare, tutto questo è rischioso.

Credere, pregare, testimoniare, amare, perdonare, anche questo è rischioso in una società che non riesce più a comprendere certi valori forse bisognerebbe riconoscere che oggi è alta la possibilità di sbagliare, alla luce di tanti matrimoni falliti, di figli che fanno scelte opposte a quanto si pensava, ma anche seppellire i propri talenti pensando che questi portino frutto da soli è forse più rischioso e ingenuo.

Le nostre capacità, la nostra Vita, il nostro agire, come singoli, come coppia, come famiglia, come comunità sono una responsabilità, ma anche dono e compiti che un giorno dovremo "rendere" a Dio, il quale non dimentichiamocelo non ci avrà chiesto cose straordinarie, ma solo di aver vissuto fino in fondo la nostra Vita.

Riflessioni

- Come soggetto umano unico a cui Dio ha donato alcune capacità con cui vivere fino in fondo la propria vita, quanto voglio rischiare di essere come il terzo servo?
- Come coppia, a cui Dio ha affidato il talento dell'impegno di creare un nuovo soggetto comunitario chiamato famiglia, quanto siamo disponibili ad affidarci alla sua Parola per costruire una vita insieme nella fiducia reciproca?
- La mia Famiglia, secondo le proprie capacità, è strumento per agire concretamente nei diversi servizi a favore del prossimo?

 



XXXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A) 10/11/2017

Mt 25,1-13
Ecco lo sposo! Andategli incontro!

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola
«Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono.
A mezzanotte si alzò un grido “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero “No, perché non venga a mancare a noi e a voi andate piuttosto dai venditori e compratevene”.
Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose “In verità io vi dico non vi conosco”.
Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».
Parola del Signore

L'amore che Dio Padre ha per te, per te, per te... è più grande del cielo, del mare, del sole, dell'universo! E' cioè sempre"di più" di qualsiasi cosa che a noi sembra "la più grande".
Il Signore, infatti, ha cura di noi, ci protegge, ci educa, ci istruisce come il miglior papà e la migliore mamma del mondo e, cosa importantissima, non perde mai la pazienza!!!
Quante volte, nel vangelo, ci insegna lo stile di vita necessario per andare in Paradiso!
Le parabole in particolare ci parlano del Regno dei Cieli e ci spiegano come fare per "avere la cittadinanza" in quel luogo di felicità.
Anche il vangelo di oggi ce ne racconta una si parla di una festa di nozze, di dieci ragazze che aspettano l'arrivo dello sposo, di lampade, di olio... avete sentito?
Una volta le lampade funzionavano, appunto, con l'olio. Io ne ho una della mia nonna ha una forma circa come la lampada di Aladino ed è di peltro (una lega composta principalmente di stagno con l'aggiunta di qualche altro metallo in piccole quantità), ma ce n'erano di varie forme ed anche di altri materiali. La mia ha un beccuccio laterale dove si mette lo stoppino (è un cordoncino di cotone intrecciato). Questo cordoncino, immerso nella lampada, attinge l'olio e si imbeve tutto fino alla estremità superiore che sporge dalla lampada poi si accende lo stoppino e... la luce è fatta!
Tornando alla parabola, cinque ragazze avevano saggiamente e prudentemente pensato di prendersi dell'olio di scorta per la loro lampada non sapendo a che ora sarebbe arrivato lo sposo le altre cinque, no.
"Come mai?" direte voi. "E' logico che bisogna pensare che l'olio prima o poi finirà!". Credo che voi siate esperti in carburanti perché sentirete i vostri genitori dire che bisogna essere vigilanti con la benzina. Infatti, se vogliamo che l'automobile non si fermi, bisogna sempre stare attenti che il serbatoio non si svuoti!
Ma non c'è da meravigliarsi che ci siano state cinque ragazze sprovvedute...
Lo sposo è il Signore e le ragazze (o i ragazzi, o gli adulti) siamo noi, e potrebbe succedere anche a noi di non essere vigilanti abbastanza, di vederci chiudere la porta davanti e di sentirci rispondere dal Signore "Non ti conosco"! Per farci riconoscere dal Signore, infatti, ci vuole da parte nostra impegno e buona volontà.
Un giorno, non sappiamo quando, anche noi moriremo certamente succederà, ma non ci dobbiamo spaventare, non è una tragedia da evitare. Andare in Paradiso è una festa, un motivo di gioia! La Bibbia ci dice che Dio ci ha creati e siamo destinati a tornare a Lui. E' per questo che dobbiamo vigilare, stare pronti e impegnarci a fare il bene, perché ogni giorno che passa abbiamo a disposizione sempre meno tempo.
Ci sarà, tra di noi, chi sarà pronto ad aspettare il Signore con la lampada accesa e con la scorta di olio l'olio che alimenta questa luce è il nostro amore verso Dio e verso il prossimo, la nostra bontà, la nostra generosità, la nostra pazienza, la nostra misericordia, tutte le buone azioni che abbiamo compiuto.
Una volta finita la prima carica di olio, presto faremo a riempire di nuovo la lampada con le altre opere buone che abbiamo fatto durante la nostra vita, perché ce le siamo portate tutte con noi in tanti piccoli vasi! Anche se il Signore dovesse tardare tantissimo, anche se ci dovessimo addormentare (un momento di "fiacca", di scoraggiamento, di poca vigilanza capita a tutti, anche alle vergini sagge è successo), la nostra luce non si spegnerà mai o, al limite, la potremo riaccendere immediatamente ed entrare così nel suo Regno!
Certo è che se qualcuno di noi non avrà la scorta dell'olio la situazione cambia...
Come faremo ad alimentare la lampada affinché ci illumini la strada che ci porta a Dio? Inutile chiedere in prestito olio agli altri... si spegnerebbero le lampade di tutti. Nessuno può prendere il nostro posto. Il fatto che le vergini sagge non diano l'olio alle stolte non è segno di egoismo! Questo tipo di olio è un combustibile particolare che non si può donare. Ognuno, in vita, ha fatto la sua scorta personale che è e rimarrà solo sua, perché davanti al Signore dobbiamo rispondere personalmente e non possiamo farci sostituire non si può fare luce con le opere buone degli altri!
In questa parabola il Signore è molto severo, ma saggio, sincero e giusto ci dice le cose come stanno, non inganna nessuno, anzi, continua a ripetercele per farcele entrare bene in testa perché Lui ci ama così tanto che ci vuole tutti con sé.
Se volessimo riscrivere questa parabola adattata ai nostri giorni si potrebbe dire"Il Regno dei Cieli è simile a tanti cristiani che hanno a disposizione il Vangelo. Alcuni sono stolti perché si accontentano del nome di cristiano, del Battesimo ricevuto, di qualche Messa o poco più altri sono saggi e considerano il Vangelo un tesoro inestimabile per cui lo ascoltano e lo vivono ogni giorno".
Sapete bambini, fare scorta di questo olio non è difficile come sembra... Non occorre fare cose "straordinarie" per diventare santi, basta fare con amore le cose "ordinarie". Pensate alla vostra vita quotidiana, dal mattino quando vi svegliate alla sera quando andate a letto. Quanti piccoli atti d'amore fate? Il vostro comportamento corrisponde a quello che vuole Gesù da voi?
Se il Signore vi chiamasse ora, avete dei piccoli vasi di olio già pieni? Pensateci... se non ne avete nessuno cominciate da subito a mettere da parte questo olio speciale che un giorno vi porterà alla felicità eterna.
Dopo una vita semplice e serena, una donna morì e si trovò a far parte di una lunga e ordinatissima fila di persone che andavano verso il Signore. Man mano che si avvicinava alla mèta sentiva sempre più distintamente le Sue parole. Udì così che il Signore diceva ad uno"Tu mi hai soccorso quando ero ferito sull'autostrada e mi hai portato all'ospedale, entra nel mio Paradiso". Poi ad un altro"Tu hai fatto un prestito senza interessi ad una vedova, vieni a ricevere il premio eterno" E ancora"Tu hai fatto gratuitamente operazioni chirurgiche molto difficili, aiutandomi a ridare la speranza a molti, entra nel mio Regno". E così via. La povera donna venne presa dallo sgomento perché, per quanto si sforzasse, non ricordava di aver fatto in vita sua niente di eccezionale. Cercò di lasciare la fila per avere il tempo di pensare, ma non le fu possibile un angelo, sorridente ma deciso, non le permise di spostarsi. Col cuore che le batteva forte, arrivò davanti al Signore e subito si sentì avvolta dal suo sorriso.
Il Signore le disse "Tu hai stirato tutte le mie camicie con pazienza e amore. Entra nella mia felicità".

Commento a cura di Maria Teresa Visonà


 

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